PECCATO, originale (trasmissione) (4, 50-52)

(IV, 50) Il peccato originale si trasmette dal primo uomo ai posteri

Una pena non viene inflitta giustamente se non per una colpa. Quindi in tutti coloro in cui si riscontra questa pena, è necessario che si riscontri qualche colpa. Ora, questa pena si riscontra in ogni uomo fin dall’inizio della sua nascita, poiché sin da allora si nasce con la necessità di morire, così che alcuni muoiono subito dopo la nascita, «passando dal grembo materno alla tomba» [Gb, 10,19]. Quindi in essi ci deve essere qualche peccato. Ma non un peccato attuale, poiché i bambini non hanno l’uso del libero arbitrio, senza il quale nulla può essere imputato all’uomo come peccato, come risulta chiaro da quanto abbiamo detto nel Terzo Libro. Perciò bisogna dire che in essi c’è un peccato trasmesso mediante l’origine. Nei Salmi (50, 7) Davide dice: «Ecco, nella colpa sono stato generato, nel peccato mi ha concepito mia madre». Ora, ciò non può intendersi del peccato attuale, poiché Davide fu concepito e nacque da un matrimonio legittimo. Quindi le sue parole vanno riferite necessariamente al peccato originale. – E così ancora … Secondo l’insegnamento della fede cattolica si deve quindi ritenere che gli uomini nascono con il peccato originale.

(IV, 51) Obiezioni contro il peccato originale

[n. 1]. Il peccato di uno non può essere imputato ad altri come colpa; da cui Ez 18,20: «Il figlio non porta l’iniquità del padre». E il motivo di ciò sta nel fatto che non siamo lodati né vituperati se non in base agli atti che dipendono da noi, e questi sono quelli che compiamo per nostra volontà. Quindi il peccato del primo uomo non è imputato a tutto il genere umano. [n. 4]. Se il peccato è trasmesso agli altri dal nostro progenitore perché da lui essi traggono origine, dato che anche Cristo ha avuto origine da lui, sembra che anch’egli sia stato soggetto al peccato originale, il che è contro la fede. [n. 9]. Il peccato non toglie il bene di natura […]. Ora, la generazione è un atto naturale. Quindi il peccato del primo uomo non ha potuto contaminare l’origine della generazione umana così da trasmettere ai posteri il peccato di Adamo.

(IV, 52) Soluzione delle obiezioni precedenti

[n. 1]. Se c’è un peccato che riguarda la natura stessa della specie, non è assurdo che da uno esso si trasmetta a un altro: come la natura specifica, che dall’uno viene comunicata all’altro […]. Ora, il primo peccato del primo uomo non solo privò chi lo commise del bene proprio e personale, cioè della grazia e del debito ordine dell’anima, ma lo privò anche del bene che apparteneva alla natura nella sua universalità [, cioè la cosiddetta «giustizia originale»]. Perciò il peccato del primo uomo, che secondo l’insegnamento della fede è il capostipite di tutti gli altri, fu personale in quanto privò il primo uomo del proprio bene, e fu un peccato della natura in quanto tolse a lui a ai suoi posteri un beneficio concesso a tutta la natura umana. [n. 4]. Sebbene Cristo secondo la carne discenda da Adamo, tuttavia non incorse nell’infezione del peccato originale, come desumeva la quarta obiezione: poiché egli ricevette da Adamo solo la materia del corpo umano, mentre la virtù formativa del suo corpo non derivava da Adamo, ma fu quella dello Spirito Santo, come si è mostrato sopra [c. 46]. Perciò egli non ricevette la natura umana da Adamo come dall’agente, benché la abbia avuta da Adamo come dal principio materiale. [n. 9]. Il peccato non elimina il bene della natura che appartiene alla natura specifica; ma il bene della natura che è un sovrappiù dovuto alla grazia, poteva essere eliminato dal peccato del nostro progenitore, come si è detto sopra [c. 6].