Carità, atto principale (II-II, 27)

L’atto principale della carità, cioè l’amore o dilezione

Articolo 1

Se alla carità appartenga maggiormente l’amare o l’essere amati

Alla carità spetta più l’amare che l’essere amati.

Articolo 2

Se l’amare, in quanto atto della carità, si identifichi con la benevolenza

Nell’amore di carità è inclusa la benevolenza, ma l’amore vi aggiunge un legame di affetto.

Articolo 3

Se con la carità Dio debba essere amato per se stesso

Possiamo amare Dio per altre cose nel senso che da altre cose veniamo predisposti a crescere nell’amore di Dio.

Articolo 4

Se in questa vita si possa amare Dio senza intermediari

La carità ama Dio immediatamente, e le altre cose mediante Dio.

Articolo 5

Se si possa amare Dio totalmente

Riferendo la totalità alla cosa amata, Dio deve essere amato totalmente. – E anche riferendo la totalità a chi ama, Dio deve essere amato totalmente. – Riferendo la totalità al confronto tra chi ama e la cosa amata, cioè in modo che la misura di chi ama sia pari a quella dell’oggetto amato, la cosa è impossibile.

Articolo 6

Se nell’amore di Dio si debba usare una certa misura

Nella misura dell’amore di Dio non può darsi un eccesso. E così più si ama, più l’amore di Dio è eccellente.

Articolo 7

Se sia più meritorio amare i nemici che amare gli amici

In rapporto al prossimo che è oggetto di amore, l’amore degli amici è superiore a quello dei nemici, perché c’è una bontà maggiore e un legame più stretto.

In rapporto invece al motivo per cui si ama, è superiore l’amore dei nemici. Primo, perché l’unico motivo per cui si ama è Dio. – Secondo, perché la carità divina si mostra tanto più forte quanto più sono difficili gli atti che compie.

Articolo 8

Se amare il prossimo sia più meritorio che amare Dio

Considerando separatamente i due amori, non c’è dubbio che l’amore di Dio è più meritorio.

Considerando invece un amore di Dio limitato al solo Dio, e un amore del prossimo motivato dall’amore di Dio, l’amore del prossimo è superiore.