METAFORE (3, 119)

(III, 119) La mente umana è guidata verso Dio da certe realtà sensibili

Essendo naturale per l’uomo ricavare la conoscenza dai sensi, ed essendo per lui molto difficile trascendere le realtà sensibili, Dio ha provveduto in modo che egli ricevesse un richiamo alle cose divine da quelle sensibili, affinché con esse fosse riportata alle cose di Dio anche l’attenzione di quegli uomini la cui intelligenza non è capace di contemplare le cose di Dio in se stesse. Perciò furono istituiti dei sacrifici sensibili […], applicate delle consacrazioni mediante realtà sensibili […], compiute azioni sensibili come prostrazioni, genuflessioni, canti ecc. Nel prestare questi atti corporali consiste il culto di Dio. Questo culto di Dio viene chiamato anche religione, poiché con tali atti l’uomo si lega in modo da non scostarsi da lui. E anche perché si sente obbligato da un istinto naturale a prestare a suo modo riverenza a Dio, da cui viene il principio del suo essere e di ogni bene. In base a ciò la religione prende anche il nome di pietà, poiché la pietà è la virtù con la quale rendiamo l’onore dovuto ai nostri genitori. E per questo quanti sono contrari alle cose riguardanti il culto di Dio li chiamiamo empi. Ciò che poi facciamo in onore di Dio lo denominiamo servizio. Però il servizio a lui dovuto è diverso da quello dovuto a un uomo a cui accidentalmente apparteniamo, e che ha un certo particolare dominio sulle cose, derivato da Dio. Perciò il servizio che dobbiamo a Dio, specialmente fra in Greci, è chiamato latria.