MANICHEI (4, 29)

(IV, 29) L’errore dei Manichei riguardo all’Incarnazione

I Manichei affermavano che il Figlio di Dio avrebbe assunto un corpo non vero, ma immaginario. Perciò egli non poteva essere un uomo vero, ma apparente; né di conseguenza sarebbero state vere le cose che egli compì in quanto uomo, ossia il fatto che nacque, mangiò, bevve, camminò, patì e fu sepolto; cose che sarebbero esistite solo in una certa simulazione. Essi quindi riducono il mistero dell’Incarnazione a una specie di finzione. Ora, questa tesi prima di tutto distrugge l’autorità della Scrittura, la quale afferma in Gv 1,14 che «Il Verbo si è fatto carne». E così pure la Scrittura mentirebbe nell’affermare che Gesù Cristo ha camminato e mangiato, morì e fu sepolto, se queste cose accaddero solo in un’apparizione immaginaria. Se d’altra parte anche in una cosa minima si viene a infirmare l’autorità della Scrittura, non ci potrà essere più nulla di sicuro nella nostra fede, che si basa sulla Sacra Scrittura, secondo l’affermazione di Gv 20,31: «Queste cose sono state scritte perché crediate» […]. Del resto la Scrittura esclude esplicitamente il sospetto che in Cristo ci fosse un fantasma di uomo. Per esempio si legge in Mt 14,26 che «i discepoli, vedendo Gesù camminare sulle acque, si turbarono, poiché dicevano: È un fantasma!». Ma il Signore si affrettò a eliminare il loro sospetto […]. Ancora più espressamente il Signore dice in Lc 24,39: «Toccate e guardate: uno spirito non ha carne e ossa come vedete che io ho». Giovanni, all’inizio della sua prima lettera, scrive: «Quello che abbiamo visto con i nostri occhi, quello che abbiamo contemplato e le nostre mani hanno toccato del Verbo della vita, noi lo attestiamo». – E ci sono ancora altri testi …