GRAZIA, divisione (3, 150. 154)

(III, 150) Il predetto aiuto divino è detto grazia. Che cosa sia la grazia «gratum faciens», o santificante

Dato che l’aiuto divino concesso all’uomo previene ogni merito, come abbiamo appena visto [c. prec.], ne segue che tale aiuto è dato gratuitamente, ed era giusto che prendesse il nome di grazia. Rm 11,6: «Se è grazia non è dalle opere, altrimenti la grazia non è più grazia» […]. Questo aiuto però è chiamato grazia non solo perché è dato gratuitamente, ma anche perché rende l’uomo gradito (gratum) a Dio. Ora, è necessario che nell’uomo che ne è gratificato questa grazia sia qualcosa come una forma e una perfezione personale. Infatti: Ciò che è orientato a un fine è necessario che abbia un ordinamento continuo verso di esso […]. Dunque la grazia santificante è una forma o perfezione permanente dell’uomo, anche quando egli non agisce. La grazia di Dio è presentata dalla Scrittura come una luce. Ef 5,18: «Un tempo eravate tenebre, ma ora siete luce nel Signore». Ed è giusto che sia chiamata luce, ossia principio della visione, quella perfezione con la quale l’uomo viene condotto all’ultimo fine, che consiste nella visione di Dio. Viene così esclusa l’opinione di alcuni secondo i quali la grazia di Dio non porrebbe nulla nell’essere umano […]. Infatti l’amore divino causa il bene che ama in un altro; non sempre invece è così nell’amore umano.

(III, 151) La grazia santificante causa in noi l’amore verso Dio

Infatti l’intenzione principale di chi ama è di essere riamato, attraendo l’amato al proprio amore: e se ciò non accade, l’amore finisce per dissolversi. Quindi dalla grazia santificante deriva che la persona ami Dio. «È proprio degli amici volere e non volere la stessa cosa, e delle stesse cose rallegrarsi e rattristarsi». Dunque dalla grazia santificante l’uomo è reso amante di Dio, poiché da essa l’uomo è guidato verso il fine a lui comunicato da Dio. Di qui le parole dell’Apostolo in Rm 5,5: «La carità di Dio è stata effusa nei nostri cuori dallo Spirito Santo che ci è stato dato». Inoltre a coloro che lo amano il Signore ha promesso la visione di se stesso [Gv 14,21]: «Chi mi ama sarà amato dal Padre mio: e io lo amerò, e gli manifesterò me stesso». Perciò è evidente che la grazia, che guida verso il fine che è la visione di Dio, causa in noi l’amore di Dio.

(III, 152) La grazia di Dio causa in noi la fede

Il moto con il quale siamo guidati all’ultimo fine della grazia, è volontario [cf. c. 148]. Ora, non può esserci un moto volontario verso qualcosa se questo qualcosa non è conosciuto. Quindi la grazia deve prestabilire in noi la conoscenza dell’ultimo fine, affinché volontariamente ci dirigiamo verso di esso. Questa conoscenza però nello stato presente non può essere secondo una visione aperta, come si è dimostrato [cc 48 e 52]. Dovrà essere quindi una conoscenza per fede. All’uomo, per conseguire l’ultimo fine, viene concessa una perfezione superiore alla sua natura, cioè la grazia, come abbiamo visto [cf. c. 150]. Bisogna quindi che anche al di sopra della conoscenza naturale sia concessa all’uomo una certa conoscenza che superi la ragione naturale. E questa è la conoscenza della fede, che ha per oggetto realtà che non si possono vedere con la ragione naturale.

(III, 153) La grazia di Dio causa in noi la speranza

In ogni persona che ama nasce il desiderio di unirsi per quanto possibile all’amato […]. Ora, la fede mostra che è possibile l’unione dell’uomo con Dio in quella perfetta fruizione in cui consiste la beatitudine. Di qui nasce la speranza.

(III, 154) I doni della grazia «gratis data»

Questi doni sono così descritti dall’Apostolo [1Cor 12, 8-10]: «All’uno è data dallo Spirito la parola della sapienza; a un altro la parola della scienza, secondo il medesimo Spirito; a un altro la fede nel medesimo Spirito; a un altro il dono delle guarigioni nell’identico Spirito; a un altro l’operazione dei prodigi; a un altro la profezia; a un altro il discernimento degli spiriti; a un altro la varietà delle lingue; a un altro l’interpretazione dei discorsi».