ORIGENE (circa l’anima di Cristo) (4, 33)

(IV, 33) L’errore di Apollinare il quale sosteneva che in Cristo non c’era l’anima razionale, e quello di Origene, secondo il quale essa fu creata prima del mondo

Convinto dai testi citati [c. prec.], Apollinare ammise che in Cristo ci fosse l’anima sensitiva, priva però della mente e dell’intelletto, così che in questa anima il Verbo stesse in luogo della mente e dell’intelletto. Ma neppure questo è sufficiente per evitare i predetti inconvenienti. Infatti: Se l’anima di Cristo apparteneva al genere delle anime sensitive prive di ragione, doveva appartenere a qualcuna delle sue specie, in modo da essere, p. es., nella specie del leone, o in quella di un’altra bestia. Il che è del tutto assurdo. Secondo la diversità delle anime, ci deve essere [anche] una diversità dei corpi […]. Se quindi in Cristo non c’era un’anima come la nostra, egli non avrebbe avuto nemmeno le membra come quelle umane. Perciò è evidente in base a quanto si è detto [cc. 29 ss.] che in Cristo c’erano un vero corpo umano e una vera anima umana. Per cui l’affermazione di san Giovanni che «il Verbo si è fatto carne» non va intesa nel senso che il Verbo si sia trasformato in carne, e neppure nel senso che il Verbo abbia assunto solo la carne, ovvero questa con la sola anima sensitiva, senza la mente umana; qui è invece ricordata la parte per il tutto [cioè a carne per l’uomo], come spesso usa fare la Scrittura. Se poi Cristo, come abbiamo dimostrato, ha assunto la carne e l’anima umana, è chiaro che la sua anima non esisteva prima che venisse concepito il suo corpo. Infatti sopra abbiamo spiegato che le anime umane non preesistono ai loro corpi [cf. II, c. 83]. Per cui è anche chiaro che è falsa la tesi di Origene, secondo il quale l’anima di Cristo, creata prima delle creature corporali assieme a tutte le altre creature spirituali, fin dall’inizio sarebbe stata assunta dal Verbo di Dio, e poi, verso la fine dei tempi, si sarebbe rivestita della carne per la salvezza degli uomini.