ADOZIONE DIVINA (4, 4. 14)

(IV, 4) L’opinione di Fotino e la sua confutazione

Esaminando con diligenza le parole della Scrittura, è evidente che non hanno il senso che Fotino e altri attribuivano ad esse [, affermando che Cristo era soltanto figlio adottivo di Dio].          Salomone [Pr 8,4], nell’affermare (della Sapienza): «Non c’erano ancora gli abissi e io ero già stata concepita», mostra chiaramente che questa generazione si ebbe prima di tutti gli esseri corporei. Perciò il Figlio generato da Dio non può avere avuto il suo inizio da Maria […]. E ciò è ribadito in Gv 1,1: «In principio era il Verbo […], e il Verbo era Dio»; «Tutte le cose sono state fatte per mezzo di lui, e senza di lui nulla è stato fatto», il che non potrebbe essere vero se egli non fosse esistito prima dell’universo». Inoltre nella Sacra Scrittura vengono attribuite a Cristo due prerogative che competono solo a Dio, come la santificazione delle anime e il perdono dei peccati.

(IV, 5) L’opinione di Sabellio sul Figlio di Dio e la sua confutazione

I sabelliani affermavano che il Cristo Figlio di Dio e Dio Padre sono un unico Dio: non però nel senso che Dio possa dirsi Figlio per la sua natura e dall’eternità, ma per il fatto che acquistò la filiazione dal momento in cui nacque da Maria Vergine mediante il mistero dell’Incarnazione. In tal modo tutto quanto Gesù subì secondo la carne, essi lo attribuivano anche al Padre, p. es. che è Figlio della Vergine, che fu concepito e nacque da lei, che patì, morì, risuscitò, e tutte le altre cose che la Scrittura dice di Cristo in quanto uomo. I sabelliani venivano anche detti patripassiani, in quanto ritenevano che il Padre avesse subito la passione, essendo Cristo il Padre medesimo. Sono molti i testi biblici che si possono portare contro questa eresia. Per fare un solo esempio, Gesù dice [Gv 10,30]: «Io e il Padre siamo una cosa sola», quindi il Padre e il Figlio sono due soggetti distinti.

(IV, 6) L’opinione di Ario sul Figlio di Dio

Ario porta alle estreme conseguenze l’eresia del subordinazionismo, dicendo che il Verbo sarebbe una creatura, per quanto eccellente e superiore a ogni altra, così da essere chiamato Dio.

(IV, 7) Confutazione dell’opinione di Ario sul Figlio di Dio 

Se Cristo è vero Figlio, ne segue che è vero Dio, poiché il generato è della stessa natura del generante. L’Apostolo, in Fil 2, 6-7, dice che Cristo Gesù era «nella forma di Dio», il che significa che era nella natura divina, cioè era Dio. Ricordiamo le parole dell’apostolo Tommaso [Gv 20,28]: «Mio Signore e Mio Dio!».

(IV 8) Soluzione delle argomentazioni di Ario

La frase del Signore: «Il Padre è più grande di me» si riferisce alla natura umana. Il fatto che il Padre dà e il Figlio riceve non indica se non la generazione del Figlio. L’espressione poi che «il Figlio da sé non fare nulla» risulta chiara perché, dal momento che in Dio l’essere e l’agire si identificano, se egli agisse da sé, esisterebbe anche da sé, e quindi non sarebbe più Figlio.

(IV, 9) Soluzione delle argomentazioni di Fotino e di Sabellio

Il Padre e il Figlio sono l’unica essenza. Da ciò risulta chiaro che il Padre e il Figlio sono due persone distinte, e che il Padre è nel Figlio e il Figlio è nel Padre.

(IV, 10) Obiezioni contro la generazione e la processione divina

Essendo Dio immutabile, non si vede come possano esistere in lui la generazione e la processione, che sembrano indicare una certa mutazione. Se la generazione è una mutazione, ci deve essere un passaggio dalla potenza all’atto. Cosa impossibile, essendo Dio atto puro.

(IV, 11) In che senso esista in Dio la generazione, e le affermazioni della Scrittura sul Figlio di Dio

Il Verbo con il quale Dio intende se stesso procede da lui per natura. E poiché il Verbo, o Parola, di Dio ha la stessa natura di Dio che la dice, ed è la sua immagine, ne viene che questo processo naturale sia secondo la somiglianza in perfetta identità di natura. Ora, ciò è appunto quanto costituisce la generazione negli esseri viventi. Dunque il Verbo è veramente generato da Dio che lo pronuncia, o dice, e il suo procedere può essere denominato generazione, o nascita.

(IV, 12) In che senso il Figlio di Dio può essere detto Sapienza di Dio

Da quanto abbiamo detto risulta evidente che il Figlio di Dio è il Verbo, o pensiero di Dio che intende se stesso. Da ciò segue che il Verbo stesso di Dio, in quanto concepito con sapienza dalla mente divina, può essere detto propriamente «Sapienza concepita, o generata». Infatti l’Apostolo denomina Cristo «Sapienza di Dio» [1 Cor 1,24].

(IV, 13) In Dio non c’è che un unico Figlio

Dato che in Dio l’intellezione si identifica con l’essere, è necessario che il Verbo sia assolutamente unico, e quindi anche il Figlio.

(IV, 14) Soluzione delle obiezioni precedentemente addotte [c. 10] contro la generazione divina

Il Verbo interiore è concepito dal nostro intelletto senza mutamento e senza corruzione. La generazione del Verbo non comporta un passaggio dalla potenza all’atto.