Gola (II-II, 148)

La gola

Articolo 1

Se la gola sia un peccato

La gola è un peccato.

Articolo 2

Se il peccato di gola sia mortale

Se il peccato di gola consiste in un disordine della concupiscenza che distoglie dal fine ultimo, allora è un peccato mortale […]. – Se invece il disordine della concupiscenza nel peccato di gola si limita ai soli mezzi, cioè al fatto che uno brama troppo i piaceri dei cibi, ma non fino al punto di mettersi per questo contro la legge di Dio, allora il peccato di gola è veniale.

Articolo 3

Se la golosità sia il più grave dei peccati

In rapporto alla materia del peccato il peccato di gola non può essere il più grave […]. – Secondo, in rapporto al soggetto che pecca, il peccato di gola è più diminuito che aggravato. – Terzo, in rapporto agli effetti che ne derivano, il vizio della gola ha una certa gravità, quale occasione di altri peccati.

Articolo 4

Se le specie del peccato di gola siano enumerate convenientemente

Esse sono: con lusso, con raffinatezza, eccessivamente, prima del tempo, voracemente. Oppure [Sant’Isidoro], il goloso esagera nel mangiare per «la qualità, la quantità, il modo, il tempo».

Articolo 5

Se la gola sia un vizio capitale

Il vizio della gola, che ha per oggetto i piaceri del tatto, che sono i più intensi, è posto giustamente fra i vizi capitali.

Articolo 6

Se siano ben determinate le cinque figlie della gola

Vanno posti fra le sue figlie quei vizi che derivano dal piacere disordinato del mangiare e del bere […]. Essi sono: l’ottusità della mente nell’intendere, la sciocca allegria, il multiloquio, la scurrilità.

Per quanto riguarda il corpo abbiamo poi l’immondezza.