PARUSIA (4, 96)

(IV, 96) Il giudizio finale

Da ciò che abbiamo esposto risulta chiaramente che esiste una doppia retribuzione per quello che l’uomo compie in questa vita: l’una riguardante l’anima, che si consegue subito dopo la separazione dell’anima dal corpo; l’altra si avrà invece nel ricongiungimento delle anime con i corpi, alcuni dei quali saranno impassibili e gloriosi, altri passibili e ignobili. La prima di tali retribuzioni viene assegnata a ciascuno singolarmente via via che gli individui muoiono, la seconda invece sarà assegnata collettivamente a tutti al momento della risurrezione universale. Perciò vi saranno due giudizi: uno particolare e l’altro universale. E poiché Cristo ci ha meritato la risurrezione e la vita eterna con la sua umanità, nella quale ha sofferto ed è risuscitato, spetta a lui il giudizio universale nel quale i risuscitati saranno premiati o puniti. Di qui Gv 5,27: «Gli ha dato il potere di giudicare, poiché è Figlio dell’uomo».