MATERIA PRIMA (creata da Dio) (2, 16)

(II, 16) Dio ha prodotto le cose dal nulla

Agire solo mediante il moto e la trasmutazione non può competere alla causa universale dell’essere: infatti mediante un moto o una mutazione non si passa dall’assoluto non essere all’essere, ma da questo ente a quest’altro. Ora Dio, come si è dimostrato [c. 15], è il principio universale dell’essere. Quindi non gli compete di agire soltanto per trasmutazione, e per fare qualcosa non ha bisogno di una materia preesistente. Ogni causa agente produce un effetto che in qualche modo le assomiglia. Ora, Dio non è un essere in atto per una forma a lui inerente, ma in forza di tutta la sua sostanza [cf. I, cc. 22 e 23]. Dunque la misura e il modo del suo agire consiste nel produrre tutta la realtà sussistente, e non solo una realtà inerente, come la forma nella materia. D’altra parte, agisce in questo modo ogni agente che nell’agire non richiede una materia. Quindi Dio non richiede una materia pregiacente nella sua azione. Anche la materia prima in qualche modo esiste, poiché è un ente in potenza. Ora, Dio è causa di tutto ciò che esiste, come abbiamo spiegato [c. prec.]. Quindi è causa della materia prima, a cui nulla preesiste. Quindi l’azione divina non richiede una materia preesistente. La divina Scrittura conferma questa verità dicendo: «In principio Dio creò il cielo e la terra». Infatti creare non è altro che produrre qualcosa senza una materia preesistente. E con ciò viene anche confutato l’errore degli antichi filosofi, secondo i quali «dal nulla non si fa nulla» (ex nihilo nihil fit). Ciò è vero per le cause agenti particolari. Ma essi non erano ancora giunti alla conoscenza della causa agente universale, causa efficiente di tutto l’essere, che nel suo agire non ha bisogno di presupporre nulla.