MOZIONE DIVINA (3, 67. 88-91. 98-101)

(III, 67) Dio è la causa dell’agire in tutto ciò che agisce

Ogni soggetto operante è in qualche modo causa dell’essere, o sostanziale o accidentale. Ora, nulla è causa dell’essere se non in quanto agisce per la virtù di Dio, come abbiamo appena visto. Quindi ogni soggetto operante agisce per la virtù di Dio. Come Dio non solo dà l’essere alle cose all’inizio della loro esistenza, ma lo conserva in esse finché esistono, come abbiamo visto [c. 65], così dà loro la virtù di agire non solo nell’atto in cui le produce, ma la causa in esse di continuo. Cosicché, se cessasse l’influsso di Dio, cesserebbe ogni attività, che quindi va ricondotta a Dio come alla sua causa.

(III, 88) Non sono le sostanze separate create la causa diretta delle nostre scelte o volizioni, ma solo Dio

Il desiderio della volontà si acquieta solo nel bene divino che è il suo ultimo fine, come abbiamo visto [cc. 37 e 50]. Perciò soltanto Dio può muovere la volontà come causa agente. Inclinare la volontà verso qualche cosa è solo di quell’essere che è causa della natura intellettiva. Ora, ciò spetta soltanto a Dio [cf. II, 87]. Quindi egli soltanto può inclinare la nostra volontà verso qualcosa. Di qui le parole di Pr 21,1: «Il cuore del re è nella mano del Signore; egli lo volgerà dovunque vuole». E di Fil 2,13: «È Dio che suscita in noi il volere e l’operare secondo i suoi benevoli disegni».

(III, 89) Dio è causa non solo della volontà, ma anche del suo moto

In Isaia (26,12) si legge: «Tutte le nostre opere tu le hai compiute, Signore». Quindi riceviamo da Dio non solo la volontà, ma anche il volere. – Salomone dice [cf. c. 88]: «Lo volgerà dovunque vuole»; quindi la causalità divina si estenderà allo stesso atto.

(III, 90) Le deliberazioni e le volizioni umane sono soggette alla divina provvidenza

Tutto ciò che Dio fa, lo compie secondo la sua provvidenza: quindi anche le nostre scelte e deliberazioni sono a essa soggette. Come abbiamo visto [c. 78], tutti gli esseri corporei sono governati da quelli spirituali. Ora, gli esseri spirituali agiscono su quelli corporei mediante la volontà. Se quindi le scelte e i moti della volontà delle sostanze intellettive non rientrassero nella provvidenza di Dio, ne seguirebbe che anche gli esseri corporei sarebbero estranei alla provvidenza. E così non esisterebbe alcuna provvidenza.

(III, 91) In che modo le realtà umane rimandano alle cause superiori

La ragione generale di ciò è unica, e consiste nel fatto che è necessario ricondurre quanto è multiforme, mutevole e defettibile, a un principio uniforme, immutabile e indefettibile. Ciò vale per le deliberazioni umane, l’intelligenza umana, i corpi umani e quelli esterni di cui ci serviamo.

(III, 98) In che senso Dio può o non può agire al di fuori dell’ordine della sua provvidenza

Dio non può fare nulla che non ricada sotto l’ordine della sua provvidenza. Tuttavia egli può fare altre cose diverse da quelle soggette alla sua provvidenza e alla sua attività se consideriamo la sua potenza in assoluto; ma non può fare cose che non siano soggette fin dall’eternità all’ordine della sua provvidenza, poiché egli non è passibile di mutamenti.

(III, 99) Dio può agire al di fuori dell’ordine impresso nelle cose, producendo gli effetti senza le loro cause prossime

L’agente volontario può produrre direttamente qualsiasi effetto che non superi la propria virtù. Ora, Dio agisce per volontà, non per necessità di natura [cf. II, 23 ss.]. Quindi può produrre direttamente tali effetti. Sopra [II, c. 21] abbiamo dimostrato che Dio, nella loro prima istituzione, produsse direttamente nell’essere tutte le cose. Quindi egli può muovere direttamente ciascuna di esse a qualsiasi effetto, senza le cause intermedie.

(III, 100) Le cose che Dio compie al di fuori dell’ordine naturale non sono contro natura

Tutte le cause agenti sono subordinate a Dio come strumenti. Ora, gli strumenti hanno il compito di servire all’azione dell’agente principale […]. Perciò non è contro la natura dello strumento la sua mozione da parte dell’agente principale, anzi, è la cosa che più gli compete. Dunque neppure è contro natura che le realtà create siano mosse da Dio in qualsiasi modo, poiché sono fatte per servire a lui. La natura è come un manufatto dell’arte divina. Ora, non è contro la natura del manufatto che l’artefice faccia dei ritocchi alla sua opera, anche dopo avergli dato la prima forma. Perciò vale il titolo.

(III, 101) I miracoli

Si deve chiamare miracolo in senso proprio ciò che è causato da Dio fuori dell’ordinamento comunemente osservato nell’universo. I miracoli però possono essere di gradi e ordini diversi. Il grado più alto si ha quando Dio compie ciò che la natura non può mai compiere. Il secondo grado riguarda ciò che la natura può compiere, ma in modo diverso. Il terzo si ha quando Dio compie senza l’intervento della natura cose che ordinariamente vengono compiute dalla natura.