Nemici (II-II, 25, 8 s.; 27, 7; 83, 8)

L’oggetto della carità

Articolo 8

Se la carità esiga che si amino i nemici

Amare in nemici in quanto nemici è una cosa perversa e contraria alla carità.

Amare i nemici quanto alla loro natura in generale è imposto dalla carità.

Amare i nemici in particolare, con un affetto speciale di carità verso il nemico, la carità non lo richiede necessariamente, ma lo esige come predisposizione dell’animo: che cioè uno abbia l’animo disposto ad amare singolarmente il suo nemico, se la necessità lo richiedesse.

Che invece uno ami attualmente per amore di Dio i propri nemici fuori dei casi di necessità, appartiene alla perfezione della carità.

Articolo 9

Se la carità esiga necessariamente
che si mostrino ai nemici segni e atti di benevolenza

Prestare ai nemici quei benefici o segni di affetto che si danno comunemente a tutti è uno stretto dovere […].

Prestare invece quei benefici che si elargiscono in particolare ad alcune persone, non lo si esige se non nella predisposizione dell’animo, cioè nel caso in cui si trovassero in necessità.

 

L’atto principale della carità, cioè l’amore o dilezione

Articolo 7

Se sia più meritorio amare i nemici che amare gli amici

In rapporto al prossimo che è oggetto di amore, l’amore degli amici è superiore a quello dei nemici, perché c’è una bontà maggiore e un legame più stretto.

In rapporto invece al motivo per cui si ama, è superiore l’amore dei nemici. Primo, perché l’unico motivo per cui si ama è Dio. – Secondo, perché la carità divina si mostra tanto più forte quanto più sono difficili gli atti che compie.

 

La preghiera

Articolo 8

Se siamo tenuti a pregare per i nemici

Come siamo tenuti ad amare i nemici, così siamo tenuti a pregare per loro […]. È stretto dovere non escludere i nemici dalle preghiere generali che facciamo per gli altri. Invece pregare in modo speciale per loro è di consiglio, non di precetto, salvo casi particolari.