Simulazione (II-II, 111)

La simulazione e l’ipocrisia

Articolo 1

Se la simulazione sia sempre un peccato

Qualunque simulazione è un peccato.

Articolo 2

Se l’ipocrisia si identifichi con la simulazione

L’ipocrisia è una simulazione; però non una simulazione qualsiasi, ma quella con cui uno assume le vesti di un’altra persona: come quando un peccatore fa la parte del giusto.

Articolo 3

Se l’ipocrisia si contrapponga alla veracità

È logico che direttamente essa si opponga alla veracità.

Articolo 4

Se l’ipocrisia sia sempre un peccato mortale

Se denominiamo ipocrita, secondo l’uso ordinario della Scrittura, colui che con la sua intenzione abbraccia queste due cose, cioè la rinunzia alla santità e la preoccupazione di apparire santo, allora è evidente che l’ipocrisia è un peccato mortale.

Se invece denominiamo ipocrita chi tenta di simulare la santità dalla quale viene meno a motivo del peccato mortale, allora, sebbene il peccato mortale lo privi della santità, tuttavia non sempre la simulazione stessa è un peccato mortale, ma talora è veniale.