AVICENNA (circa l’intelletto possibile) (2, 74-75)

(II, 74) L’opinione di Avicenna, secondo il quale nell’intelletto possibile non si conservano le specie intellegibili

Quanto è ricevuto, lo è alla maniera del ricevente. Ora, l’essere dell’intelletto possibile è più solido dell’essere della materia corporea. Quindi, dato che secondo Avicenna le forme che l’intelletto agente imprime nella materia corporea possono conservarsi in essa, tanto più potranno conservarsi nell’intelletto possibile. La conoscenza intellettiva è più perfetta di quella sensitiva. Ora, in quella sensitiva c’è qualcosa che conserva le cose conosciute, quindi a maggior ragione ci sarà nella conoscenza intellettiva.

(II, 75) Soluzione delle argomentazioni che sembrano dimostrare l’unicità dell’intelletto possibile

Risposta alla seconda argomentazione. Per avere un dato intelligibile unico non è necessario che la specie intelligibile sia unica per due soggetti intelligenti distinti […], ma basta che essa sia immagine dell’unica e identica cosa […]. Dunque la conoscenza universale dell’intelletto non esclude che le specie intelligibili siano diverse secondo i diversi soggetti. Risulta poi evidente la soluzione della terza argomentazione. L’affermazione che la scienza del discepolo è numericamente identica a quella del maestro è in parte vera e in parte falsa. È identica infatti per l’oggetto della conoscenza, ma non lo è né per le specie intelligibili con le quali si conosce, né per l’abito della scienza. E tuttavia non ne segue che il maestro causi la scienza nel discepolo come il fuoco genera il fuoco, poiché il modo in cui produce la natura non è identico a quello dell’arte. Il fuoco infatti genera il fuoco fisicamente, conducendo la materia dalla potenza all’atto della propria forma; il maestro invece causa la scienza del discepolo con i procedimenti dell’arte.