Dolore e tristezza, in sé (I-II, 35)

Il dolore o tristezza

Articolo 1

Se il dolore sia una passione dell’anima

Il dolore, come anche il piacere, risiede nell’appetito o intellettivo o sensitivo.

Articolo 2

Se la tristezza si identifichi con il dolore […]

La tristezza è una specie del dolore, come la gioia è una specie del piacere.

Articolo 3

Se la tristezza, o dolore, sia il contrario del piacere

Essendo gli oggetti del piacere e della tristezza o dolore, cioè il bene presente e il male presente, contrari fra di loro, ne segue che il dolore e il piacere sono contrari.

Articolo 4

Se ogni tristezza sia contraria a tutti i piaceri

Le passioni della tristezza e del piacere, stando al loro genere, sono certamente contrarie […]. Quindi il dolore e il piacere riguardo al medesimo oggetto sono specificamente contrari fra di loro. Invece la tristezza e la gioia per oggetti diversi non sono termini opposti, ma disparati […]. Se poi quegli oggetti diversi sono contrari, allora il piacere e la tristezza, oltre a non essere specificamente contrari, hanno anche una certa convenienza e affinità reciproca.

Articolo 5

Se vi siano dolori o tristezze contrari al godimento della contemplazione

Se il godimento riguarda la realtà contemplata, nulla impedisce che a tale godimento possa corrispondere una tristezza contraria […]. Invece nessuna tristezza è contraria al piacere della contemplazione in se stesso, ed esso non è accompagnato da alcuna tristezza, se non in modo accidentale.

Articolo 6

Se si debba fuggire la tristezza più di quanto si debba desiderare il piacere

Di per sé l’attrattiva del piacere è più forte della ripulsa del dolore […].

Può tuttavia capitare accidentalmente che uno fugga il dolore più di quanto desideri il piacere.

Articolo 7

Se il dolore esterno sia maggiore di quello interno

Parlando in assoluto, il dolore interno è più forte del dolore esterno.

Articolo 8

Se vi siano soltanto quattro specie di dolore o di tristezza

San Gregorio Nisseno e il Damasceno pongono quattro specie di tristezza: l’accidia, l’abbattimento, la misericordia e l’invidia.

Esse vengono determinate mediante l’applicazione della nozione di tristezza a qualcosa di estraneo.