Invidia (II-II, 36)

L’invidia

Articolo 1

Se l’invidia sia una tristezza

Se uno si rattrista del bene di un altro in quanto è per lui nocivo, tale tristezza non è invidia, ma è piuttosto un effetto del timore. Il bene altrui però può essere creduto un male proprio in quanto sminuisce la propria gloria, o la propria eccellenza. Ed è in questo modo che si rattrista del bene altrui l’invidia.

Articolo 2

Se l’invidia sia un peccato

Se uno si rattrista del bene di un altro nel timore di riceverne un danno, tale tristezza non è invidia, e può essere senza peccato […].

Secondo, si può essere addolorati del bene di un altro […] perché esso manca a noi. E ciò propriamente è zelo, o gelosia […]. E se questa gelosia riguarda i beni onesti è cosa lodevole […]. Se invece ha per oggetto i beni temporali, può essere o non essere peccaminosa.

Terzo, uno può rattristarsi dei beni altrui perché colui che ne gode ne è indegno […]. Questa tristezza è proibita dalla Sacra Scrittura.

Quarto, uno può rattristarsi dei beni di un altro per il fatto che costui ha dei beni più grandi dei suoi. E questa è propriamente l’invidia. Ed è sempre una cosa cattiva.

Articolo 3

Se l’invidia sia un peccato mortale

L’invidia per il suo genere è un peccato mortale.

Articolo 4

Se l’invidia sia un vizio capitale

L’invidia è un vizio capitale.