INTELLETTO ANGELICO (2, 96-101; 3, 49)

(II, 96) Le sostanze separate non ricevono la conoscenza dagli oggetti sensibili

Tutte le sostanze conoscitive che ricevono la conoscenza dagli oggetti sensibili hanno la conoscenza sensitiva, e di conseguenza hanno un corpo loro unito naturalmente, non potendo esserci conoscenza sensitiva senza un organo corporeo, che gli angeli non hanno. Quindi … L’intelletto delle sostanze separate, essendo superiore al nostro intelletto, non ha per oggetto gli intelligibili ricavati dalle realtà sensibili, ma le cose che sono per se stesse intelligibili in atto. È chiaro inoltre che nella loro attività intellettiva non si mescola il tempo, poiché gli intelligibili in atto, come sono fuori del luogo, così sono anche fuori del tempo.

(II, 97) L’intelletto delle sostanze separate è sempre in atto

Una realtà che talora è in atto e talora in potenza è misurata dal tempo. Ora, come si è visto [c. prec.], tale non è l’intelletto delle sostanze separate. Quindi …

(II, 98) In che modo una sostanza separata conosce l’altra

Se è vero che le sostanze separate conoscono, come abbiamo visto [c. 96], le realtà intelligibili per se stesse, e che le sostanze separate sono intelligibili in tal modo poiché l’immunità dalla materia rende qualsiasi cosa intelligibile per se stessa [c. 82; cf. I, c. 44], ne viene che le sostanze separate intendono, come loro oggetto proprio, le sostanze separate. Ciascuna quindi conoscerà se stessa e le altre […], e conosce se stessa mediante la propria essenza, non mediante la specie delle altre.

(II, 99) Le sostanze separate conoscono le realtà materiali

Essendo il loro intelletto naturalmente perfetto, dato che è totalmente in atto, bisogna che abbracci universalmente il proprio oggetto, che è l’ente intelligibile. Ora, nell’ente intelligibile entrano anche le specie delle realtà materiali. Quindi la sostanza separata le conosce.

(II, 100) Le sostanze separate conoscono i singolari

Ciò che rientra nelle capacità di una virtù inferiore rientra anche in quelle di una virtù superiore […]. Ora, l’anima umana in ordine di natura è inferiore alle sostanze separate. E tuttavia essa può conoscere sia gli universali che i singolari mediante due principi, che sono il senso e l’intelletto. Dunque le sostanze separate, che sono più alte, conoscono anch’esse gli uni e gli altri in modo più elevato mediante un unico principio, ossia con l’intelletto.

(II, 101) Se le sostanze separate con la loro conoscenza naturale conoscano simultaneamente tutte le cose

Nell’intelletto delle sostanze separate vi è una certa successione di atti intellettivi. Non però il moto, propriamente parlando: poiché l’atto non segue a una potenza, ma a un altro atto. L’intelletto di Dio, invece, conoscendo tutte le cose mediante quell’unica realtà che è la sua essenza, e per il fatto che la sua azione si identifica con l’essenza stessa, intende simultaneamente tutte le cose. E così nella sua intelligenza è esclusa qualsiasi successione, ma il suo intendere è tutto simultaneamente perfetto, e dura per tutti i secoli dei secoli. Amen.

(III, 49) Le sostanze separate non vedono Dio per essenza, in quanto lo conoscono attraverso la loro essenza

Ogni essere creato rientra nei limiti di un genere, o di una specie. L’essenza divina invece è illimitata, abbracciando tutte le perfezioni dell’essere, come abbiamo visto nel Primo Libro (cc. 28 e 43). È quindi impossibile che qualcosa di creato veda l’essenza divina. Tutte le specie intelligibili con le quali è possibile intendere l’essenza di una cosa abbracciano ed esauriscono la cosa che rappresentano: infatti le espressioni che indicano l’essenza le chiamiamo termini o definizioni. Ora, è impossibile che un’immagine creata rappresenti Dio nella sua totalità, poiché ogni immagine creata è limitata a un genere determinato; non così invece Dio, come abbiamo visto [I, cc. 28 e 43]. Non è dunque possibile che l’essenza divina sia conosciuta mediante un’immagine creata.