Mozione divina (I, 105)

La mozione delle creature da parte di Dio

Articolo 1

Se Dio possa muovere immediatamente la materia verso la forma

Dio può muovere immediatamente la materia verso la forma.

Articolo 2

Se Dio possa muovere direttamente un corpo

Non c’è dubbio che Dio possa muovere immediatamente qualsiasi corpo […], e possa muovere qualunque corpo secondo ogni specie di moto.

Articolo 3

Se Dio muova immediatamente l’intelletto creato

Dio muove l’intelletto creato in quanto gli dà la virtù naturale o soprannaturale di intendere, in quanto gli comunica le specie intelligibili e in quanto tiene e conserva nell’essere la virtù e le specie.

Articolo 4

Se Dio possa muovere la volontà creata

La volontà è mossa dal proprio oggetto, che è il bene, e da colui che crea la virtù del volere […]. In ambedue i modi è proprio di Dio muovere la volontà, ma soprattutto nel secondo modo, piegandola interiormente.

Articolo 5

Se Dio operi in ogni operante

L’affermazione che Dio opera in tutte le cose va intesa in modo da non pregiudicare il fatto che le cose stesse hanno la loro propria attività.

Egli opera in ogni operante come causa finale, efficiente, e in quanto dà e conserva la forma dell’operante.

Articolo 6

Se Dio possa compiere qualsiasi cosa fuori dell’ordine stabilito nel creato

Se si considera l’ordine delle cose in quanto dipende dalla prima causa, allora Dio non può fare nulla fuori di esso […].

Se si considera invece l’ordine delle cose come dipendente da una qualsiasi causa seconda, allora Dio può operare fuori dell’ordine stabilito.

Articolo 7

Se tutte le opere compiute da Dio fuori dell’ordine delle cause da noi conosciute siano miracoli

Le opere compiute da Dio fuori dell’ordine delle cause da noi conosciute vengono dette miracoli.

Articolo 8

Se i miracoli siano uno maggiore dell’altro

In rapporto alla potenza divina nulla può essere detto miracolo: poiché in rapporto alla potenza divina ogni fatto non è che una minima cosa […]. In rapporto invece alle capacità della natura un miracolo è detto maggiore di un altro a seconda del grado in cui supera tali capacità.