FORMA (Dio non è la forma di qualcosa) (3 26-27)

(III, 26) Se la felicità si trovi in un atto della volontà

La beatitudine, essendo un bene proprio delle creature intellettive, deve appartenere alla natura intellettiva in ciò che è ad essa proprio, e questo è l’intelletto. La vera beatitudine non si distingue da quella falsa per l’atto della volontà, poiché la volontà si comporta nello stesso modo nel desiderare, nell’amare e nel godere, qualunque sia l’oggetto proposto come sommo bene, vero o falso che sia, mentre la distinzione tra sommo bene o falso bene non è indifferente per l’intelletto. Dunque la beatitudine, o felicità, si trova essenzialmente nell’intelletto piuttosto che nella volontà. L’ultimo fine delle sostanze intellettive è Dio. Dunque la beatitudine o felicità dell’uomo si trova essenzialmente in quell’atto con il quale egli raggiunge Dio. Ora, questo è l’intellezione: poiché non è possibile volere ciò che ancora non si conosce. Perciò l’ultima felicità dell’uomo si trova essenzialmente nel conoscere Dio, e non in un atto della volontà. Si può anche rispondere a certe difficoltà che vengono sollevate. Per il fatto che la felicità ha natura di bene, e quindi è oggetto della volontà, non è detto che essa si identifichi con l’atto stesso della volontà […]. Anzi, essendone il primo oggetto, non può esserne un atto, come appare dalle spiegazioni date. Il fatto che gli uomini vogliano il piacere per se stesso e non per altri scopi, non è un indizio sufficiente per dire che il godimento è il fine ultimo. Infatti il piacere, pur non essendo il fine ultimo, è tuttavia un fatto ad esso concomitante, poiché nasce dal conseguimento del fine.

(III, 27) La felicità non si trova nei piaceri sensibili

Come abbiano visto [c. prec.], la felicità non si trova in un atto della volontà. Molto meno quindi si troverà nei piaceri suddetti, che si trovano nell’appetito sensitivo. – La felicità è un bene proprio dell’uomo […]. Ora, i piaceri suddetti sono comuni agli uomini e agli animali. Quindi … – La suprema perfezione dell’uomo non può trovarsi nell’unione con esseri inferiori. – Il fine ultimo dell’uomo va riposto in ciò che lo avvicina di più a Dio. – E così via.