Passioni, le singole passioni (I-II, 26-48)

L’amore

Articolo 1

Se l’amore sia nel concupiscibile

L’amore sensitivo risiede nell’appetito sensitivo, come quello intellettivo nell’appetito intellettivo. E appartiene al concupiscibile.

Articolo 2

Se l’amore sia una passione

L’amore è una passione: passione in senso stretto se è nel concupiscibile; in senso lato se è nella volontà.

Articolo 3

Se l’amore si identifichi con la dilezione

L’atto viene indicato in maniera differente dalle tre voci: amore, dilezione, carità. La dilezione aggiunge all’amore la scelta che lo precede, la carità aggiunge una certa perfezione, inquantoché l’oggetto amato viene considerato di grande valore.

Articolo 4

Se l’amore sia ben diviso in amore di amicizia e amore di concupiscenza

Rispetto al bene voluto si ha l’amore di concupiscenza, rispetto invece al soggetto a cui si vuole quel bene si ha l’amore di amicizia.

Ora, questa divisione è impostata su un rapporto di priorità e di dipendenza […]. L’amore con cui si ama un essere volendo ad esso il bene è amore in senso pieno e assoluto; invece l’amore col quale si ama una cosa per farne il bene di altri è amore sotto un certo aspetto.

 

La causa dell’amore

Articolo 1

Se l’unica causa dell’amore sia il bene

Il bene è la causa propria dell’amore.

Articolo 2

Se la conoscenza sia causa dell’amore

La conoscenza è causa dell’amore allo stesso titolo del bene, il quale non può essere amato senza essere conosciuto.

Articolo 3

Se la somiglianza sia causa dell’amore

Propriamente parlando la somiglianza è causa dell’amore in due modi: se è attuale, causa l’amore di amicizia o di benevolenza; se è in qualche modo potenziale, causa l’amore di concupiscenza, o l’amicizia utile o dilettevole.

Articolo 4

Se qualche altra passione possa causare l’amore

È impossibile che un’altra passione sia universalmente causa dell’amore. – Può avvenire però che un’altra passione sia causa di un particolare [atto di] amore: come anche un bene può sempre causarne un altro.

 

Gli effetti dell’amore

Articolo 1

Se l’unione sia un effetto dell’amore

L’amore produce, come causa efficiente, un’unione reale, per esempio se l’oggetto è presente; produce invece un’unione affettiva come causa formale, poiché l’amore stesso costituisce tale unione, o nesso.

Articolo 2

Se la mutua inerenza (inhaesio) sia un effetto dell’amore

L’amato è nell’amante e viceversa sia in rapporto alla potenza conoscitiva, sia in rapporto all’appetitiva. C’è poi questa inerenza secondo una rispondenza di affetti nell’amore di amicizia.

Articolo 3

Se l’estasi sia un effetto dell’amore

Si dice che uno patisce l’estasi quando esce da se stesso. E ciò può avvenire sia quanto alle facoltà conoscitive, sia quanto alle appetitive. Nel primo caso ciò avviene dispositivamente, nel secondo effettivamente: in senso pieno nell’amore di amicizia; in un certo senso nell’amore di concupiscenza.

Articolo 4

Se lo zelo [o gelosia] sia un effetto dell’amore

Lo zelo, comunque lo si consideri, deriva dall’intensità dell’amore […]. Diversamente però nell’amore di concupiscenza e nell’amore di amicizia.

Articolo 5

Se l’amore sia una passione che nuoce a colui che ama

L’amore di un bene conveniente perfeziona e arricchisce chi lo ama, mentre l’amore di un bene non conveniente è dannoso e nocivo […]. Ciò sia detto in rapporto all’appetito, perché quanto all’alterazione organica può capitare che l’amore sia nocivo per l’eccesso di tale alterazione.

Articolo 6

Se l’amore sia la causa di tutto ciò che compie colui che ama

Ogni agente, qualunque esso sia, compie qualsiasi atto per un qualche amore.

 

L’odio

Articolo 1

Se il male sia la causa e l’oggetto dell’odio

Come il bene è oggetto dell’amore, così il male è oggetto dell’odio.

Articolo 2

Se l’odio sia causato dall’amore

È necessario che l’amore venga prima dell’odio […]. E in questo senso l’odio è sempre causato dall’amore.

Articolo 3

Se l’odio sia più forte dell’amore

Non è possibile che l’odio sia puramente e semplicemente più forte dell’amore. Bisogna invece andare oltre e affermare che l’amore, assolutamente parlando, è più forte dell’odio […]. Tuttavia in certi casi l’odio sembra più forte dell’amore per due motivi. Primo, perché l’odio è più sentito dell’amore […]. Secondo, perché talora l’odio non viene paragonato con l’amore corrispondente.

Articolo 4

Se uno possa odiare se stesso

Propriamente parlando, è impossibile che uno odi se stesso […]. Tuttavia può accadere che uno odi se stesso indirettamente.

Articolo 5

Se uno possa odiare la verità

L’ente e il vero non possono certamente essere oggetto di odio in generale; però in casi particolari nulla impedisce che un dato ente o una data verità, in quanto contrari e ostili, siano oggetto di odio.

Articolo 6

Se una cosa possa essere odiata nella sua universalità

Se prendiamo l’universale insistendo sulla stessa nozione di universalità, allora nessuna potenza della parte sensitiva, né conoscitiva né appetitiva, può raggiungerlo. Secondo, se lo prendiamo considerando la natura a cui tale nozione è attribuita, allora una potenza sensitiva di percezione o di appetizione può avere una predisposizione universale verso un oggetto […]. Così dunque anche l’odio della parte sensitiva può avere per oggetto qualcosa nella sua universalità.

Diversamente, l’odio della parte intellettiva può raggiungere l’universale nell’uno e nell’altro modo, poiché dipende dalla conoscenza universale dell’intelletto.

 

Il desiderio o concupiscenza

Articolo 1

Se il desiderio o concupiscenza sia soltanto nell’appetito sensitivo

La concupiscenza, propriamente parlando, è nell’appetito sensitivo; e precisamente nella facoltà del concupiscibile, che da essa prende il nome.

Articolo 2

Se la concupiscenza sia una passione speciale

La concupiscenza è una passione specificamente distinta dall’amore e dal piacere. – Invece il desiderio di questa o di quell’altra cosa produce delle concupiscenze distinte solo numericamente.

Articolo 3

Se alcuni desideri siano naturali e altri non naturali

Se un oggetto piacevole è conforme alla natura dell’animale, le concupiscenze che ne derivano sono dette naturali; se invece soddisfa l’animale secondo l’apprensione, allora il desiderio è detto non naturale, prendendo piuttosto il nome di cupidigia […]. I secondi desideri sono propri degli uomini.

Articolo 4

Se la passione del desiderio sia infinita

Il desiderio naturale non può certamente essere infinito in atto […]. Per successione però ci può essere anche un desiderio infinito […]. Invece il desiderio non naturale è del tutto infinito.

 

Il piacere in se stesso

Articolo 1

Se il piacere sia una passione

Il piacere è una passione dell’anima.

Articolo 2

Se il piacere sia misurato dal tempo

Il piacere direttamente non è misurato dal tempo […]. Se però il bene raggiunto è sottoposto a una trasmutazione, allora il piacere sarà indirettamente implicato nel tempo. Se invece il bene fosse del tutto inalterabile, allora il piacere, o godimento, non sarebbe misurato dal tempo né direttamente né indirettamente.

Articolo 3

Se il piacere sia distinto dalla gioia

Il piacere è più esteso della gioia.

Articolo 4

Se il piacere possa trovarsi nell’appetito intellettivo

In questo appetito, cioè nella volontà, si trova quel piacere che è detto gioia: non però il piacere corporale.

Articolo 5

Se i piaceri corporali e sensibili siano più forti dei piaceri spirituali e intellettuali

Se confrontiamo i piaceri di ordine spirituale con i piaceri sensibili rispetto al godimento delle azioni medesime […], non c’è dubbio che i piaceri di ordine intellettuale sono molto superiori a quelli del senso […].

Se poi confrontiamo i piaceri di ordine spirituale con i piaceri sensibili e materiali [in se stessi], [anche] allora di per sé e assolutamente parlando sono maggiori i piaceri spirituali […].

Tuttavia in rapporto a noi i piaceri materiali sono più virulenti.

Articolo 6

Se i piaceri del tatto siano superiori a quelli degli altri sensi

I piaceri che si risolvono nella conoscenza sono propri dell’uomo, mentre i piaceri dei sensi connessi con l’utilità sono comuni a tutti gli animali.

Se quindi parliamo del piacere dei sensi che si risolve nella conoscenza, è chiaro che il godimento del vedere è superiore a quelli degli altri sensi. – Se invece parliamo del piacere che nasce dall’utilità, allora il piacere più grande è quello del tatto […].

Il piacere del tatto è assolutamente parlando più grande di quello della vista, considerato nell’ambito del piacere sensibile […]. – Se però consideriamo il godimento della vista in quanto l’occhio serve all’intelletto, allora questi godimenti sono superiori.

Articolo 7

Se vi siano dei piaceri non naturali

Possono dirsi naturali per l’uomo quei piaceri che a lui convengono secondo la ragione […]. In un altro senso si dicono cose naturalmente piacevoli all’uomo quelle che riguardano la conservazione del corpo o quanto all’individuo […] o quanto alla specie […].

Tuttavia nell’uno e nell’altro senso avviene che alcuni piaceri siano innaturali assolutamente parlando, sebbene siano naturali sotto un certo aspetto.

Articolo 8

Se un piacere possa essere contrario all’altro

Anche nei sentimenti dell’anima due piaceri possono essere contrari.

 

Le cause del piacere

Articolo 1

Se l’attività sia la causa propria del piacere

È necessario che ogni piacere dipenda da qualche attività.

Articolo 2

Se il mutamento possa essere causa di piacere

Il moto può essere piacevole in base a tre elementi: due realtà che si uniscono piacevolmente e la conoscenza di questa unione.

Articolo 3

Se la speranza e la memoria possano essere causa di piacere

Il piacere più grande rimane quello che viene dai sensi, il quale richiede la presenza del suo oggetto. Il secondo posto è occupato invece dal piacere della speranza […]. Al terzo posto infine troviamo il piacere del ricordo, o memoria.

Articolo 4

Se la tristezza possa essere causa di piacere

La tristezza può essere causa di piacere o come realtà attuale, o come oggetto di memoria.

Articolo 5

Se le azioni degli altri siano per noi causa di piacere

L’azione di un altro può essere causa di piacere in tre modi: se ci fa conseguire un bene; se ci persuade della nostra bontà; se la riteniamo come un bene nostro.

Articolo 6

Se il beneficare gli altri sia causa di piacere

Beneficare gli altri può essere causa di godimento in tre modi: se consideriamo il bene altrui come un bene nostro; se speriamo di trarne un bene; in rapporto a tre principi: primo, in rapporto alla facoltà di beneficare, secondo, in rapporto all’abito virtuoso, terzo, in rapporto alla causa movente, quando c’è l’amore di amicizia.

Articolo 7

Se la somiglianza sia causa di piacere

Quanto è simile, proprio per questa unità, è amabile […]. Se ciò che è simile non corrompe il nostro bene, ma lo accresce, allora è piacevole assolutamente parlando […]. – Se invece è atto a corromperlo, allora diviene accidentalmente disgustoso e fastidioso.

Articolo 8

Se la meraviglia sia causa di piacere

Tutto ciò che suscita meraviglia è piacevole […]; e così tutte le raffigurazioni delle cose, anche se si tratta di cose in se stesse non piacevoli.

 

Gli effetti del piacere

Articolo 1

Se la dilatazione sia un effetto del piacere

La dilatazione è come un moto verso la grandezza. E viene attribuita al piacere rispetto ai due elementi da esso richiesti [cioè rispetto alla potenza conoscitiva e a quella appetitiva].

Articolo 2

Se il piacere provochi la sete o il desiderio di se stesso

Il piacere, come realtà attuale, non provoca la sete o il desiderio di se medesimo di per sé, ma solo accidentalmente; prendendo però il desiderio come appetito di ciò che ancora non si possiede […].

Se invece col termine sete o desiderio si intende la sola intensità dell’affetto che esclude il disgusto, allora sono specialmente i godimenti spirituali a provocare la sete o il desiderio di se stessi […].

Se infine consideriamo il piacere come ricordo esistente nella memoria, e non come realtà in atto, allora il piacere di per sé è fatto per provocare la sete e il desiderio di se medesimo.

Articolo 3

Se il piacere intralci l’uso della ragione

I godimenti favoriscono le attività loro proprie e ostacolano quelle estranee.

Articolo 4

Se il piacere dia compimento all’opera

Il piacere dà compimento all’opera in due modi: quanto al fine e quanto alla causa agente. Nel primo caso come fine aggiuntivo, nel secondo indirettamente, facendo agire con maggiore diligenza.

 

La bontà e la malizia dei piaceri

Articolo 1

Se tutti i piaceri siano cattivi

Alcuni piaceri sono buoni e altri cattivi.

Articolo 2

Se tutti i piaceri siano buoni

Se si tratta di un bene in senso assoluto si avrà un piacere in senso assoluto; se invece non è una cosa realmente buona, ma lo è solo relativamente a un certo soggetto, allora non si avrà un piacere vero in senso assoluto, ma solo in rapporto a tale soggetto; e non sarà buono puramente e semplicemente, ma buono sotto un certo aspetto, o buono apparentemente.

Articolo 3

Se qualche piacere sia il massimo bene

Si può affermare che un dato piacere è il massimo tra i beni dell’uomo.

Articolo 4

Se il piacere sia la misura o la regola per giudicare il bene o il male in campo morale

Un uomo viene giudicato buono o cattivo specialmente in base ai godimenti della sua volontà […].

Invece i piaceri dell’appetito sensitivo non sono la regola della bontà o della malizia morale.

 

Il dolore o tristezza

Articolo 1

Se il dolore sia una passione dell’anima

Il dolore, come anche il piacere, risiede nell’appetito o intellettivo o sensitivo.

Articolo 2

Se la tristezza si identifichi con il dolore […]

La tristezza è una specie del dolore, come la gioia è una specie del piacere.

Articolo 3

Se la tristezza, o dolore, sia il contrario del piacere

Essendo gli oggetti del piacere e della tristezza o dolore, cioè il bene presente e il male presente, contrari fra di loro, ne segue che il dolore e il piacere sono contrari.

Articolo 4

Se ogni tristezza sia contraria a tutti i piaceri

Le passioni della tristezza e del piacere, stando al loro genere, sono certamente contrarie […]. Quindi il dolore e il piacere riguardo al medesimo oggetto sono specificamente contrari fra di loro. Invece la tristezza e la gioia per oggetti diversi non sono termini opposti, ma disparati […]. Se poi quegli oggetti diversi sono contrari, allora il piacere e la tristezza, oltre a non essere specificamente contrari, hanno anche una certa convenienza e affinità reciproca.

Articolo 5

Se vi siano dolori o tristezze contrari al godimento della contemplazione

Se il godimento riguarda la realtà contemplata, nulla impedisce che a tale godimento possa corrispondere una tristezza contraria […]. Invece nessuna tristezza è contraria al piacere della contemplazione in se stesso, ed esso non è accompagnato da alcuna tristezza, se non in modo accidentale.

Articolo 6

Se si debba fuggire la tristezza più di quanto si debba desiderare il piacere

Di per sé l’attrattiva del piacere è più forte della ripulsa del dolore […].

Può tuttavia capitare accidentalmente che uno fugga il dolore più di quanto desideri il piacere.

Articolo 7

Se il dolore esterno sia maggiore di quello interno

Parlando in assoluto, il dolore interno è più forte del dolore esterno.

Articolo 8

Se vi siano soltanto quattro specie di dolore o di tristezza

San Gregorio Nisseno e il Damasceno pongono quattro specie di tristezza: l’accidia, l’abbattimento, la misericordia e l’invidia.

Esse vengono determinate mediante l’applicazione della nozione di tristezza a qualcosa di estraneo.

 

Le cause della tristezza, o dolore

Articolo 1

Se la causa del dolore sia il bene perduto o piuttosto il male presente

Stando al modo secondo cui l’oggetto produce le passioni, il male presente è causa della tristezza in modo più proprio del bene perduto.

Articolo 2

Se il desiderio sia causa di tristezza

Il desiderio, considerato nella sua natura, può essere talvolta causa di dolore […]. Non può tuttavia essere la causa universale del dolore.

Articolo 3

Se l’amore dell’unità o integrità sia causa di dolore

Come è causa di dolore l’amore o l’appetito del bene, così anche l’amore o l’appetito dell’unità.

Articolo 4

Se sia causa di dolore una potenza a cui non si può resistere

La potenza superiore viene posta fra le cause del dolore da sant’Agostino […]. Ma ciò accade solo quando rimane l’inclinazione contraria nell’appetito.

 

Gli effetti del dolore o tristezza

Articolo 1

Se il dolore tolga la facoltà di apprendere

Se un oggetto attira a sé tutta l’applicazione dell’anima, o gran parte di essa, rende incompossibili altri oggetti che richiedano una grande attenzione […].

Se quindi capita un dolore intenso, l’uomo viene ostacolato nella sua facoltà di apprendimento. E il dolore può acuirsi al punto di impedire che un uomo possa pensare alle cose già apprese. – In ciò però bisogna ammettere una diversità, secondo l’intensità dell’amore col quale ciascuno si applica ad apprendere e a meditare.

Articolo 2

Se la depressione dell’animo sia un effetto della tristezza o dolore

Il male da cui nasce la tristezza deprime l’animo in quanto gli impedisce di godere di ciò che vuole.

Articolo 3

Se la tristezza o dolore debiliti ogni attività

L’attività può riferirsi alla tristezza in due modi. Primo, come a ciò di cui ci si rattrista. E in questo caso qualsiasi attività è ostacolata dalla tristezza […].

Secondo, l’attività si può riferire alla tristezza come alla sua causa o principio. E in questo caso l’attività viene necessariamente potenziata dalla tristezza, in quanto più ci si rattrista di una cosa, più ci si sforza di eliminare quella tristezza, purché rimanga la speranza di superarla.

Articolo 4

Se la tristezza sia più nociva al corpo delle altre passioni dell’anima

Fra tutte le passioni dell’anima, quella che più nuoce al corpo è la tristezza […].

Quelle passioni che implicano un moto dell’appetito volto al raggiungimento di un oggetto, come l’amore, il piacere e il desiderio, non si oppongono specificamente al moto vitale [del cuore], ma possono opporvisi per un eccesso di misura […]. Le passioni invece che implicano un moto dell’appetito con la fuga, o con una certa sottrazione, si oppongono al moto vitale [del cuore] non solo per una discordanza di misura, ma anche per la stessa specie del moto, per cui sono nocive direttamente, [e tra queste] soprattutto la tristezza.

 

I rimedi alla tristezza o dolore

Articolo 1

Se il dolore o tristezza sia alleviato da qualsiasi piacere

Qualsiasi piacere porta un sollievo capace di mitigare qualsiasi tristezza, qualunque ne sia l’origine.

Articolo 2

Se il dolore o tristezza sia alleviato dal pianto

Le lacrime e i gemiti per loro natura alleviano il dolore.

Articolo 3

Se il dolore e la tristezza siano alleviati dalla compassione degli amici

L’amico che compatisce nella tristezza è di per sé un motivo di consolazione.

Articolo 4

Se il dolore e la tristezza siano alleviati dalla contemplazione della verità

La contemplazione della verità allevia la tristezza o dolore […]. E così, grazie alla contemplazione di Dio e della futura beatitudine, gli uomini godono nelle tribolazioni […]. Anzi, ed è una cosa ancora più grande, tale gioia si trova anche fra i tormenti del corpo.

Articolo 5

Se il dolore, o tristezza, sia alleviato dal sonno e dal bagno

Siccome ogni piacere allevia la tristezza, anche i rimedi suddetti producono tale effetto.

 

La bontà e la malizia della tristezza o dolore

Articolo 1

Se ogni tristezza sia cattiva

Assolutamente parlando e per se stessa ogni tristezza è un male […]. Supposto però un fatto rattristante e doloroso, è cosa buona che uno si rattristi.

Articolo 2

Se la tristezza possa essere un bene onesto

L’aspetto che la rende buona permette alla tristezza di essere un bene onesto.

Articolo 3

Se la tristezza possa essere un bene utile

Quanto alla contrarietà al male presente, la tristezza non offre alcuna utilità […].

Come fuga o reazione al male che addolora, essa offre un’utilità se ha per oggetto una cosa da fuggire.

Articolo 4

Se il dolore del corpo sia il male supremo

È impossibile che una tristezza o un dolore siano il male supremo dell’uomo.

 

Le passioni dell’irascibile. La speranza e la disperazione

Articolo 1

Se la speranza si identifichi col desiderio o cupidigia

La speranza è distinta dal desiderio, come le passioni dell’irascibile sono distinte da quelle del concupiscibile.

Articolo 2

Se la speranza risieda nelle facoltà conoscitive o in quelle appetitive

La speranza è un moto della facoltà appetitiva derivante dalla percezione di un bene futuro arduo e raggiungibile.

Articolo 3

Se la speranza si trovi anche negli animali bruti

In un certo senso negli animali si trovano la speranza e la disperazione.

Articolo 4

Se la disperazione sia il contrario della speranza

[La disperazione] si contrappone alla speranza come il recesso o allontanamento all’accesso.

Articolo 5

Se l’esperienza possa causare la speranza

In un modo causa la speranza ciò che accresce il potere umano, vale a dire le ricchezze, la potenza, e tra l’altro anche l’esperienza.

In un altro modo causa la speranza ciò che serve a far nascere la persuasione che una data cosa è raggiungibile. E anche in questo modo l’esperienza può causare la speranza […]. Da questo lato però l’esperienza può anche produrre una mancanza di speranza […].

Così dunque l’esperienza può causare la speranza in due modi, mentre in un solo modo può causarne la mancanza. Per cui possiamo dire che è maggiormente causa di speranza.

Articolo 6

Se la speranza abbondi nei giovani e negli ubriachi

Aristotele insegna che la giovinezza causa la speranza per tre motivi: perché i giovani hanno pochi ricordi e quindi vivono molto di speranza; inoltre hanno molti spiriti vitali; infine facilmente si persuadono che una data cosa è loro possibile.

Ora, due di queste condizioni [le ultime], si riscontrano anche negli ubriachi […]. – E per lo stesso motivo hanno forte speranza e tentano ogni cosa gli stolti, e tutti coloro che agiscono senza deliberazione.

Articolo 7

Se la speranza causi l’amore

In quanto la speranza ha di mira il bene sperato, è causata dall’amore […]. – In quanto invece la speranza ha di mira colui che ci rende possibile una cosa, la speranza causa l’amore, e non viceversa.

Articolo 8
Se la speranza favorisca od ostacoli la nostra attività

Di per sé la speranza ha la proprietà di favorire l’attività, rendendola più intensa.

 

Il timore in se stesso

Articolo 1

Se il timore sia una passione dell’anima

Fra tutti i moti dell’anima, dopo la tristezza, il timore è quello che più merita il nome di passione.

Articolo 2

Se il timore sia una passione speciale

Il timore è una passione speciale dell’anima.

Articolo 3

Se esista un timore naturale

C’è un timore che ha per oggetto il male atto a distruggere, e che la natura fugge per il desiderio naturale di esistere: e questo timore è detto naturale. C’è poi un timore che ha per oggetto un male atto a contristare, il quale non si contrappone alla natura, ma al desiderio dell’appetito: e questo timore non è naturale.

Articolo 4

Se siano bene enumerate le specie del timore

[Secondo il Damasceno e il Nisseno] le specie sono: la pigrizia, il pudore, la vergogna, la meraviglia, lo stupore, l’agonia [cioè il timore di future disgrazie].

 

L’oggetto del timore

Articolo 1

Se l’oggetto del timore sia il bene o il male

Dato che il timore implica la fuga, di per sé e in primo luogo ha come suo oggetto il male.

Tuttavia può avere di mira anche il bene, in quanto questo ha rapporto col male. E ciò può accadere in due modi: in quanto il male priva di un bene, o in quanto il bene causa un male.

Articolo 2

Se il male fisico sia oggetto di timore

Il male fisico può essere oggetto di timore.

Articolo 3

Se il timore abbia per oggetto il male della colpa

Ci può essere il timore della colpa quando questa dipende da una causa esterna.

Articolo 4

Se si possa temere il timore stesso

Uno può temere il timore quando questo deriva da una causa esterna.

Articolo 5

Se si temano maggiormente i mali improvvisi

I mali improvvisi sono temuti maggiormente sia perché il male appare più grande, sia perché accrescono le debolezze di chi teme.

Articolo 6

Se i mali irrimediabili siano i più temuti

I mali che una volta capitati sono irrimediabili, o quasi, vengono considerati come perpetui, e di lunga durata. Per questo diventano massimamente temibili.

 

Le cause del timore

Articolo 1

Se la causa del timore sia l’amore

Come dice sant’Agostino, nessuno pensa che il nostro temere abbia altro senso all’infuori della paura di perdere ciò che amiamo, o di non raggiungere ciò che speriamo.

Articolo 2

Se le deficienze siano cause di timore

A modo di disposizione le deficienze, propriamente parlando, sono causa di timore. Riguardo invece a chi è temuto sono causa di timore, propriamente parlando, la virtù e la forza […]. Tuttavia può capitare accidentalmente che da questo lato una deficienza causi il timore.

 

Gli effetti del timore

Articolo 1

Se il timore produca una contrazione

A somiglianza di certe contrazioni dell’appetito animale, sotto l’assillo del timore deriva anche nel corpo una contrazione interiore del calore e degli spiriti vitali.

Articolo 2

Se il timore disponga al consiglio o deliberazione

Quanto al proposito e alla preoccupazione di deliberare il timore dispone, ma quanto all’attitudine a deliberare né il timore né le altre passioni dispongono.

Articolo 3

Se il timore produca il tremito

Il timore provoca una certa contrazione dall’esterno all’interno, per cui le parti esterne rimangono fredde. E così in esse si produce il tremito.

Articolo 4

Se il timore ostacoli l’attività

Rispetto all’anima, se il timore è moderato, così da non turbare eccessivamente la ragione, aiuta ad agire bene […]. Se però il timore cresce fino al punto di turbare la ragione, allora ostacola l’attività umana anche rispetto all’anima.

 

L’audacia

Articolo 1

Se l’audacia sia contraria al timore

Il timore è il contrario dell’audacia.

Articolo 2

Se l’audacia derivi dalla speranza

L’audacia deriva dalla speranza.

Articolo 3

Se qualche deficienza possa causare l’audacia

Tutto ciò che può causare la speranza o escludere il timore è causa dell’audacia.

Articolo 4

Se gli audaci siano più pronti all’inizio che nel momento del pericolo

All’inizio può sorgere un moto di audacia per cui uno affronta il pericolo. Quando però il pericolo viene sperimentato, costui avverte una certa difficoltà superiore a quella immaginata. E così tende a cedere.

I coraggiosi [invece], che affrontano i pericoli dietro il giudizio della ragione, in principio sembrano poco decisi […]. Quando però sono in mezzo ai pericoli non sperimentano imprevisti, ma piuttosto trovano che le difficoltà sono minori di quelle immaginate. Perciò persistono con più impegno.

 

L’ira in se stessa

Articolo 1

Se l’ira sia una passione speciale

L’ira è una passione speciale, come affermano Cicerone e il Damasceno, ma può essere detta generale in quanto è causata dal concorso di molte passioni.

Articolo 2

Se l’oggetto dell’ira sia il bene o il male

Il moto dell’ira è rivolto a due cose: alla vendetta, bramata e sperata come un bene, e quindi goduta, e alla persona di cui si cerca di vendicarsi, in quanto considerata contraria e dannosa, e che riveste perciò l’aspetto di male.

Articolo 3

Se l’ira sia nel concupiscibile

L’ira non è nel concupiscibile, ma nell’irascibile.

Articolo 4

Se l’ira implichi la ragione

L’ira in qualche modo implica la ragione.

Articolo 5

Se l’ira sia più naturale della concupiscenza o desiderio

Per decidere se una passione è più o meno naturale, non c’è che da considerare la sua causa […]. Se dunque si considera la causa dell’ira e della concupiscenza dal lato dell’oggetto, allora la concupiscenza, specialmente quella relativa al cibo e alla sessualità, è più naturale dell’ira.

Se invece consideriamo la causa dell’ira dal lato del soggetto, allora sotto un certo aspetto è più naturale l’ira, e sotto un altro è più naturale la concupiscenza […]. Se dunque la natura viene considerata nel suo genere, cioè se consideriamo questo uomo come animale, allora la concupiscenza è più naturale dell’ira […]. – Se invece si considera la natura di un uomo nella sua specie, cioè in quanto è un essere razionale, allora l’ira è per l’uomo più naturale della concupiscenza.

Articolo 6

Se l’ira sia più grave dell’odio

L’odio è molto peggiore e più grave dell’ira.

Articolo 7

Se l’ira si rivolga solo contro chi ha con noi rapporti di giustizia

L’ira si rivolge contro coloro con cui abbiamo rapporti di giustizia e di ingiustizia.

Articolo 8

Se le specie dell’ira siano ben determinate

Le tre specie dell’ira determinate dal Damasceno e dal Nisseno sono desunte dagli elementi che danno all’ira il suo vigore, cioè […] la bile […], la mania […] e il furore.

 

Le cause e i rimedi dell’ira

Articolo 1

Se il movente dell’ira sia sempre un’azione compiuta contro chi si adira

Il movente dell’ira è sempre un’azione compiuta contro chi si adira.

Articolo 2

Se la disistima o disprezzo sia l’unico movente dell’ira

Tutte le cause dell’ira si riconducono alla disistima.

Articolo 3

Se la prestanza di chi si adira sia la causa del suo sdegno

In base al rapporto col movente dell’ira, la prestanza personale è la causa per cui uno facilmente si adira […].

In base alla disposizione che viene lasciata in lui da tale movente, chi è minorato, come i malati e gli infelici, è più portato all’ira.

Articolo 4

Se la causa per cui più facilmente ci irritiamo con qualcuno siano le sue minorazioni

La minorazione o la piccolezza di chi ci fa inquietare contribuisce all’aumento dell’ira, poiché fa crescere l’ingiustizia del disprezzo.

 

Gli effetti dell’ira

Articolo 1

Se l’ira causi un godimento

All’atto della vendetta segue un godimento, e tanto maggiore quanto più grave era stato il dolore.

Articolo 2

Se l’ira accenda al massimo l’ardore del cuore

Il moto dell’ira provoca un certo ardore del sangue e degli spiriti vitali intorno al cuore.

Articolo 3

Se l’ira sia l’ostacolo massimo per l’uso della ragione

Necessariamente le alterazioni fisiologiche vengono a ostacolare il giudizio della ragione […]. Perciò fra tutte le altre passioni, l’ira è quella che più chiaramente ostacola l’uso della ragione.

Articolo 4

Se l’ira sia ciò che più fa ammutolire

L’ira implica la ragione e ne è un ostacolo. E per l’uno e l’altro verso può impedire di parlare.