Giustizia, i peccati contro la giustizia (II-II, 63-78)

L’accettazione di persone, o parzialità

Articolo 1

Se l’accettazione di persone sia un peccato

L’accettazione di persone è un peccato.

Articolo 2

Se ci possa essere accettazione di persone nella dispensazione di beni spirituali

È più grave avere riguardi personali nel conferimento dei beni spirituali che in quello dei beni temporali.

Può tuttavia accadere che, nel conferimento degli incarichi spirituali, senza accettazione di persone siano preferiti ai migliori quelli che in assoluto sono meno buoni [cf.1 Cor 12, 7].

Articolo 3

Se ci possa essere il peccato di accettazione di persona
nelle testimonianze di onore e di rispetto

Soltanto la virtù è il giusto motivo dell’onore […]. Però i principi e i prelati vengono onorati anche se cattivi in quanto fanno le veci di Dio e della collettività […]. – E per lo stesso motivo devono essere onorati i genitori e i padroni […]. – I vecchi poi vanno onorati perché portano il segno della virtù, che è la vecchiaia […]. – I ricchi, finalmente, vanno onorati per il fatto che occupano un grado superiore nella collettività.

Articolo 4

Se questo peccato possa verificarsi nelle sentenze giudiziarie

L’accettazione di persona corrompe il giudizio.

 

L’omicidio

Articolo 1

Se sia proibito sopprimere qualsiasi essere vivente

È lecito sopprimere le piante a uso degli animali, e gli animali a uso dell’uomo in forza dell’ordine stesso stabilito da Dio.

Articolo 2

Se sia lecito uccidere i peccatori

Se un uomo con i suoi peccati è pericoloso e disgregativo per la collettività è cosa lodevole e salutare sopprimerlo, per la conservazione del bene comune.

Articolo 3

Se sia lecito a una persona privata uccidere i colpevoli

La cura del bene comune è affidata ai principi investiti della pubblica autorità. Perciò ad essi soltanto è lecito uccidere i malfattori, non già alle persone private.

Articolo 4

Se uccidere i malfattori sia lecito ai chierici

Ai chierici non è permesso uccidere.

Articolo 5

Se sia lecito il suicidio

Il suicidio è assolutamente illecito.

Articolo 6

Se in qualche caso sia lecito uccidere un innocente

In nessun caso è lecito uccidere un innocente.

Articolo 7

Se sia permesso uccidere per difendersi

Questa azione non può essere considerata illecita per il fatto che con essa si intende conservare la propria vita […]. Se però uno nel difendere la propria vita usa maggiore violenza del necessario, il suo atto è illecito. Se invece reagisce con  moderazione, allora la difesa è lecita […]. Quindi non è necessario per la salvezza dell’anima che uno rinunzi alla legittima difesa per evitare l’uccisione di altri […].

Articolo 8

Se chi uccide casualmente un uomo sia colpevole di omicidio

Le realtà casuali in quanto tali non sono peccati […]. Però, secondo il diritto, se uno provoca la morte di un uomo mentre compie una cosa illecita, oppure se mentre compie cose lecite non prende le dovute precauzioni, non può sfuggire al reato di omicidio.

 

Le altre ingiustizie che vengono commesse contro le persone

Articolo 1

Se la mutilazione di una persona sia lecita in qualche caso

Dalla pubblica autorità uno può essere privato di un membro per i delitti minori. Ciò però non è lecito ad alcuna autorità privata, nemmeno col consenso dell’interessato […].

Diversamente, se un membro è un focolaio di infezione per tutto il corpo, allora col consenso dell’interessato è lecita la sua asportazione per la salute di tutto il corpo […]. E lo stesso discorso vale per giustificare l’asportazione fatta per la volontà di colui al quale spetta la cura della salute di chi ha un membro malato. Mutilare invece qualcuno di un membro fuori di questi casi è assolutamente proibito.

Articolo 2

Se sia lecito ai genitori percuotere i figli, e ai padroni i loro schiavi

Può lecitamente percuotere soltanto chi ha un potere sulla persona che viene percossa.

Articolo 3

Se sia lecito incarcerare un uomo

Incarcerare o sequestrare in qualunque modo una persona è illecito, a meno che non lo si faccia secondo l’ordine della giustizia, o come castigo o come misura preventiva per evitare un delitto.

Articolo 4

Se un peccato venga aggravato per il fatto che le ingiurie suddette
vengano inflitte a persone congiunte ad altre persone

Quando si fa torto a una persona che è legata in qualche modo con un’altra, l’ingiuria colpisce due persone, perciò, a parità di condizioni, il peccato è più grave. Tuttavia può capitare che per certe circostanze sia più grave il peccato contro una persona priva di congiunti.

 

Il furto e la rapina

Articolo 1

Se il possesso di beni esterni sia naturale per l’uomo

Nella loro natura le cose esterne non sottostanno al potere dell’uomo, ma solo a quello di Dio, al cui cenno tutti gli esseri umani ubbidiscono. Secondo l’uso invece che di esse si può fare, l’uomo ha un dominio naturale sulle cose esterne.

Articolo 2

Se sia lecito all’uomo possedere in proprio qualcosa

Quanto alla facoltà di procurarli e di amministrarli, è lecito all’uomo possedere dei beni propri. Anzi, è anche necessario per tre motivi. Primo, perché ciascuno è più sollecito del proprio che del comune. Secondo, perché così le cose si svolgono con più ordine. Terzo, perché così è più garantita la pace, accontentandosi ciascuno del suo.

Quanto al loro uso, l’uomo non deve considerare le cose come esclusivamente proprie, ma come comuni: in modo cioè da metterle facilmente a disposizione nelle altrui necessità.

Articolo 3

Se il furto consista nel prendere di nascosto la roba altrui

Il furto è propriamente l’occulta asportazione della roba altrui.

Articolo 4

Se il furto e la rapina siano peccati specificamente distinti

La rapina e il furto sono peccaminosi per motivi diversi. E così sono specificamente distinti.

Articolo 5

Se il furto sia sempre un peccato

Qualsiasi furto è un peccato.

Articolo 6

Se il furto sia un peccato mortale

Il furto, essendo incompatibile con la carità, è un peccato mortale.

Articolo 7

Se sia lecito rubare per necessità

Le cose che uno ha in sovrappiù, per diritto naturale devono servire al sostentamento dei poveri […]. È lasciata all’arbitrio di ognuno l’amministrazione dei propri beni per soccorrere con essi chi è in necessità. Se però la necessità è così urgente ed evidente da esigere il soccorso immediato con le cose che si hanno a portata di mano […], allora uno può soddisfare il suo bisogno con la manomissione, sia aperta che occulta, della roba altrui.

Articolo 8

Se si possa compiere una rapina senza peccato

Chiunque come persona privata, senza essere investito di pubblici poteri, toglie ad altri una cosa con la violenza, agisce illecitamente e compie una rapina.

Articolo 9

Se il furto sia un peccato più grave della rapina

La rapina è un peccato più grave del furto.

 

Le ingiustizie del giudice nell’amministrazione della giustizia

Articolo 1

Se sia lecito giudicare una persona non soggetta alla propria autorità

Nessuno può giudicare una persona se essa non è in qualche modo soggetta alla sua autorità, o ordinaria o delegata.

Articolo 2

Se un giudice possa pronunziare una sentenza contro la verità
che egli personalmente conosce, stando alle deposizioni

Nel giudicare, il giudice deve procedere non come persona privata, ma in base a quanto conosce come persona pubblica […]. Tuttavia di certe conoscenze egli può servirsi per esaminare con più rigore le prove addotte, e scoprire l’[eventuale]inganno. Se però a norma del diritto non potesse respingerle, deve uniformarsi ad esse nel giudicare.

Articolo 3

Se un giudice possa condannare un imputato anche in mancanza di altri accusatori

Nelle cause criminali un giudice non può pronunziare una condanna senza l’accusa.

Articolo 4

Se un giudice possa condonare la pena

Al giudice è impedito di condonare la pena al reo per due motivi […].

I giudici subordinati non hanno il potere di condonare la pena al reo contro le leggi imposte dai superiori […]. Il principe invece, che è investito dei pieni poteri dello stato, può lecitamente assolvere il reo, qualora l’offeso voglia condonare l’ingiuria, se la cosa non pregiudica il bene pubblico.

 

Le ingiustizie relative all’accusa

Articolo 1

Se si sia tenuti ad accusare

Se il delitto è tale da costituire un danno per la società, si è tenuti ad accusare, purché si sia in grado di provare le accuse […]. Se invece non si tratta di un peccato che reca danno alla società, o se non è possibile raccogliere le prove occorrenti, non si è tenuti a presentare l’accusa.

Articolo 2

Se l’accusa debba essere fatta per iscritto

A ragione si è stabilito che l’accusa, al pari degli altri atti del processo, sia presentata per iscritto.

Articolo 3

Se l’accusa sia resa ingiusta dalla calunnia, dalla prevaricazione e dalla tergiversazione

L’accusa può essere viziata dalle tre cose indicate.

Articolo 4

Se l’accusatore incapace di provare le accuse sia tenuto alla pena del taglione

È giusto che colui che con l’accusa pone altri nel pericolo di una grave pena, subisca egli stesso una pena consimile.

 

I peccati contro la giustizia dalla parte del colpevole

Articolo 1

Se l’accusato possa negare, senza peccato mortale,
la verità che gli meriterebbe la condanna

L’accusato è strettamente tenuto a esporre la verità che il giudice esige da lui a norma del diritto […]. Se però il giudice chiedesse cose non esigibili a norma del diritto, l’accusato non sarebbe tenuto a rispondergli, ma potrebbe lecitamente evadere la domanda, o con l’appello o in altri modi; tuttavia non potrebbe dire una menzogna.

Articolo 2

Se sia lecito all’accusato difendersi con la falsità

Una cosa è tacere la verità e un’altra proferire una menzogna. Ora, la prima cosa in certi casi può essere permessa […]. Tuttavia in nessun caso è lecito proporre una menzogna […].

Perciò al reo che viene accusato è lecito difendersi nascondendo nei debiti modi la verità che non è tenuto a confessare […]. – Al contrario non gli è lecito dire il falso; e neppure ricorrere alla frode o all’inganno.

Articolo 3

Se sia lecito al colpevole sfuggire la sentenza ricorrendo in appello

Uno può appellare per due motivi. Primo, poiché è persuaso della giustizia della propria causa […]. E in tal caso è lecito appellare […].

Secondo, può darsi che uno appelli per rimandare il processo e la giusta sentenza contro di lui. E questo è un difendersi con la finzione, che è illecito.

Articolo 4

Se a un condannato a morte che lo possa fare sia lecito difendersi

Si può essere condannati a morte giustamente. E in tal caso al condannato non è lecito difendersi. Secondo, uno può essere condannato ingiustamente […]. Ora, come è lecito resistere ai briganti, così è lecito in tal caso resistere ai cattivi governanti: salvo però il pericolo di scandalo.

 

Le ingiustizie commesse dai testimoni

Articolo 1

Se tutti siano tenuti a rendere testimonianza

Se la testimonianza è richiesta autoritativamente da un superiore a cui si è tenuti a ubbidire in cose relative alla giustizia, allora non c’è dubbio che si è tenuti a rendere la testimonianza che viene richiesta a norma di legge […]. Se invece si richiedesse la testimonianza su altri delitti […], uno non è tenuto a testimoniare.

Se diversamente la testimonianza non è richiesta dall’autorità di un superiore, allora bisogna distinguere. Se la deposizione è richiesta per liberare un uomo da qualcosa di ingiusto, uno è tenuto a testimoniare. E anche se la sua testimonianza non fosse richiesta, uno è tenuto a fare quello che può per denunziare la verità.

Se invece si tratta di deporre per la condanna di una persona, allora non si è tenuti a rendere testimonianza se non si è costretti dall’autorità a norma di legge.

Articolo 2

Se basti la testimonianza di due o tre testimoni

Si richiedono due testimoni; oppure, per una maggiore certezza, anche tre, in modo da avere la perfezione della pluralità negli stessi testimoni.

Articolo 3

Se si possa escludere un testimone senza una sua colpa

La testimonianza di una persona può essere rifiutata sia per una colpa, sia anche senza una colpa.

Articolo 4

Se la falsa testimonianza sia sempre un peccato mortale

Per lo spergiuro la falsa testimonianza è sempre un peccato mortale; per la violazione della giustizia è grave nel suo genere; per la falsità in se stessa non è sempre un peccato mortale.

 

Le ingiustizie processuali degli avvocati

Articolo 1

Se gli avvocati siano tenuti a patrocinare le cause dei poveri

Un avvocato non è tenuto a patrocinare le cause dei poveri sempre, ma solo quando concorrono certe condizioni […]. – E lo stesso si dica per il medico a proposito della cura dei poveri.

Articolo 2

Se sia ragionevole che alcuni per legge siano esclusi dall’ufficio di avvocato

Coloro che mancano di certe qualità sono esclusi assolutamente dal compito di avvocato, sia per se stessi che per gli altri.

Articolo 3

Se l’avvocato pecchi nel difendere una causa ingiusta

Se un avvocato difende scientemente una causa ingiusta, senza dubbio fa un peccato mortale; ed è tenuto a riparare il danno incorso ingiustamente dalla parte contraria a motivo del suo intervento. Se invece difende una causa ingiusta per ignoranza, cioè pensando che sia giusta, allora è scusato nella misura in cui può scusare l’ignoranza.

Articolo 4

Se l’avvocato possa accettare del danaro per la sua opera

Se uno vende il suo patrocinio o il suo consiglio non agisce contro la giustizia. E lo stesso si dica del medico che si prende cura di un malato, e di tutti gli altri professionisti di questo genere […]. Se però uno esige più dell’onesto, pecca contro la giustizia.

 

La contumelia

Articolo 1

Se la contumelia consista in parole

Propriamente parlando, la contumelia consiste in parole […]. Tuttavia, in senso lato, si può parlare di contumelia anche nei fatti.

Articolo 2

Se la contumelia, o insulto, sia un peccato mortale

Nei peccati di parola si deve considerare specialmente con quali disposizioni d’animo uno si esprime. Ora, nell’insulto o contumelia l’intenzione è quella di distruggere con le parole l’onore di una persona. E questo è un peccato mortale non meno del furto o della rapina: una persona infatti ama il proprio onore non meno dei suoi beni materiali.

Se invece uno dice parole di insulto o di contumelia senza l’intenzione di disonorare il prossimo, ma per correggere o per altre cose del genere, allora egli dice una contumelia non formalmente e propriamente, ma accidentalmente e solo materialmente […]. Per cui in certi casi questo fatto può dar luogo a un peccato veniale; e in altri a nessun peccato.

Articolo 3

Se si sia tenuti a sopportare gli insulti che si ricevono

Siamo tenuti ad avere l’animo preparato a sopportare gli insulti quando ciò è richiesto. In certi casi però è necessario respingere le ingiurie, o per il bene di chi insulta, o per il bene di altri.

Articolo 4

Se gli insulti nascano dall’ira

L’insulto nasce soprattutto dall’ira.

 

La detrazione o maldicenza

Articolo 1

Se la detrazione sia
«una denigrazione della fama altrui con parole dette di nascosto»

Si può danneggiare il prossimo con le parole in due modi: apertamente con la contumelia, di nascosto con la maldicenza, o detrazione.

Articolo 2

Se la detrazione sia un peccato mortale

La maldicenza di per sé è un peccato mortale.

Tuttavia capita talora che uno dica delle parole che intaccano la fama del prossimo non perché egli lo vuole, ma per altri motivi. E questa non è una detrazione in senso vero e proprio, ma lo è solo materialmente, in modo accidentale.

Uno poi è tenuto alla restituzione della fama, come di qualsiasi cosa rubata.

Articolo 3

Se la detrazione sia il più grave dei peccati contro il prossimo

I peccati che vengono commessi contro il prossimo vanno giudicati di per sé in rapporto al danno che arrecano […]. Perciò la detrazione, per il suo genere, è un peccato più grave del furto; è però meno grave dell’omicidio e dell’adulterio. – L’ordine tuttavia può essere mutato per delle circostanze aggravanti o attenuanti.

Accidentalmente poi la gravità del peccato dipende anche dal soggetto. E sotto questo aspetto i peccati di lingua hanno maggiori attenuanti.

Articolo 4

Se chi ascolta la maldicenza senza reagire pecchi gravemente

Se uno ascolta le detrazioni senza reagire, approva chi le fa, e quindi è partecipe del suo peccato. Se poi si lascia indurre alla maldicenza, oppure ne prova piacere per odio verso la persona che ne è vittima, allora non pecca meno di chi sparla del prossimo: anzi, di più, in certi casi […].

Se invece il peccato dispiace, ma si omette di reagire alla maldicenza per timore, o per negligenza, o per rispetto umano, allora si pecca, però in modo assai meno grave di chi sparla e per lo più venialmente.

 

La mormorazione o sussurrazione

Articolo 1

Se la mormorazione sia un peccato distinto dalla maldicenza

La mormorazione, o sussurrazione, e la maldicenza coincidono nella materia, e anche nella forma, ma differiscono nel fine. Poiché il maldicente mira a denigrare la fama del prossimo, mentre il mormoratore mira a distruggere l’amicizia.

Articolo 2

Se la maldicenza sia un peccato più grave della mormorazione

La mormorazione è un peccato più grave della maldicenza, e anche della contumelia.

 

La derisione

Articolo 1

Se la derisione sia un peccato speciale

Il peccato di derisione è distinto dai peccati precedenti.

Articolo 2

Se la derisione possa essere un peccato mortale

Quando deridere significa disprezzare si ha un peccato mortale.

E la derisione è tanto più grave quanto maggiore è il rispetto dovuto alla persona derisa.

 

La maledizione

Articolo 1

Se sia lecito maledire qualcuno

Si ha la vera maledizione quando uno comanda o desidera il male altrui in quanto male, avendo di mira quasi il male stesso. E questa maledizione è sempre illecita.

Articolo 2

Se sia lecito maledire una creatura priva di ragione

Maledire le cose prive di ragione in quanto sono creature di Dio è un peccato di bestemmia. – Maledirle per se stesse è cosa inutile e vana, e quindi illecita.

Articolo 3

Se maledire sia un peccato mortale

Vista nel suo genere, la maledizione è un peccato mortale. E tanto più grave quanto più siamo tenuti ad amare e a rispettare la persona che malediciamo […].

Talora però la maledizione è un peccato veniale, o per la lievità del male che viene augurato, oppure per il sentimento di chi proferisce le parole di maledizione, che può essere dovuto a un lieve moto di passione, o a qualche altro moto improvviso.

Articolo 4

Se la maledizione sia un peccato più grave della maldicenza

Ordinariamente la maldicenza è un peccato più grave della semplice maledizione, che esprime un desiderio. Invece la maledizione che si esprime sotto forma di comando, avendo l’aspetto di causa, può essere un peccato più grave della maldicenza, se vuole infliggere un danno più grave della denigrazione della fama, o più leggero. se il danno è minore.

 

La frode che viene commessa nelle compravendite

Articolo 1

Se sia lecito vendere una cosa per più di quanto vale

Usare la frode per vendere una cosa a un prezzo più alto del giusto è sempre un peccato […].

Vendere a più o comprare a meno di quanto la cosa costa è un atto ingiusto e illecito.

Articolo 2

Se la vendita sia resa ingiusta e illecita per un difetto della cosa venduta

Se il venditore ne ha coscienza commette una frode nella vendita, per cui la vendita è illecita ed egli è tenuto alla restituzione.

Articolo 3

Se il venditore sia tenuto a dichiarare i difetti di ciò che vende

Se il difetto è nascosto il venditore è obbligato a denunziarlo.

Se invece il difetto è evidente e il venditore pensa da se stesso a ridurre debitamente il prezzo, allora non è tenuto a denunziarlo.

Articolo 4
Se commerciando sia lecito vendere una cosa a più di quanto fu comprata

Considerato in se stesso, il commercio ha una certa sconvenienza […]. Però il guadagno, che è il fine del commercio, non implica nella sua natura alcunché di peccaminoso o di immorale. Perciò nulla impedisce di ordinare il guadagno a qualche fine necessario, o anche onesto. E in questo caso il commercio è lecito.

 

Il peccato di usura

Articolo 1

Se sia un peccato percepire l’usura per il danaro prestato

Percepire l’usura, o interesse, per il denaro prestato è di per sé un’ingiustizia […].

Quindi, come l’uomo è tenuto a restituire le altre cose ingiustamente acquistate, così è tenuto a farlo per il danaro ricevuto come usura o interesse.

Articolo 2

Se per il danaro prestato uno possa richiedere qualche altro vantaggio

Incorre in un peccato consimile chi per un patto tacito o espresso percepisce altre cose valutabili in danaro. Se però uno riceve di queste cose senza esigerle, e senza obbligazioni tacite o espresse, ma solo come dono gratuito, allora non pecca […]. – È lecito inoltre esigere ricompense non misurabili col danaro: come la benevolenza e l’amore, o altre cose del genere.

Articolo 3

Se uno sia tenuto a restituire tutto il guadagno fatto con l’usura

Uno è tenuto a restituire tutto, e anche gli eventuali frutti di tali beni.

Articolo 4

Se sia lecito prendere del danaro prestato a usura

Non può mai essere lecito indurre una persona a prestare a usura; tuttavia ricevere un prestito in questo modo da parte di chi è già disposto a farlo ed esercita l’usura, è lecito per un qualche bene, cioè per far fronte alla necessità propria o altrui.