Carità, soggetto (II-II, 24)

Il soggetto della carità

Articolo 1

Se la volontà sia la sede della carità

La sede della carità non è l’appetito sensitivo, ma l’appetito intellettivo, cioè la volontà.

Articolo 2

Se la carità sia prodotta in noi per infusione

La carità non può trovarsi in noi per natura, né essere acquisita con le forze naturali, ma è dovuta all’infusione dello Spirito Santo, che è l’amore del Padre e del Figlio, e la cui partecipazione in noi è precisamente la carità creata.

Articolo 3

Se la carità venga infusa secondo le capacità naturali

La misura della carità non dipende dalla costituzione della natura, o dalla capacità della virtù naturale, ma solo dal volere dello Spirito Santo, che distribuisce i doni come vuole.

Articolo 4

Se la carità possa aumentare

La carità dei viatori è per sua natura capace di aumento.

Articolo 5

Se la carità aumenti per addizione

La carità aumenta intensificandosi nel soggetto, il che è come dire essenzialmente, e non mediante l’addizione di altra carità.

Articolo 6

Se la carità aumenti con qualsiasi atto di carità

La carità non cresce in maniera attuale con qualsiasi atto: però qualsiasi atto di carità predispone al suo aumento.

Articolo 7

Se la carità aumenti all’infinito

All’aumento della carità non si può fissare alcun limite nella vita presente.

Articolo 8

Se in questa vita la carità possa essere perfetta

Rispetto all’oggetto in nessuna creatura la carità può essere perfetta, ma è perfetta solo la carità con la quale Dio ama se stesso.

In rapporto al soggetto che ama si dice che la carità è perfetta in tre modi. Primo, quando tutto il cuore di un uomo si porta sempre attualmente verso Dio. E questa è la perfezione della carità nella patria celeste, perfezione che non può essere raggiunta in questo mondo. – Secondo, quando uno mette tutto il suo impegno nell’attendere a Dio e alle cose divine trascurando tutto il resto, a eccezione di quanto è richiesto per le necessità della vita. E questa è la perfezione della carità che è possibile nella vita presente: però non è comune a tutti quelli che hanno la carità. – Terzo, quando uno tiene abitualmente tutto il suo cuore in Dio: in modo cioè da non pensare e da non volere niente che sia contrario all’amore di Dio. E questa perfezione è comune a tutti quelli che hanno la carità.

Articolo 9

Se sia giusto distinguere nella carità i tre gradi di incipiente, proficiente e perfetta

Si distinguono diversi gradi nella carità in base ai vari compiti che l’uomo è portato ad affrontare con l’aumento di essa. Infatti da principio l’uomo ha il compito principale di allontanarsi dal peccato […]. E ciò appartiene agli incipienti […]. – Segue poi lo sforzo di avanzare nel bene. E questo compito appartiene ai proficienti. – Il terzo compito infine consiste nell’attendere principalmente ad aderire a Dio e a godere di lui. E ciò appartiene ai perfetti.

Articolo 10

Se la carità possa diminuire

La carità propriamente non può diminuire in alcun modo. Tuttavia in senso improprio si può chiamare diminuzione della carità la predisposizione alla sua perdita.

Articolo 11

Se chi ha ricevuto la carità possa perderla

Dal lato dello Spirito Santo che muove l’anima la carità è impeccabile […]. E anche nella sua intrinseca natura non può peccare in alcun modo […]. Dal lato del soggetto invece, nello stato di via, può verificarsi un atto che fa perdere la carità.

Articolo 12

Se la carità venga perduta con un solo peccato mortale

L’abito della carità viene meno con un solo atto di peccato mortale.