Filosofia dell’Essere (10 lezioni a cura della Prof.ssa Mirella Lorenzini)

Filosofia dell’Essere

(10 lezioni a cura di Prof.ssa Mirella Lorenzini)

“Essere”… una parola elementare, fin troppo elementare! Ma che cosa voglio dire quando affermo che una certa cosa “è”? La filosofia dell’essere si propone di pensare l’essere, alla ricerca del fondamento della realtà.

IL CONTENUTO DEL CORSO

1. Essere o non essere? questo è il problema! Per scoprire l’intensità di questa nozione così basilare occorre avere uno sguardo “contemplativo”, capace di penetrare fino alla radice delle cose pur senza “farle a pezzi”. Si potrà vedere allora che questo termine “essere” si può usare in molti modi e, ogni volta, esprimerà qualcosa di simile e di diverso della realtà: è la scoperta dell’analogia.

2. L’unità: la solidità dell’essere. La nozione di “ente”, così povera a una prima osservazione, presenta invece peculiarità davvero uniche tanto che tradizionalmente è annoverata tra i trascendentali. Ci sono dunque nozioni che rimandano direttamente alla densità di ricchezza che è presente in ogni cosa, dalla più piccola alla più grande. La prima ricchezza che si presenta a uno sguardo attento è l’unità, una solidità che accompagna i gradi di perfezione dell’essere.

3. La verità: la luminosità dell’essere. Senza verità nessun uomo può vivere; eppure, quando si passa dalla vita alla teoria, non si riesce a trovare il modo per esprimere la verità sulla verità. Occorre distinguere alcuni aspetti essenziali del verum e le considerazioni relative alla verità nella conoscenza umana.

4. Il bene: la generosità dell’essere. Il trascendentale bonum è molto importante per il suo collegamento con la dimensione affettiva. Siamo tutti consapevoli che “buono” si può dire in tanti modi, così tanti che risulta quasi difficile vedere immediatamente ciò che li accomuna. Avere maggiore consapevolezza dei tanti volti del bene aiuta a gustare più a fondo la perfezione di cui siamo inondati.

5. La bellezza: lo splendore dell’essere. Con il trascendentale pulchrum chiudiamo in bellezza! Nulla sembra più soggettivo dell’apprezzamento della bellezza, eppure questa perfezione appartiene a tutti gli effetti ai volti dell’essere, dato che accompagna tutto ciò che può essere detto ente. Scoprire il significato profondo del bello è importante perché ci educa ad assumere uno sguardo contemplativo, lo sguardo meno “utile” e più indispensabile alla vita umana.

6. Essere e non essere nel mondo che muta. Per proseguire questo itinerario alla scoperta di ciò che abbiamo sempre sotto gli occhi, il reale, ma che non siamo abituati a guardare in presa diretta, abbiamo bisogno di predisporre alcuni strumenti. Primo fra tutti occorre familiarizzare con due nozioni fondamentali: atto e potenza.

7. L’alfabeto per “leggere” la realtà. Per leggere nel cuore delle cose che ci circondano, occorre scoprire i diversi modi in cui atto e potenza si declinano nel mondo del molteplice e del divenire, come ad esempio: sostanza e accidente, materia e forma, essenza ed esistenza.

8. Accorgimenti per guardare il sole. La filosofia dell’essere non ha solo il compito di guardare le realtà materiali, ma tutto l’essere e dunque anche ciò che, pur toccando i nostri sensi, li attraversa come in incognito. E’ allora indispensabile scoprire quante cose la nostra intelligenza può raggiungere in forza della sua connaturalità con l’essere. Ci riferiamo all’analisi dei primi principi a iniziare dal principio di identità e non contraddizione e dal principio di ragion d’essere.

9. Causalità o casualità? Uno dei principi più utilizzati e, allo stesso tempo, più incompresi è il principio di causalità. Questo principio è di fatto costantemente “chiamato in causa” nel nostro procedere razionale, sia in ambito scientifico che nelle conoscenze più quotidiane. Il concetto di “causa” non è messo in crisi neppure dal “caso”.

10. Il fine e la fine. Spesso il fine viene identificato con l’intenzione; in questo modo però viene messo in ombra il vero respiro della causa finale. Il fine è una causa che ha in sé una “forza” tutta particolare, tale da far muovere l’intero universo: il “fine” non sta “alla fine”. All’interno della causa finale possono essere fatte diverse distinzioni, utili a comprendere l’ampiezza e la profondità di questo principio.

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