Peccato, soggetto (I-II, 74)

Il soggetto del peccato

Articolo 1

Se la volontà possa essere sede del peccato

È necessario che la sede propria dell’atto peccaminoso sia la potenza che ne è il principio […]. Perciò il peccato ha come sede propria la volontà.

Articolo 2

Se soltanto la volontà sia la sede del peccato

Possono essere sede del peccato, oltre alla volontà, anche tutte le facoltà che la volontà può muovere ai loro atti, o ritrarre da essi.

Articolo 3

Se il peccato possa risiedere nella sensualità [cioè nell’appetito sensitivo]

Il peccato può risiedere nella sensualità.

Articolo 4

Se nella sensualità vi possa essere il peccato mortale

Il peccato mortale non può trovarsi nella sensualità [che non ordina al fine], ma solo nella ragione.

Articolo 5

Se il peccato possa trovarsi nella ragione

Il peccato può prodursi nella ragione sia nel suo atto proprio, sia in quanto dirige le altre potenze.

Articolo 6

Se il peccato di compiacenza o dilettazione morosa [indugio nel compiacimento], sia nella ragione

Quando la ragione sbaglia nel dirigere le passioni interiori, si dice che in essa c’è un peccato, come anche quando sbaglia nel dirigere gli atti esterni […]. E in questo senso si dice che il peccato di dilettazione morosa è nella ragione.

Articolo 7

Se il consenso all’atto peccaminoso sia nella ragione superiore

Acconsentire all’atto spetta propriamente [oltre che alla volontà] alla ragione superiore, mentre spetta alla ragione inferiore il giudizio preparatorio sulla compiacenza.

Articolo 8

Se acconsentire alla dilettazione morosa sia un peccato mortale

L’interesse o il piacere per il pensare in quanto tale non entra nel genere dei peccati mortali, ma talvolta è un peccato veniale, talvolta non è peccato in alcun modo.

Quando però chi pensa alla fornicazione gode dell’atto stesso che viene pensato, allora tale consenso al piacere di un peccato mortale è un peccato mortale.

Articolo 9

Se nella ragione superiore, in quanto essa regola le potenze inferiori, ci possano essere dei peccati veniali

Quando la ragione superiore acconsente all’atto del peccato veniale non si distacca dalle ragioni eterne. Quindi il suo peccato non è mortale, ma veniale.

Articolo 10

Se nella ragione superiore, considerata in se stessa, ci possa essere il peccato veniale

La ragione superiore pecca sempre mortalmente se gli atti delle potenze inferiori a cui essa acconsente sono peccati mortali […].

In rapporto al proprio oggetto essa può peccare venialmente nei moti improvvisi, e può anche peccare mortalmente col deliberato consenso.