MAGIA (3, 104-107)

(III, 104) Le opere della magia non derivano solo dall’influsso dei corpi celesti

Essendo impossibile che da dei principi corporei possa venire causata un’intellezione [cf. 84], è impossibile che gli effetti propri di una natura intellettiva possano essere causati dalla virtù di un corpo celeste. Ora, nelle suddette opere magiche si riscontrano fenomeni che sono funzioni proprie della natura intellettiva. Quindi … – Il parlare stesso è un atto proprio della natura ragionevole. Ora, nei fenomeni suddetti appaiono degli esseri che parlano, e che ragionano di vari argomenti. Quindi … La capacità di muoversi deriva dall’anima, poiché è proprietà esclusiva degli esseri animati muovere se stessi. Ora, è risaputo che per le arti magiche qualche statua si è mossa, e ha parlato. E così come sopra. Questa opinione è condannata anche dalla parola di Dio. Infatti si legge [Sal 134,15 ss.]: «Le statue delle genti sono argento e oro, opera delle mani dell’uomo. Hanno bocca e non parlano […], non c’è respiro nella loro bocca». Non si deve negare però in modo assoluto che nelle arti magiche qualcosa possa derivare dalla virtù dei corpi celesti, ma limitatamente a quegli effetti che certi corpi terrestri sono in grado di produrre con la virtù di quei corpi.

(III, 105) Da dove deriva l’efficacia delle arti magiche

È facile scoprirlo se teniamo presente il modo in cui vengono esercitate. Infatti: Con lo studio non si può acquistare la virtù di fare, ma solo la conoscenza di qualcosa. Ora, alcuni acquistano l’abilità nell’esercitare le arti magiche con lo studio. Per cui in essi non c’è una virtù per produrre tali effetti , ma solo una conoscenza […]. Si deve così concludere che questi effetti vengono compiuti da qualche intelligenza a cui sono indirizzate le parole del mago che le proferisce. E ne abbiamo un indizio dal fatto che le formule magiche vengono denominate invocazioni, suppliche, scongiuri e persino comandi, come di uno che parli con un altro. Nelle pratiche di quest’arte vengono usati dei caratteri e delle figure determinate […], e si deve dire che i maghi se ne servono solo come di segni […]. Ora, dei segni ci serviamo solo per comunicare con altri esseri intelligenti. Perciò le arti magiche derivano la loro efficacia da quell’essere intelligente al quale il mago rivolge le parole.

(III, 106) Le sostanze intellettive che danno efficacia alle arti magiche non sono moralmente buone

Prestare aiuto in cose contrarie alla virtù non compete a un’intelligenza ben disposta. Ora, è tale aiuto che viene offerto in queste pratiche, poiché per lo più esse vengono esercitate per procurare adulteri, furti, omicidi e altri malefici, cosicché coloro che le esercitano sono chiamati stregoni. Perciò la natura intellettiva sul cui aiuto si fondano le arti magiche non è ben disposta quanto alla virtù. Un’intelligenza moralmente buona non può offrire familiarità e protezione a soggetti scellerati, preferendoli alle persone migliori. Ora, per lo più attendono a queste arti uomini malefici. Dunque la natura intellettiva dal cui aiuto le arti magiche ricevono efficacia non è ben disposta secondo la virtù. – E si può continuare.

(III, 107) Le sostanze intellettive di cui si servono le arti magiche non sono cattive per natura

A ciò a cui una certa cosa tende naturalmente, essa non tende accidentalmente (per accidens), ma direttamente (per se), come un corpo pesante verso il basso. Se quindi le suddette sostanze intellettive fossero cattive per natura, tenderebbero al male naturalmente. Quindi non per accidens ma per se. Ciò però è impossibile, poiché sopra [cc. 3 ss.] abbiamo dimostrato che tutte le cose per se tendono al bene, e nessuna tende al male se non per accidens. Di qui il titolo. Ogni ente possiede il proprio essere secondo la modalità della sua natura. Ora l’essere, in quanto tale, è buono, e ne è segno il fatto che «tutte le cose desiderano il bene». Se quindi tali sostanze secondo la loro natura fossero cattive nessuna di esse avrebbe l’essere. – E così di seguito.