BEATITUDINE, di Dio (1, 100-102)

(I, 100) Dio è beato

La felicità, o beatitudine, è il bene proprio della natura intellettiva. Perciò, essendo Dio un essere intellettivo, avrà come suo bene proprio la beatitudine. Egli infatti non può trovarsi rispetto al bene proprio come colui che tende a un bene non ancora posseduto, essendo ciò proprio di una natura che si trova in moto e potenza, ma come chi ha già ottenuto il proprio bene. Quindi non solo desidera la beatitudine come noi, ma ne fruisce. Quindi è beato. Con la beatitudine si acquieta ogni desiderio: poiché possedendola non resta altro da desiderare, essendo essa l’ultimo fine. È quindi beato colui che è in rapporto perfetto con tutto ciò che può desiderare, per cui Boezio afferma che la beatitudine è lo «stato perfetto per la presenza di tutti i beni». Ora, la perfezione di Dio è tale che raccoglie in una certa quale semplicità ogni perfezione, come abbiamo visto [cc. 28 e 31]. Egli è quindi veramente beato.

(I, 101) Dio si identifica con la sua beatitudine

La beatitudine di Dio, come si è mostrato [c. prec.], è la sua attività intellettiva. Ora, sopra [c. 45] abbiamo anche visto che l’intendere di Dio è la sua sostanza. Quindi egli è la sua beatitudine. La beatitudine, essendo il fine ultimo, è la cosa che ciascuno, o fatto per averla, o avendola, vuole principalmente. Ora, sopra abbiamo visto [c. 74], che Dio vuole principalmente la sua essenza. Quindi la sua essenza è la beatitudine.

(I, 102) La beatitudine di Dio, perfetta e unica, supera ogni altra beatitudine

Quanto più un essere è vicino alla beatitudine, tanto più è beato. Perciò, sebbene uno sia detto beato per la speranza di ottenere la beatitudine, in nessun modo tuttavia la sua beatitudine è paragonabile a quella di chi l’ha già attualmente conseguita. Ora, l’essere più vicino alla beatitudine è quello che si identifica con essa, cioè Dio, come abbiamo visto [c. prec.]. Egli dunque è beato in modo unico e perfetto. Essendo il godimento causato dall’amore, come si è mostrato [c. 9], dove l’amore è più grande, più grande sarà la gioia nel raggiungere la realtà amata. Ma a parità di condizioni, ciascuno ama più se stesso che un’altra cosa […]. Perciò Dio gode di più nella sua beatitudine, che è lui stesso, che gli altri beati nella beatitudine che non è ciò essi sono. Dunque in lui il desiderio si acquieta maggiormente e la beatitudine è più perfetta. A lui dunque, che è felice in modo del tutto singolare, sia onore e gloria nei secoli dei secoli. Amen