Fede, peccati contro la (II-II, 11-15)

L’eresia

Articolo 1

Se l’eresia sia una delle specie dell’incredulità

L’eresia è la specie dell’incredulità propria di coloro che professano la fede in Cristo, ma ne corrompono i dogmi.

Articolo 2

Se l’eresia abbia per oggetto proprio le verità di fede

Una cosa può appartenere alla fede o in maniera diretta o principale, o in maniera indiretta e secondaria. In entrambi questi casi ci può essere l’eresia, come anche la fede.

Articolo 3

Se gli eretici debbano essere tollerati

Se l’eretico rimane ostinato, la Chiesa, disperando della sua conversione, provvede alla salvezza degli altri separandolo da sé con la sentenza di scomunica; e alla fine lo abbandona al giudizio civile, o secolare, per toglierlo dal mondo con la morte.

Articolo 4

Se la Chiesa debba accogliere sempre chi lascia l’eresia

La Chiesa non solo accoglie col perdono quelli che per la prima volta tornano dall’eresia, ma li lascia in vita; e talora con delle dispense li reintegra nelle dignità ecclesiastiche precedenti, se appaiono realmente convertiti […]. Quando però i pentiti ricadono di nuovo, allora mostrano incostanza nella loro fede. Perciò se si ravvedono vengono accolti col perdono, ma non liberati dalla pena di morte.

 

L’apostasia

Articolo 1

Se l’apostasia rientri nell’incredulità

L’apostasia pura e semplice rientra nell’incredulità.

Articolo 2

Se chi comanda perda con l’apostasia il dominio sui sudditi,
per cui questi non sono più tenuti all’obbedienza

Non appena uno è dichiarato scomunicato per l’apostasia dalla fede, i suoi sudditi sono sciolti ipso facto dal suo dominio e dal giuramento di fedeltà.

 

La bestemmia in generale

Articolo 1

Se la bestemmia si contrapponga alla confessione della fede

La bestemmia è il contrario della confessione.

Articolo 2

Se la bestemmia sia sempre un peccato mortale

La bestemmia è un peccato mortale nel suo genere.

Articolo 3

Se il peccato di bestemmia sia il più grave dei peccati

Come la miscredenza [cf. q. 10, a. 3], così anche la bestemmia è il più grave dei peccati, appartenente al medesimo genere e con in più delle aggravanti.

Articolo 4

Se i dannati bestemmino

La detestazione della divina giustizia si riconduce a una bestemmia di pensiero. Ed è da credere che dopo la risurrezione in essi ci sarà anche la bestemmia vocale, come nei santi la lode vocale di Dio.

 

La bestemmia contro lo Spirito Santo

Articolo 1

Se il peccato contro lo Spirito Santo si identifichi con il peccato di malizia

Peccare per malizia nel senso di rimuovere tutte le cose che impediscono la decisione di peccare, è peccare contro lo Spirito Santo.

Articolo 2

Se sia giusto determinare sei specie nel peccato contro lo Spirito Santo

Le sei specie sono: disperazione della propria salvezza, presunzione di salvarsi senza merito, impugnazione della verità conosciuta, invidia della grazia altrui, ostinazione nei peccati, impenitenza finale.

Articolo 3

Se il peccato contro lo Spirito Santo sia irremissibile

Se il peccato contro lo Spirito Santo è l’impenitenza finale, esso è irremissibile nel senso che non viene rimosso in alcun modo.

Diversamente, un peccato è detto irremissibile non perché non viene mai rimesso, ma perché di per sé meriterebbe di non esserlo.

Articolo 4

Se uno possa peccare contro lo Spirito Santo prima di commettere altri peccati

L’atteggiamento indicato nell’a. 1, cioè di rimuovere tutte le cose che ritraggono dal peccato, ordinariamente presuppone altri peccati. Tuttavia può anche darsi che uno nel suo primo atto peccaminoso pecchi per disprezzo contro lo Spirito Santo […]. E lo stesso si dica della bestemmia in senso proprio contro lo Spirito Santo.

 

La cecità della mente e l’ottusità dei sensi

Articolo 1

Se la cecità della mente sia un peccato

Nella visione intellettuale abbiamo tre distinti principi. Il primo è la luce naturale della ragione. E questa, appartenendo all’essenza dell’anima razionale, non viene mai eliminata nell’anima. Tuttavia talora viene impedita nei suoi atti dalle disfunzioni delle potenze inferiori.

Il secondo principio della visione intellettiva è invece una certa luce derivante da un abito aggiunto alla luce naturale della ragione. E di questa luce talora l’anima può essere privata. E tale privazione o cecità è un castigo […].

Il terzo principio della visione intellettiva consiste infine in certi dati conoscitivi mediante i quali la mente umana può conoscere altre cose. Ora, a questi ultimi principi di ordine intellettivo la mente umana può attendere o non attendere, o perché vuole distogliersi, o perché è occupata in altre cose più amate. E nell’uno e nell’altro di questi due casi la cecità della mente è un peccato.

Articolo 2

Se l’ottusità dei sensi sia distinta dalla cecità della mente

L’ottusità del senso nell’ordine intellettivo implica una debilitazione della mente rispetto ai beni spirituali, mentre la cecità della mente implica la totale privazione della loro conoscenza. E l’uno e l’altro vizio si oppongono al dono dell’intelletto […]. Ora, questa ottusità ha il carattere di peccato come la cecità della mente: in quanto cioè è volontaria.

Articolo 3

Se la cecità della mente e l’ottusità dei sensi derivino dai peccati della carne

Dalla lussuria deriva la cecità della mente, che elimina quasi del tutto la conoscenza dei beni spirituali, mentre dalla gola deriva l’ottusità del senso, che rende l’uomo debole nella considerazione di questi intelligibili. E al contrario le virtù opposte dell’astinenza e della castità predispongono l’uomo nel migliore dei modi alla perfezione dell’attività intellettuale.