PECCATO, effetti sulla natura (3, 12; 4, 52)

(III, 12) Il male non può distruggere totalmente il bene

Da quanto sin qui detto risulta evidente che il male, per quanto si accresca, non potrà mai distruggere il bene. Dovrà infatti sempre rimanere il soggetto del male, finché dura il male, e il soggetto del male è il bene. Quindi il bene rimane sempre.

(IV, 52) Soluzione delle obiezioni precedenti

[n. 1]. Se c’è un peccato che riguarda la natura stessa della specie, non è assurdo che da uno esso si trasmetta a un altro: come la natura specifica, che dall’uno viene comunicata all’altro […]. Ora, il primo peccato del primo uomo non solo privò chi lo commise del bene proprio e personale, cioè della grazia e del debito ordine dell’anima, ma lo privò anche del bene che apparteneva alla natura nella sua universalità [, cioè la cosiddetta «giustizia originale»]. Perciò il peccato del primo uomo, che secondo l’insegnamento della fede è il capostipite di tutti gli altri, fu personale in quanto privò il primo uomo del proprio bene, e fu un peccato della natura in quanto tolse a lui a ai suoi posteri un beneficio concesso a tutta la natura umana. [n. 4]. Sebbene Cristo secondo la carne discenda da Adamo, tuttavia non incorse nell’infezione del peccato originale, come desumeva la quarta obiezione: poiché egli ricevette da Adamo solo la materia del corpo umano, mentre la virtù formativa del suo corpo non derivava da Adamo, ma fu quella dello Spirito Santo, come si è mostrato sopra [c. 46]. Perciò egli non ricevette la natura umana da Adamo come dall’agente, benché la abbia avuta da Adamo come dal principio materiale. [n. 9]. Il peccato non elimina il bene della natura che appartiene alla natura specifica; ma il bene della natura che è un sovrappiù dovuto alla grazia, poteva essere eliminato dal peccato del nostro progenitore, come si è detto sopra [c. 6].