Dannati, intelletto e volontà (Spl 98)

La volontà e l’intelligenza dei dannati

Articolo 1

Se ogni volere dei dannati sia cattivo

Il volere deliberativo in essi è solo cattivo.

Articolo 2

Se i dannati si pentano del male commesso

Se ne pentiranno indirettamente, in quanto si rattristeranno del castigo.

Articolo 3

Se i dannati mediante un atto retto e deliberato della ragione
possano volere non esistere

Dal punto di vista dell’eliminazione di una vita penosa, per i dannati è meglio non esistere che esistere miseramente.

Articolo 4

Se nell’inferno i dannati desiderino la dannazione
anche degli altri che non sono dannati

Essi vorrebbero che tutti i beati fossero dannati.

Articolo 5

Se i dannati abbiano odio verso Dio

I dannati hanno odio verso di lui.

Articolo 6

Se i dannati possano demeritare

Dopo il giorno del giudizio non ci sarà più alcun merito o demerito.

Articolo 7

Se i dannati possano servirsi delle nozioni acquisite in questo mondo

Nei dannati non vi sarà nulla che non sia materia e causa di tristezza, e non mancherà nulla che appartenga alla tristezza. E così pure saranno tormentati dal pensiero che delle realtà oggetto di conoscenza speculativa avranno solo una nozione imperfetta, e non quella perfetta che avrebbero potuto raggiungere.

Articolo 8

Se i dannati penseranno a Dio

Vi penseranno non così da goderne, ma solo quanto a ciò che gli è quasi accidentale nei suoi effetti, come il punire e altre cose del genere. E sotto questo aspetto il pensiero di Dio può causare tristezza. Ed è questo il modo in cui i dannati penseranno a Dio.

Articolo 9

Se i dannati vedano la gloria dei beati

Prima del giorno del giudizio i dannati vedranno i beati nella gloria, non in modo però da conoscere quale sia la loro gloria, ma solo venendo a sapere che essi sono in una certa gloria inestimabile […]. Dopo il giorno del giudizio poi essi saranno privati del tutto della visione dei beati. Ciò però non diminuirà la loro pena, ma la accrescerà.