Continenza (II-II, 155)

La continenza

Articolo 1

Se la continenza sia una virtù

Alcuni per continenza intendono l’astensione da ogni piacere sessuale […]. Se è presa in questo senso, allora la continenza perfetta e principale è la verginità, e in secondo luogo viene la vedovanza […].

Altri invece ritengono che la continenza sia la facoltà di resistere alle cattive concupiscenze che si scatenano con violenza […]. Così intesa la continenza ha un aspetto di virtù […], tuttavia non raggiunge la perfetta natura di una virtù morale […]. Diversamente, prendendo invece il termine virtù nel senso di qualsiasi principio lodevole di attività, possiamo dire che la continenza è una virtù.

Articolo 2

Se la materia della continenza siano le concupiscenze dei piaceri del tatto

La continenza e l’incontinenza riguardano propriamente le concupiscenze dei piaceri del tatto.

Articolo 3

Se la continenza risieda nel concupiscibile

La continenza non risiede nel concupiscibile, poiché sia nel continente che nell’incontinente esso prorompe in concupiscenze violente […]. Perciò è necessario che la continenza risieda in quella facoltà dell’anima a cui appartiene la scelta. E questa è la volontà [cf. sopra II-II, q.13,a.1].

Articolo 4

Se la continenza sia migliore della temperanza

Se il termine continenza implica la cessazione completa di tutti i piaceri sessuali, allora la continenza è superiore alla temperanza nel significato ordinario […]. Se invece indica la resistenza della ragione all’assalto violento delle cattive concupiscenze, allora la temperanza è molto superiore alla continenza, per cui si può dire che la continenza sta alla temperanza come l’imperfetto al perfetto.