Peccato, essenza (I-II, 71)

I vizi e i peccati considerati in se stessi

Articolo 1

Se il vizio sia il contrario della virtù

Tre sono le cose che si contrappongono alla virtù. La prima è il peccato, che si contrappone all’atto a cui la virtù è ordinata […]. In quanto invece la virtù implica la bontà, ad essa si contrappone la malizia. Per quanto infine ne costituisce direttamente la natura di virtù, ad essa si contrappone il vizio.

Articolo 2

Se il vizio sia contro natura

In ciascuna cosa vanno denominati vizi le disposizioni contrarie a quanto conviene alla sua natura […]. Ora, il vizio intanto è contro la natura dell’uomo in quanto è contrario all’ordine della ragione.

Articolo 3

Se il vizio sia peggiore dell’atto vizioso

È evidente che nel bene e nel male l’atto è superiore alla potenza […]. Ora l’abito, nel bene come nel male, occupa un grado intermedio tra la potenza e l’atto […]. E così l’atto, in bontà o in malizia, è superiore agli abiti.

Articolo 4

Se il peccato possa coesistere con la virtù

Il peccato mortale non è compatibile con le virtù infuse; è però compatibile con le virtù acquisite. Il peccato veniale invece è compatibile con le une e con le altre.

Articolo 5

Se in ogni peccato vi sia un atto

Se nel peccato di omissione si considera solo ciò che costituisce direttamente la natura di peccato, talora il peccato di omissione implica un atto interiore […], talora invece prescinde da ogni atto interno o esterno […]. Se viceversa nel peccato di omissione si considerano anche le cause o le occasioni dell’omissione stessa, allora è necessario che in ogni peccato di questo genere ci sia un atto.

Articolo 6

Se sia esatto definire il peccato come «una parola, un’azione
o un desiderio contro la legge eterna» [sant’Agostino]

Sant’Agostino nella definizione del peccato incluse due elementi: il primo che costituisce la sostanza dell’atto umano, ed è come l’elemento materiale del peccato, quando dice: «una parola, un’azione o un desiderio»; il secondo invece che riguarda l’aspetto di male, ed è come l’elemento formale del peccato, quando dice «contro la legge eterna».