AMORE, in Dio (1, 91.96; 3, 150)

(I, 91) In Dio c’è l’amore

È proprio dell’amore che chi ama voglia il bene dell’amato. Ora, Dio vuole sia il bene proprio che quello degli altri esseri [cf. cc. 74,75]. Quindi Dio ama se stesso e gli altri esseri. L’amore è il principio di ogni altro affetto. Infatti la gioia e il desiderio hanno per oggetto il bene amato; il timore e la tristezza riguardano il male contrastante il bene che si ama; e da questi sentimenti nascono tutti gli altri. Ora, in Dio si trova la gioia e il godimento, come abbiano spiegato [a. prec.]. Quindi in Dio c’è l’amore.

(I, 96) Dio non odia nulla

L’odio sta al male come l’amore sta al bene: poiché a coloro che amiamo vogliamo del bene, e a coloro che odiamo vogliamo del male. Perciò, siccome la volontà di Dio non può volgersi al male, come abbiamo visto sopra [c. 95], è impossibile che egli abbia in odio qualche cosa. Ciò che si riscontra in tutte le cause agenti di ordine naturale si deve riscontrare maggiormente nel primo agente. Ora, tutte queste cause amano a loro modo i propri effetti in quanto tali: i genitori, p. es., amano i figli, i poeti le loro poesie, gli artigiani i loro manufatti. Molto di più quindi si esclude l’odio da parte di Dio verso qualsiasi cosa, essendo egli la causa di tutti enti. E ciò è quanto di dice in Sap 17,25: «Tu ami tutte le cose esistenti, e non odi nulla di quanto hai creato».

(III, 150) Il predetto aiuto divino è detto grazia. Che cosa sia la grazia «gratum faciens», o santificante

Dato che l’aiuto divino concesso all’uomo previene ogni merito, come abbiamo appena visto [c. prec.], ne segue che tale aiuto è dato gratuitamente, ed era giusto che prendesse il nome di grazia. Rm 11,6: «Se è grazia non è dalle opere, altrimenti la grazia non è più grazia» […]. Questo aiuto però è chiamato grazia non solo perché è dato gratuitamente, ma anche perché rende l’uomo gradito (gratum) a Dio. Ora, è necessario che nell’uomo che ne è gratificato questa grazia sia qualcosa come una forma e una perfezione personale. Infatti: Ciò che è orientato a un fine è necessario che abbia un ordinamento continuo verso di esso […]. Dunque la grazia santificante è una forma o perfezione permanente dell’uomo, anche quando egli non agisce. La grazia di Dio è presentata dalla Scrittura come una luce. Ef 5,18: «Un tempo eravate tenebre, ma ora siete luce nel Signore». Ed è giusto che sia chiamata luce, ossia principio della visione, quella perfezione con la quale l’uomo viene condotto all’ultimo fine, che consiste nella visione di Dio. Viene così esclusa l’opinione di alcuni secondo i quali la grazia di Dio non porrebbe nulla nell’essere umano […]. Infatti l’amore divino causa il bene che ama in un altro; non sempre invece è così nell’amore umano.