Origine, delle creature corporali (I, 65 ss.)

La creazione dei corpi

Articolo 1

Se le creature corporee provengano da Dio

Ciò che chiamiamo essere, lo troviamo in tutte le cose. Bisognerà dunque affermare un principio unico, produttivo di questo essere, da cui lo ricevano tutte le cose che esistono, in qualsiasi modo esse esistano, sia nell’ordine invisibile e spirituale che in quello visibile e materiale.

Articolo 2

Se le creature materiali siano state fatte per la bontà di Dio

Come si legge nel libro dei Proverbi (16,4 Vg) «Dio ha fatto tutte le cose in vista di se stesso». Quindi la bontà divina (che ha carattere di fine), è il fine di tutti gli esseri materiali.

Articolo 3

Se le creature materiali siano state create da Dio per mezzo degli angeli

Nessuno può creare [dal nulla] all’infuori di Dio, che è la causa prima.

Articolo 4

Se le forme dei corpi provengano dagli angeli

Le forme corporee non vengono prodotte, ma edotte dalla materia per intervento di una causa efficiente estrinseca composta di materia e forma. Quindi non dagli angeli.

 

L’ordine della creazione in rapporto alla distinzione

Articolo 1

Se lo stato informe della materia abbia preceduto in ordine di tempo la sua «formazione»

Non può esistere autonomamente nella realtà una materia «pura», cioè assolutamente priva di ogni forma.

Articolo 2

Se la materia informe di tutti i corpi sia una sola

San Tommaso distingue la materia dei corpi celesti da quella degli altri corpi, dato che i primi sono incorruttibili e i secondi corruttibili.

Articolo 3

Se il cielo empireo sia stato creato assieme alla materia informe

Essendo i corpi gloriosi dei risorti incorruttibili, fu conveniente che fin da principio ci fosse qualcosa di incorruttibile, come il cielo empireo.

Articolo 4

Se il tempo sia stato creato assieme alla materia informe

Si dice comunemente che quattro furono le prime realtà create: la natura angelica, il cielo empireo, la materia informe e il tempo. Ciò però non si accorda con il pensiero di sant’Agostino, il quale pone come prime entità create la natura angelica e la materia corporea, senza fare menzione del cielo empireo.

 

L’opera della distinzione considerata in se stessa

Articolo 1

Se si possa parlare propriamente di luce negli esseri spirituali

Se prendiamo il termine luce nella sua accezione originaria, allora nel mondo spirituale ha un significato metaforico; se invece lo prendiamo nel senso corrente, che lo estende a ogni manifestazione, allora ha un significato proprio anche nel mondo spirituale.

Articolo 2

Se luce sia un corpo

È impossibile che la luce sia un corpo.

Articolo 3

Se luce sia una qualità

La luce è una qualità attiva derivante dalla forma sostanziale del sole o di qualsiasi altro corpo che risplende di luce propria.

Articolo 4

Se la produzione della luce sia posta convenientemente nel primo giorno

Era necessario eliminare anzitutto l’informità delle tenebre con la produzione della luce per due motivi, cioè per la sua priorità e la sua universalità.

 

L’opera del secondo giorno

Articolo 1

Se il firmamento sia stato creato nel secondo giorno

Se per firmamento si intende quello nel quale si trovano gli astri, abbiamo diverse interpretazioni.

Se invece si intende quella parte di atmosfera nella quale si condensano le nubi, allora valgono le parole di sant’Agostino: «Ritengo degnissimo di lode questo punto di vista: poiché ciò che afferma non è contro la fede, e può essere creduto prontamente, se documentato».

Articolo 2

Se vi siano delle acqua sopra il firmamento

Quelle acque sono materiali.

Articolo 3

Se il firmamento separi le acque dalle acque

Sia che per firmamento intendiamo il cielo degli astri, sia che intendiamo lo spazio riservato alle nuvole dell’aria, è giusto dire che esso separa le acque dalle acque. E ciò vale sia che l’acqua stia a significare la materia informe, sia che indichi tutti i corpi trasparenti.

Articolo 4

Se esista un unico cielo

Il Crisostomo dice che esiste un solo cielo. San Basilio invece, seguito dal Damasceno, parla di pluralità dei cieli. La divergenza però sta più nelle parole che nella sostanza.

 

L’opera del terzo giorno

Articolo 1

Se sia ben detto che la riunione delle acque fu fatta il terzo giorno

Nel terzo giorno fu «formato» l’ultimo corpo, che è la terra, poiché allora essa emerse dalle acque; e si ebbe così la distinzione nel corpo più basso, cioè nell’orbe terraqueo.

Articolo 2

Se la produzione delle piante sia stata assegnata convenientemente al terzo giorno

Due informità vennero così eliminate nel terzo giorno: la prima col fatto che tutte le acque si raccolsero in un solo luogo e apparve l’asciutto; la seconda col fatto che la terra produsse erba verdeggiante.

 

L’opera di abbellimento del quarto giorno

Articolo 1

Se era conveniente che gli astri fossero prodotti nel quarto giorno

Nel primo giorno dell’opera di abbellimento, che è il quarto, sono prodotti per ornamento del cielo i corpi luminosi che in essi si muovono.

Articolo 2

Se sia bene indicata la causa della produzione degli astri

Mosè, da parte sua, volendo distogliere il popolo dall’idolatria, portò soltanto il motivo dell’utilità degli uomini.

Articolo 3

Se gli astri del cielo siano animati

Gli astri non sono animati allo stesso modo delle piante e degli animali, ma in senso metaforico.

 

L’opera del quinto giorno

Articolo unico

Fra i tre giorni assegnati all’ornamento, quello intermedio, che è il quinto, è destinato all’abbellimento del corpo intermedio mediante la produzione degli uccelli e dei pesci.

 

L’opera del sesto giorno

Articolo unico

L’ultimo dei corpi, cioè la terra, viene adornato nel sesto giorno, che corrisponde al terzo, mediante la produzione degli animali terrestri.

 

Il settimo giorno

Articolo 1

Se il compimento delle opere divine vada assegnato al settimo giorno

La prima perfezione, che consiste nell’unità dell’universo, si ebbe nella prima perfezione delle cose. Ed è questa che viene assegnata al settimo giorno.

Articolo 2

Se Dio nel settimo giorno si sia riposato da ogni sua opera

La parola «riposo» è presa per indicare sia la cessazione dell’attività, sia l’appagamento di un desiderio. E sotto ambedue gli aspetti diciamo che Dio si è riposato il settimo giorno. Prima di tutto perché in tale giorno cessò dal creare nuovi esseri […]. In secondo luogo perché non aveva bisogno delle cose fatte, essendo beato nel godimento di se stesso.

Articolo 3

Se la benedizione e la santificazione siano bene appropriate al settimo giorno

Il riposo di Dio nel settimo giorno indica due cose: che Dio cessò dal fare opere nuove e che riposò in se stesso, dopo le opere. – Nel primo senso compete al settimo giorno la benedizione, nel secondo compete al settimo giorno la santificazione.

 

I sette giorni nel loro complesso

Articolo 1

Se sia sufficiente il numero di questi giorni

La perfezione delle opere divine corrisponde alla perfezione del numero sei, che risulta dalla somma dei suoi divisori.

Articolo 2

Se tutti questi giorni formino un solo giorno

Sant’Agostino dissente dagli altri esegeti in quanto ritiene che i cosiddetti sette giorni non siano che un unico giorno è presentato in sette quadri. – Gli altri interpreti invece pensano che furono sette giorni distinti, e non uno soltanto.

Articolo 3

Se la Scrittura usi termini adatti nel narrare le opere dei sei giorni

I santi Dottori provano la convenienza di tali termini.