RISURREZIONE FINALE, in sé (4, 79-81)

(IV, 79) Per opera di Cristo ci sarà la risurrezione futura

A mostrare che ci dovrà essere la risurrezione, [oltre alle chiare affermazioni della Sacra Scrittura], aiuta anche con evidenza la ragione. Infatti: Nel Secondo Libro [c. 79] abbiamo dimostrato che le anime umane sono immortali. Esse quindi rimangono separate dai corpi [dopo la morte]. È chiaro però, altresì, in base a quanto detto nel medesimo libro [cc. 68 e 83], che l’anima è unita al corpo per natura, poiché secondo la sua essenza è la forma del corpo. Perciò è contro la natura dell’anima essere senza il corpo. Ora, niente che sia contro natura può essere perpetuo [cf. Aristotele, Il cielo e il mondo, 1, c. 2, n. 12]. Quindi l’anima non resterà perpetuamente senza il corpo. D’altra parte essa dura sempre; quindi dovrà ricongiungersi con il corpo: il che è risorgere. Perciò l’immortalità delle anime sembra esigere la futura risurrezione dei corpi. È naturale per l’uomo tendere alla felicità [cf. III, cc. 2 e 25]. Ora, la felicità costituisce l’ultima perfezione di chi è felice. Quindi chiunque manchi di qualcosa per la perfezione non ha ancora la perfetta felicità. D’altra parte l’anima separata dal corpo è in qualche modo imperfetta […]. E così l’uomo non può raggiungere la felicità se l’anima non si riunisce con il corpo; specialmente se si considera [cf. III, c. 48] che l’uomo non può raggiungere la felicità in questa vita. Come abbiamo spiegato [III, c. 140], a chi pecca è dovuto il castigo e a chi agisce bene il premio. Ora, nella vita presente gli uomini peccano o vivono rettamente [essendo] composti di anima e di corpo. Quindi il premio o il castigo è dovuto sia secondo l’anima che secondo il corpo [il che implica la risurrezione].

(IV, 80) Obiezioni contro la risurrezione

[n. 3]. Ciò che manca di continuità non può conservarsi numericamente identico […]. Ora, mediante la morte è chiaro che l’uomo perde il proprio essere […]. Quindi non si avrà l’identico individuo. [n. 6]. Ciò che è comune a tutti gli individui di una specie è naturale per tale specie. Ora, la risurrezione non è naturale. Perciò va esclusa la risurrezione universale di tutti gli individui.

(IV, 81) Soluzione delle precedenti obiezioni

[n. 3]. L’anima razionale trascende manifestamente la materia nel suo agire, poiché possiede un’attività, quella intellettiva, che si compie senza che vi partecipi un organo corporeo. Perciò anche il suo essere può sussistere indipendentemente dalla materia […], e il corpo, una volta restaurato nella risurrezione, riprende l’identico essere che era rimasto nell’anima. [n. 6]. La risurrezione è naturale rispetto al fine, in quanto è naturale per l’anima essere unita al corpo, ma non è naturale il suo principio attivo, che è la sola virtù divina.