Penitenza, potere delle chiavi (Spl 17-20)

Le chiavi della Chiesa

Articolo 1

Se nella Chiesa ci debbano essere delle chiavi

Ai ministri della Chiesa che sono i dispensatori dei sacramenti è stato dato il potere di rimuovere l’ostacolo del peccato, non per virtù propria, ma per la virtù di Dio e della passione di Cristo. E tale potere viene detto metaforicamente «chiave della Chiesa», che è la chiave del ministero.

Articolo 2

Se le chiavi consistano nel potere di legare e sciogliere

Nella suddetta definizione delle chiavi sono ricordati il genere, il soggetto, gli atti, l’oggetto e il modo.

Articolo 3

Se le chiavi siano due o una sola

Le chiavi sono due.

 

Gli effetti delle chiavi

Articolo 1

Se il potere delle chiavi si estenda alla remissione della colpa

La virtù delle chiavi compie la remissione della colpa, o perché esiste nel desiderio, o perché viene esercitata.

Articolo 2

Se il sacerdote possa rimettere la pena dovuta al peccato

Chi ha conseguito con la contrizione la remissione dei peccati quanto alla colpa, e quindi quanto al reato della pena eterna, che viene rimesso assieme alla colpa, riceve in forza delle chiavi, che traggono la loro efficacia dalla passione di Cristo, un aumento di grazia, e la remissione della pena temporale il cui debito o reato rimane dopo la remissione della colpa. Tale debito però non viene rimesso totalmente come nel battesimo, ma in parte.

Articolo 3

Se col potere delle chiavi il sacerdote possa legare

Il sacerdote non ha un potere sulla colpa che sia un legame […]. Sulla pena invece egli ha il potere di legare e di sciogliere.

Articolo 4

Se il sacerdote possa legare e sciogliere arbitrariamente

Le penitenze determinate nei canoni non si addicono a tutti i penitenti, ma devono essere variate secondo l’arbitrio del sacerdote regolato dall’ispirazione di Dio.

 

I ministri e l’uso del potere delle chiavi

Articolo 1

Se i sacerdoti dell’antica legge avessero il potere delle chiavi

Non avevano il potere delle chiavi, ma una sua prefigurazione.

Articolo 2

Se Cristo avesse il potere delle chiavi

In Cristo si deve porre il potere delle chiavi, anche se in modo diverso da quello in cui si trova nei ministri. Per cui si dice che egli ha «la chiave di eccellenza».

Articolo 3

Se soltanto i sacerdoti abbiano il potere delle chiavi

La «chiave dell’ordine» si riscontra solo nei sacerdoti […].

La «chiave della giurisdizione in foro esterno» possono averla anche quelli che non sono sacerdoti.

Articolo 4

Se gli uomini santi, anche se non sono sacerdoti, possano esercitare il potere delle chiavi

Nessuno, per quanta grazia abbia, può giungere a produrre l’effetto delle chiavi senza esservi applicato quale ministro dopo avere ricevuto l’ordine sacro.

Articolo 5

Se i cattivi sacerdoti possano esercitare il potere delle chiavi

Per quanto uno a motivo del peccato sia privato della grazia con la quale si ha la remissione dei peccati, in nessun modo [tuttavia] viene a perdere l’esercizio del potere delle chiavi.

Articolo 6

Se gli scismatici, gli eretici, gli scomunicati, i sospesi e i degradati possano esercitare il potere delle chiavi

In tutti i sacerdoti suddetti il potere delle chiavi rimane nella sua essenza, ma l’esercizio è impedito per la mancanza della materia [cioè dei sudditi].

 

Coloro su cui si può esercitare il potere delle chiavi

Articolo 1

Se il sacerdote possa esercitare il potere delle chiavi su qualsiasi uomo

Chi ha un potere universale su tutti può esercitare su tutti il potere delle chiavi, mentre quanti sotto di lui hanno ricevuto dei gradi distinti di potere delle chiavi, lo possono esercitare non su chiunque, ma solo su quelli che sono loro toccati in sorte; salvo i casi di necessità.

Articolo 2

Se il sacerdote possa sempre assolvere i propri sudditi

Un superiore può riservarsi dei casi in cui non lascia il giudizio all’inferiore. Diversamente qualsiasi sacerdote munito di giurisdizione è in grado di assolvere.

Articolo 3

Se si possa esercitare il potere delle chiavi sul proprio superiore

Colui che lo ha limitato può estenderlo a chi vuole. E così può concedere tale potere anche nei riguardi di se stesso, sebbene egli non lo possa esercitare su di sé.