Penitenza, ricupero dei meriti e delle virtù (III, 89)

Il ricupero delle virtù mediante la penitenza

Articolo 1

Se mediante la penitenza vengano restituite le virtù

Con la penitenza vengono restituite tutte le virtù.

Articolo 2

Se dopo la penitenza l‘uomo risorga nello stesso grado di virtù

Il penitente talora risorge con una grazia superiore alla precedente, talora con una grazia uguale, talora anche con una grazia inferiore. E lo stesso si dica delle virtù che accompagnano la grazia.

Articolo 3

Se la penitenza restituisca l‘uomo alla dignità precedente

C’è una dignità principale che è quella della grazia, e questa viene recuperata con la penitenza. C’è poi una dignità secondaria, che è l’innocenza, e questa il penitente non può ricuperarla. – Talora però egli ricupera qualcosa di più grande […].

Inoltre col peccato un uomo può perdere la sua dignità presso la Chiesa […], e questa è proibito riacquistarla in determinati casi. Primo, poiché alcuni non fanno penitenza […]. – Secondo, poiché alcuni ne fanno penitenza con poco impegno […]. – Terzo, nel caso che uno abbia commesso un peccato a cui è annessa qualche irregolarità […]. – Quarto, a motivo dello scandalo.

Articolo 4

Se gli atti virtuosi compiuti nella carità possano essere «mortificati»

Si dice che le opere compiute nella carità vengono «mortificate» dal peccato mortale successivo.

Articolo 5

Se le opere «mortificate» dal peccato reviviscano con la penitenza

Le opere «mortificate» reviviscono con la penitenza.

Articolo 6

Se le opere morte siano anch‘esse vivificate dalla penitenza successiva

Le opere dette morte perché causano la morte non vengono vivificate dalla penitenza, ma piuttosto eliminate […].

Le opere dette morte nel senso che mancano della vita spirituale che deriva dalla carità, è impossibile che diventino vive mediante la penitenza.