FOTINO (se Cristo sia solo uomo) (4, 4. 9. 28)

(IV, 4) L’opinione di Fotino e la sua confutazione

Esaminando con diligenza le parole della Scrittura, è evidente che non hanno il senso che Fotino e altri attribuivano ad esse [, affermando che Cristo era soltanto figlio adottivo di Dio]. Salomone [Pr 8,4], nell’affermare (della Sapienza): «Non c’erano ancora gli abissi e io ero già stata concepita», mostra chiaramente che questa generazione si ebbe prima di tutti gli esseri corporei. Perciò il Figlio generato da Dio non può avere avuto il suo inizio da Maria […]. E ciò è ribadito in Gv 1,1: «In principio era il Verbo […], e il Verbo era Dio»; «Tutte le cose sono state fatte per mezzo di lui, e senza di lui nulla è stato fatto», il che non potrebbe essere vero se egli non fosse esistito prima dell’universo». Inoltre nella Sacra Scrittura vengono attribuite a Cristo due prerogative che competono solo a Dio, come la santificazione delle anime e il perdono dei peccati.

(IV, 9) Soluzione delle argomentazioni di Fotino e di Sabellio

Il Padre e il Figlio sono l’unica essenza. Da ciò risulta chiaro che il Padre e il Figlio sono due persone distinte, e che il Padre è nel Figlio e il Figlio è nel Padre.

(IV, 28) L’errore di Fotino riguardo all’Incarnazione

Fotino, e altri, professavano in Cristo la sola natura umana, e quella divina presente in lui non per natura, ma per una certa eccelsa partecipazione della divina gloria, che Cristo avrebbe meritato con le sue opere [cf. sopra, cc. 4 e 9]. Ora, questa tesi, a parte ciò che abbiamo già detto [ivi], elimina il mistero dell’Incarnazione. Infatti, secondo costoro, non sarebbe stato Dio ad assumere la carne per farsi uomo, ma sarebbe stato piuttosto l’uomo carnale a diventare Dio. Per cui non sarebbe vera l’affermazione di san Giovanni che «il Verbo si è fatto carne» (1,14), ma piuttosto il contrario, cioè che «La carne si è fatta Verbo». E non sarebbe vero quanto dice l’Apostolo in Fil 2,7: «Spogliò se stesso assumendo la condizione di servo», ma si avrebbe la sola esaltazione dell’uomo alla gloria divina, di cui si parla in seguito (v. 9): «Per questo Dio lo ha esaltato». E neppure sarebbe vera l’affermazione del Signore [Gv 6,38]: «Sono disceso dal cielo», ma solo quell’altra [Gv 20,17]: «Salgo al Padre mio», mentre la Scrittura le congiunge fra di loro. Dice infatti il Signore [Gv 3,13]: «Nessuno sale al cielo se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo che è nel cielo». E ancora Ef 4,10: «Colui che è disceso è lo stesso che è asceso al di sopra di tutti i cieli».