Carità, peccati contrari (II-II, 34-43)

L’odio

Articolo 1

Se uno possa odiare Dio

Dio può essere odiato da certuni: in quanto cioè viene considerato come proibitore dei peccati e distributore dei castighi.

Articolo 2

Se l’odio di Dio sia il più grave dei peccati

L’odio di Dio è il più grave fra tutti i peccati.

Articolo 3

Se qualsiasi odio del prossimo sia un peccato

È lecito odiare nei fratelli il peccato e tutto ciò che è una mancanza di rispetto verso la grazia divina, mentre uno non può senza peccato odiare in essi la natura e la grazia […]. Per cui l’odio dei fratelli, semplicemente preso, è sempre peccaminoso.

Articolo 4

Se l’odio del prossimo
sia il più grave peccato che si possa commettere contro di esso

In base al disordine di colui che pecca l’odio è un peccato più grave degli atti esterni che danneggiano il prossimo […]. Quanto invece al danno inflitto al prossimo i peccati esterni sono peggiori dell’odio.

Articolo 5

Se l’odio sia un vizio capitale

L’odio non è un vizio capitale.

Articolo 6

Se l’odio nasca dall’invidia

L’odio nasce dall’invidia.

 

L’accidia

Articolo 1

Se l’accidia sia un peccato

L’accidia è un peccato.

Articolo 2

Se l’accidia sia un vizio specifico

La tristezza con cui uno si addolora del bene spirituale relativo agli atti delle singole virtù non appartiene a un vizio specifico, ma a tutti i vizi. Il rattristarsi invece del bene divino, di cui gode la carità, appartiene a un vizio specifico, che è denominato accidia.

Articolo 3

Se l’accidia sia un peccato mortale

Per il suo genere l’accidia è un peccato mortale […]. Talora però il moto dell’accidia si limita alla sensualità, e allora è un peccato veniale. Talora invece giunge fino alla ragione […]. E allora è chiaro che l’accidia è un peccato mortale.

Articolo 4

Se l’accidia sia un vizio capitale

È giusto considerare l’accidia un vizio capitale.

 

L’invidia

Articolo 1

Se l’invidia sia una tristezza

Se uno si rattrista del bene di un altro in quanto è per lui nocivo, tale tristezza non è invidia, ma è piuttosto un effetto del timore. Il bene altrui però può essere creduto un male proprio in quanto sminuisce la propria gloria, o la propria eccellenza. Ed è in questo modo che si rattrista del bene altrui l’invidia.

Articolo 2

Se l’invidia sia un peccato

Se uno si rattrista del bene di un altro nel timore di riceverne un danno, tale tristezza non è invidia, e può essere senza peccato […].

Secondo, si può essere addolorati del bene di un altro […] perché esso manca a noi. E ciò propriamente è zelo, o gelosia […]. E se questa gelosia riguarda i beni onesti è cosa lodevole […]. Se invece ha per oggetto i beni temporali, può essere o non essere peccaminosa.

Terzo, uno può rattristarsi dei beni altrui perché colui che ne gode ne è indegno […]. Questa tristezza è proibita dalla Sacra Scrittura.

Quarto, uno può rattristarsi dei beni di un altro per il fatto che costui ha dei beni più grandi dei suoi. E questa è propriamente l’invidia. Ed è sempre una cosa cattiva.

Articolo 3

Se l’invidia sia un peccato mortale

L’invidia per il suo genere è un peccato mortale.

Articolo 4

Se l’invidia sia un vizio capitale

L’invidia è un vizio capitale.

 

La discordia

Articolo 1

Se la discordia sia un peccato

Uno discorda per se, o direttamente, dal prossimo quando coscientemente e intenzionalmente dissente da un bene di Dio e da un bene del prossimo nel quale è tenuto a consentire. E questo è un peccato mortale per il suo genere, essendo contrario alla carità […], sebbene i primi moti di questa discordia, per l’imperfezione dell’atto, siano peccati veniali.

Articolo 2

Se la discordia sia figlia della vanagloria

La discordia, con la quale ciascuno persegue il proprio parere rifiutando quello degli altri, è annoverata tra le figlie della vanagloria.

 

La contesa

Articolo 1

Se la contesa sia un peccato mortale

Se la contesa comporta un’impugnazione della verità e una maniera indecorosa, allora è un peccato mortale […]. Se invece per contesa si intende l’impugnazione della falsità fatta nel debito modo, è una cosa lodevole – Se infine si intende l’impugnazione della falsità compiuta in modo disordinato, allora la contesa può essere un peccato veniale: a meno che nella disputa non ci sia tanto disordine da generare scandalo negli altri […].

Articolo 2

Se la contesa sia figlia della vanagloria

La contesa è figlia della vanagloria allo stesso modo della discordia.

 

Lo scisma

Articolo 1

Se lo scisma sia un peccato speciale

Il peccato di scisma è un peccato speciale […]. Perciò sono detti propriamente scismatici coloro che spontaneamente e intenzionalmente si separano dall’unità della Chiesa, che è l’unità principale.

Articolo 2

Se lo scisma sia un peccato più grave dell’incredulità

Il peccato di incredulità è per il suo genere più grave del peccato di scisma: sebbene possa capitare che uno scismatico pecchi più gravemente di un incredulo, o per un maggiore disprezzo, o per una maggiore gravità del danno che arreca, o per altre cose del genere.

Articolo 3

Se gli scismatici conservino qualche potere

Il potere sacramentale rimane essenzialmente, nell’uomo che l’ha ricevuto con la consacrazione, per tutta la sua vita, anche se egli cade nell’eresia o nello scisma […].

Questi scismatici però perdono l’uso del potere, in modo cioè che non è lecito ad essi esercitarlo. Se però lo esercitano, il loro potere produce il suo effetto sul piano sacramentale […]. Il potere di giurisdizione invece non è indelebile. Per cui esso non rimane negli scismatici e negli eretici.

Articolo 4

Se sia giusto punire gli scismatici con la scomunica

È giusto che gli scismatici vengano puniti con la scomunica, ed è giusto che sperimentino la coercizione del potere civile.

 

La guerra

Articolo 1

Se fare la guerra sia sempre un peccato

Perché una guerra sia giusta si richiedono tre cose:

Primo, l’autorità del principe […].

Secondo, una causa giusta […].

Terzo, la rettitudine dell’intenzione di chi combatte […].

Articolo 2

Se ai chierici e ai vescovi sia lecito combattere

Gli esercizi guerreschi sono quanto mai incompatibili con gli uffici dei vescovi e dei chierici per due motivi. Primo, per un motivo generale. Secondo, per un motivo speciale.

Articolo 3

Se nelle guerre si possano tendere insidie

Ingannare i nemici dicendo il falso o mancando a una promessa è illecito.

È invece lecito servirsi di una certa segretezza, non mostrando il nostro proposito e le nostre idee. E queste sono le insidie di cui è lecito servirsi nelle guerre giuste.

Articolo 4

Se sia lecito combattere nei giorni festivi

Per la salvezza della patria è lecito ai fedeli combattere le guerre giuste nei giorni di festa, se però la necessità lo richiede.

 

La rissa

Articolo 1

Se la rissa sia sempre un peccato

La rissa comporta sempre un peccato. E in colui che aggredisce ingiustamente è un peccato mortale […]. In colui che si difende invece la rissa può essere senza peccato, ma talvolta è un peccato veniale, e altre volte anche mortale […].

Articolo 2

Se la rissa sia figlia dell’ira

La rissa propriamente nasce dall’ira.

 

La sedizione

Articolo 1

Se la sedizione sia un peccato speciale distinto dagli altri

La sedizione è un peccato specificamente distinto, il quale sotto un aspetto è affine alla guerra e alla rissa, e sotto un altro se ne differenzia.

Articolo 2

Se la sedizione sia sempre un peccato mortale

Nel suo genere la sedizione è un peccato mortale: e tanto più grave quanto più il bene comune, compromesso dalla sedizione, è superiore al bene privato, compromesso dalla rissa.

 

Lo scandalo

Articolo 1

Se lo scandalo sia ben definito come
«una parola o un’azione meno retta che offre un’occasione di caduta»

La definizione è buona.

Articolo 2

Se lo scandalo sia un peccato

Lo scandalo passivo in colui che viene scandalizzato è sempre un peccato […]. Tuttavia lo scandalo passivo può verificarsi senza un peccato da parte di colui la cui azione offre occasione di scandalo: come quando ci si scandalizza del bene compiuto da un altro. Così pure lo scandalo attivo è sempre un peccato in colui che scandalizza. Ci può essere tuttavia uno scandalo attivo senza il peccato di chi è esposto allo scandalo.

Articolo 3

Se lo scandalo sia un peccato speciale

Lo scandalo passivo non può essere un peccato speciale […].

Lo scandalo attivo è per accidens, ossia accidentale, quando è estraneo all’intenzione di chi agisce. – Al contrario lo scandalo attivo è per se quando uno con parole o azioni disordinate tenta di trascinare un altro al peccato. E in questo caso […]prende l’aspetto di un peccato speciale.

Articolo 4

Se lo scandalo sia un peccato mortale

Lo scandalo passivo può essere talvolta un peccato veniale […]. Talora invece è un peccato mortale.

Lo scandalo attivo poi, se è scandalo per accidens, o indiretto, può essere talora un peccato veniale […]. Talora invece è mortale. – Se poi lo scandalo attivo è per se e diretto, con l’intenzione di indurre a un peccato mortale, è un peccato mortale. Se invece uno cerca di indurre il prossimo a peccare venialmente con un peccato veniale, è un peccato veniale.

Articolo 5

Se lo scandalo passivo si possa riscontrare anche nei perfetti

Non ci può essere scandalo in coloro che aderiscono a Dio perfettamente.

Articolo 6

Se si possa riscontrare nei perfetti lo scandalo attivo

Alla perfezione ripugna più lo scandalo attivo che quello passivo. Ora, nei perfetti non si trova lo scandalo passivo. Quindi a maggiore ragione va escluso lo scandalo attivo.

Articolo 7

Se per evitare lo scandalo si debba tralasciare un bene spirituale

Le cose indispensabili alla salvezza non vanno tralasciate per evitare lo scandalo.

Per quanto riguarda invece le cose non indispensabili alla salvezza, occorre valutare i diversi casi.

Articolo 8

Se per evitare lo scandalo si debbano sacrificare i beni temporali

I beni a noi affidati per gli altri non possono venire sacrificati per evitare scandali.

Invece i beni di cui siamo padroni in certi casi dobbiamo sacrificarli, a motivo dello scandalo, cedendoli o non rivendicandoli, e in altri casi no.