Gratitudine (II-II, 106)

La riconoscenza o gratitudine

Articolo 1

Se la gratitudine sia una virtù specificamente distinta dalle altre

Dopo la religione, che ci fa rendere a Dio il culto dovuto, dopo la pietà, che ci fa onorare i genitori, e dopo l’osservanza, che ci fa rispettare le autorità, vi è pure la riconoscenza o gratitudine, che ci spinge a ringraziare i benefattori. Ed essa si distingue dalle virtù sopra ricordate come una realtà di ordine inferiore si distingue da quelle superiori di cui non raggiunge la perfezione.

Articolo 2

Se sia più tenuto a ringraziare Dio l’innocente o il peccatore pentito

In base alla grandezza del dono l’innocente è tenuto a una maggiore gratitudine […].

In base alla maggiore gratuità il peccatore pentito è tenuto a ringraziare più dell’innocente […]. Perciò, sebbene il dono offerto all’innocente considerato in se stesso sia più grande, tuttavia il dono fatto al penitente è maggiore in rapporto a lui. Come un piccolo dono fatto a un povero può essere maggiore di un grande dono fatto a un ricco.

Articolo 3

Se si sia tenuti a ringraziare tutti i benefattori

L’ordine naturale esige che il beneficato si volga con la sua riconoscenza verso il benefattore, secondo le condizioni rispettive […]. Al benefattore come tale si deve onore e rispetto, avendo egli natura di principio; tuttavia accidentalmente, cioè in caso di necessità, gli si deve pure aiuto e sostentamento.

Articolo 4

Se il beneficio vada ricompensato immediatamente

Quanto ai sentimenti, il ringraziamento deve essere immediato […]. Diversamente, per il dono si deve attendere che la ricompensa giunga al momento opportuno.

Articolo 5

Se la riconoscenza debba adeguarsi ai sentimenti del benefattore o al beneficio

Nell’uomo Il compenso della riconoscenza bada più ai sentimenti che al beneficio ottenuto.

Articolo 6

Se nel ricompensare si debba dare più di quanto si è ricevuto

Il compenso della gratitudine tende, nei limiti del possibile, a dare qualcosa in più.