Intelletto umano, modo di conoscenza (I, 84-89)

La conoscenza dell’anima unita al corpo
rispetto alle realtà materiali ad essa inferiori

Articolo 1

Se l’anima conosca i corpi mediante l’intelletto

L’anima, mediante l’intelletto, conosce i corpi con una conoscenza immateriale, universale e necessaria.

Articolo 2

Se l’anima conosca gli enti corporei mediante la propria essenza

Solo Dio conosce tutto mediante la propria essenza; non invece l’anima umana, e neppure l’angelo.

Articolo 3

Se l’anima conosca tutte le cose per mezzo di idee innate

L’anima conoscitiva è in potenza a conoscere sia le immagini che sono i principi della sensazione, sia le immagini che sono i principi dell’intellezione.

È chiaro poi che non conosce gli enti materiali servendosi di idee in essa innate.

Articolo 4

Se le idee derivino nell’anima da certe forme separate

Le idee mediante cui la nostra anima intende non derivano da forme separate.

Articolo 5

Se l’anima intellettiva conosca le realtà materiali nelle nozioni eterne

Una cosa può essere conosciuta in un’altra in quanto è inclusa nell’oggetto conosciuto: e in questo senso l’anima, nello stato della vita presente, non può vedere le cose nelle nozioni eterne, mentre così le vedono i beati, che vedono Dio e in lui tutte le cose.

Oppure una cosa è conosciuta in un’altra in quanto quest’ultima ne è il principio di conoscenza. E in questo senso bisogna dire che l’anima conosce tutto nelle nozioni eterne, poiché in forza della loro partecipazione noi conosciamo tutte le cose.

Tuttavia per la conoscenza delle realtà materiali ci sono richieste anche le specie intellettive ricevute dalle cose, per cui non basta la sola partecipazione alle nozioni eterne.

Articolo 6

Se la conoscenza intellettiva derivi dalle realtà sensibili

Dalla parte dei fantasmi (o immagini) l’attività intellettiva è causata dai sensi, in quanto la conoscenza sensitiva è in un certo qual modo la materia su cui la causa [cioè l’intelletto agente] agisce.

Articolo 7

Se l’intelletto possa avere l’intellezione attuale
mediante le specie intelligibili che già possiede, senza volgersi ai fantasmi

È per noi impossibile nella vita presente formare un giudizio intellettivo perfetto senza volgersi ai fantasmi.

Articolo 8

Se l’atto intellettivo del giudizio sia ostacolato dall’assopimento dei sensi

Non è possibile formare un giudizio intellettivo perfetto quando sono assopiti i sensi, con i quali conosciamo la realtà sensibile.

 

Procedimento e sviluppi dell’intellezione

Articolo 1

Se il nostro intelletto intenda le realtà corporee e materiali astraendole dai fantasmi

È necessario affermare che il nostro intelletto conosce le realtà materiali mediante l’astrazione dai fantasmi.

Articolo 2

Se le specie intelligibili astratte dai fantasmi siano l’oggetto della nostra intellezione

Le specie intelligibili sono il mezzo di cui l’intelletto si serve per conoscere […].

In un secondo tempo però la specie intellettiva è anche oggetto di intellezione. Tuttavia l’oggetto primario dell’intellezione rimane la realtà di cui l’idea è un’immagine rappresentativa.

Articolo 3

Se nella nostra conoscenza intellettiva i primi dati siano quelli più universali

La conoscenza dei singolari è per l’uomo anteriore a quella degli universali, come la conoscenza sensitiva è anteriore a quella intellettiva. Però, sia per i sensi che per l’intelletto, la conoscenza più comune precede quella meno comune.

Articolo 4

Se sia possibile conoscere molte cose simultaneamente

L’intelletto può intendere più cose insieme in quanto formano un’unità, non in quanto formano una pluralità.

Articolo 5

Se il nostro intelletto intenda componendo e dividendo [i concetti]

È una necessità per l’intelletto umano conoscere mediante composizione e divisione di concetti.

Articolo 6

Se l’intelletto possa ingannarsi

Sulla quiddità [o essenza] delle cose l’intelletto non si inganna. Può invece ingannarsi sui dati annessi alla quiddità […]. – Tuttavia l’intelletto si può ingannare, accidentalmente, sulla quiddità quando si tratta di esseri composti.

Articolo 7

Se uno possa intendere una cosa meglio di un altro

In rapporto all’oggetto conosciuto non è possibile che uno intenda la stessa cosa più di un altro; lo può invece in rapporto al soggetto conoscente.

Articolo 8

Se l’intelletto conosca le realtà indivisibili prima di quelle divisibili

Un’unità può essere indivisibile in tre modi: come il continuo [nell’estensione e nel tempo], che è indiviso in atto e divisibile in potenza, e allora tale realtà è conosciuta da noi prima della sua divisione nelle varie parti. – Secondo, può dirsi indivisibile una cosa considerata nella sua specie, come la nozione di uomo. E anche in questo caso l’indivisibile è conosciuto prima della divisione nelle sue parti essenziali. – Terzo, c’è un indivisibile che è del tutto indivisibile, come il punto e l’unità, che non sono divisibili né in atto né in potenza. E tale indivisibile non è da noi conosciuto immediatamente, ma mediante la negazione della divisibilità.

 

Gli aspetti della realtà materiale conosciuti dal nostro intelletto

Articolo 1

Se il nostro intelletto conosca i singolari

Il nostro intelletto non è in grado di conoscere in modo diretto e immediato il singolare delle realtà corporee […]. Tuttavia esso è in grado di conoscere i singolari indirettamente, mediante una certa riflessione [cioè con il ritorno al fantasma].

Articolo 2

Se il nostro intelletto possa conoscere infinite cose

Il nostro intelletto non può conoscere infinite cose né in modo attuale, né in modo abituale, ma solo in modo potenziale.

Articolo 3

Se l’intelletto conosca le realtà contingenti

Le realtà contingenti, in quanto contingenti, sono conosciute direttamente dai sensi e indirettamente dall’intelletto; i dati universali e necessari, invece, sono conosciuti direttamente dall’intelletto.

Articolo 4

Se il nostro intelletto conosca le realtà future

In se sesse le realtà future non possono essere conosciute se non da Dio […]. Se però le realtà future vengono considerate come preesistenti nelle loro cause, allora possono essere conosciute anche da noi. E se sono precontenute nelle loro cause in modo da derivarne per necessità, allora sono conosciute con certezza scientifica […]. Se invece sono precontenute nelle loro cause in modo da derivarne non sempre, ma nella maggioranza dei casi, allora possono essere conosciute con una probabilità più o meno certa.

 

In che modo l’anima intellettiva
conosca se stessa e quanto in essa si trova

Articolo 1

Se l’anima intellettiva conosca se stessa mediante la propria essenza

Il nostro intelletto conosce se stesso non mediante la propria essenza, ma mediante il proprio atto.

Articolo 2

Se il nostro intelletto conosca immediatamente nella loro essenza gli abiti dell’anima

L’abito, non avendo in se stesso la pienezza dell’atto, non può essere conosciuto se non mediante il suo atto.

Articolo 3

Se l’intelletto conosca il proprio atto

Essendo l’oggetto primario dell’intelletto umano non la propria essenza, ma la natura degli enti, questo è l’oggetto che viene conosciuto per primo, mentre in secondo luogo viene conosciuto l’atto stesso che serve per conoscere l’oggetto, e alla fine, mediante questo atto, si giunge a conoscere l’intelletto medesimo, che ha la sua perfezione nello stesso conoscere.

Articolo 4

Se l’intelletto conosca l’atto della volontà

L’atto della volontà è conosciuto dall’intelletto.

 

In che modo l’anima conosca le realtà ad essa superiori

Articolo 1

Se l’anima umana nella vita presente possa avere la conoscenza immediata delle sostanze immateriali

Secondo lo stato della vita presente noi non raggiungiamo la conoscenza diretta delle sostanze immateriali, né per mezzo dell’intelletto possibile, né per mezzo dell’intelletto agente.

Articolo 2

Se il nostro intelletto possa raggiungere la conoscenza delle sostanze immateriali mediante la conoscenza delle realtà materiali

Attraverso le sostanze materiali non potremo mai comprendere perfettamente le sostanze immateriali.

Articolo 3

Se Dio sia il primo oggetto conosciuto dalla mente umana

Assolutamente parlando, dobbiamo dire non che Dio è il primo oggetto della nostra conoscenza, ma piuttosto che noi arriviamo a conoscerlo attraverso le creature […]. Il primo oggetto da noi conosciuto nello stato della vita presente è invece l’essenza delle realtà materiali.

 

La conoscenza dell’anima separata

Articolo 1

Se l’anima separata possa avere l’intellezione di qualcosa

L’anima è unita al corpo a proprio vantaggio, e per conoscere mediante i fantasmi [ossia le immagini]; tuttavia può esistere separata dal corpo, e avere un processo intellettivo diverso.

Articolo 2

Se l’anima separata conosca le sostanze separate [ossia gli angeli]

L’anima ha una conoscenza perfetta delle anime separate, mentre degli angeli l’ha imperfetta e difettosa, parlando sempre della sola conoscenza naturale.

Articolo 3

Se l’anima separata conosca tutta la realtà fisica

Le anime separate avranno una conoscenza non certa e propria, ma generica e confusa di tutta la realtà fisica.

Articolo 4

Se l’anima separata conosca i singolari

Le anime separate conoscono alcuni singolari, ma non tutti. Anzi, neppure tutti quelli del presente.

Articolo 5

Se nell’anima separata rimangano gli abiti scientifici acquisiti in vita

Gli abiti scientifici, per quanto si trova nell’intelletto, rimangono nell’anima separata.

Articolo 6

Se gli atti della scienza acquisita in questo mondo rimangono nell’anima separata

L’atto della scienza acquisita quaggiù rimane nell’anima separata, ma il modo non è identico.

Articolo 7

Se la lontananza impedisca la conoscenza dell’anima separata

La lontananza in nessun modo può impedire la conoscenza dell’anima separata.

Articolo 8

Se le anime separate conoscano gli avvenimenti di questo mondo

Quanto alla conoscenza naturale, li ignorano. Quando alla conoscenza delle anime beate, invece, sembra più giusto ritenere che le anime ammesse alla visione di Dio conoscano tutti gli avvenimenti attuali di questo mondo.