Cristo, limiti dell’anima (III, 15)

I limiti dell’anima assunti da Cristo nella natura umana

Articolo 1

Se in Cristo ci fosse il peccato

Cristo non assunse in alcun modo la miseria del peccato, né originale né attuale.

Articolo 2

Se in Cristo ci fosse il fomite del peccato

In Cristo non c’era il fomite del peccato.

Articolo 3

Se in Cristo ci fosse l’ignoranza

In Cristo non c’era l’ignoranza.

Articolo 4

Se l’anima di Cristo fosse passibile

Fu passibile secondo la passione corporale.

In senso rigoroso poi si dicono passioni dell’anima gli affetti dell’appetito sensitivo: e questi c’erano in Cristo. Però in modo diverso dal nostro sotto tre aspetti.

Articolo 5

Se in Cristo ci fosse il vero dolore sensibile

Non si può dubitare che in Cristo ci fosse un vero dolore.

Articolo 6

Se in Cristo ci fosse la tristezza

Come in Cristo ci poteva essere un vero dolore, così ci poteva essere una vera tristezza: diversamente però da noi, per le tre ragioni già ricordate [a. 4].

Articolo 7

Se in Cristo ci fosse il timore

Come ripugnanza naturale dell’appetito sensitivo per il male corporale, in Cristo c’era il timore, come anche la tristezza. Come incertezza del futuro [invece] in Cristo non c’era il timore.

Articolo 8

Se in Cristo ci fosse la meraviglia

Se parliamo di Cristo secondo la scienza divina, la scienza beatifica o la scienza infusa, in lui non c’era la meraviglia. Se invece parliamo di lui secondo la scienza sperimentale, allora ci poteva essere in lui la meraviglia.

Articolo 9

Se in Cristo ci fosse l’ira

Se la vendetta [che compete all’ira] è cercata contro l’ordine della ragione, l’ira non poteva trovarsi in Cristo. Talvolta però il desiderio di vendetta non è peccaminoso, ma anzi, è lodevole. E questa è l’ira per zelo, che ci fu in Cristo.

Articolo 10

Se Cristo fosse insieme viatore e comprensore

Egli era comprensore e insieme viatore, in quanto tendeva alla beatitudine per ciò che di essa gli mancava.