Piaceri, e temperanza (II-II, 141)

La temperanza

Articolo 1

Se la temperanza sia una virtù

La temperanza è una virtù.

Articolo 2

Se la temperanza sia una virtù specificamente distinta

Nel suo senso generico la temperanza non è una virtù speciale, ma generale […].

Se invece col termine temperanza si intende per antonomasia la disposizione a trattenere l’appetito dalle cose che più attraggono l’uomo, allora essa è una virtù speciale.

Articolo 3

Se la temperanza abbia per oggetto le concupiscenze e i piaceri

La temperanza, che implica moderazione, ha principalmente il compito di regolare le passioni che tendono ai beni sensibili, cioè le concupiscenze e i piaceri, e indirettamente quello di regolare le tristezze, o dolori, che derivano dall’assenza di questi piaceri.

Articolo 4

Se la temperanza abbia per oggetto solo le concupiscenze e i piaceri del tatto

La temperanza riguarda i piaceri del tatto.

Articolo 5

Se la temperanza abbia per oggetto i piaceri del gusto

La temperanza ha come oggetto principale il piacere del tatto […]. Invece i piaceri del gusto, dell’olfatto o della vista sono oggetti secondari della temperanza e dell’intemperanza […]. Siccome però il gusto è più vicino al tatto degli altri sensi, ne viene che la temperanza riguarda più il gusto che gli altri sensi.

Articolo 6

Se la regola della temperanza vada desunta in base alle necessità della vita presente

La temperanza prende le necessità di questa vita come regola nei piaceri di cui si serve: in modo da farne uso secondo quanto richiede la necessità della vita presente.

Articolo 7

Se la temperanza sia una virtù cardinale

La temperanza è una virtù principale, o cardinale.

Articolo 8

Se la temperanza sia la più grande delle virtù

La giustizia e la fortezza sono virtù superiori alla temperanza; sebbene siano ancora più importanti di esse la prudenza e le virtù teologali.