Dolore e tristezza, effetti (I-II, 37)

Gli effetti del dolore o tristezza

Articolo 1

Se il dolore tolga la facoltà di apprendere

Se un oggetto attira a sé tutta l’applicazione dell’anima, o gran parte di essa, rende incompossibili altri oggetti che richiedano una grande attenzione […].

Se quindi capita un dolore intenso, l’uomo viene ostacolato nella sua facoltà di apprendimento. E il dolore può acuirsi al punto di impedire che un uomo possa pensare alle cose già apprese. – In ciò però bisogna ammettere una diversità, secondo l’intensità dell’amore col quale ciascuno si applica ad apprendere e a meditare.

Articolo 2

Se la depressione dell’animo sia un effetto della tristezza o dolore

Il male da cui nasce la tristezza deprime l’animo in quanto gli impedisce di godere di ciò che vuole.

Articolo 3

Se la tristezza o dolore debiliti ogni attività

L’attività può riferirsi alla tristezza in due modi. Primo, come a ciò di cui ci si rattrista. E in questo caso qualsiasi attività è ostacolata dalla tristezza […].

Secondo, l’attività si può riferire alla tristezza come alla sua causa o principio. E in questo caso l’attività viene necessariamente potenziata dalla tristezza, in quanto più ci si rattrista di una cosa, più ci si sforza di eliminare quella tristezza, purché rimanga la speranza di superarla.

Articolo 4

Se la tristezza sia più nociva al corpo delle altre passioni dell’anima

Fra tutte le passioni dell’anima, quella che più nuoce al corpo è la tristezza […].

Quelle passioni che implicano un moto dell’appetito volto al raggiungimento di un oggetto, come l’amore, il piacere e il desiderio, non si oppongono specificamente al moto vitale [del cuore], ma possono opporvisi per un eccesso di misura […]. Le passioni invece che implicano un moto dell’appetito con la fuga, o con una certa sottrazione, si oppongono al moto vitale [del cuore] non solo per una discordanza di misura, ma anche per la stessa specie del moto, per cui sono nocive direttamente, [e tra queste] soprattutto la tristezza.