SPIRAZIONE PASSIVA (in Dio)  (4, 15-25)

(IV, 15) L’esistenza in Dio dello Spirito Santo

La Sacra Scrittura non ci rivela soltanto che in Dio c’è il Padre e il Figlio, ma con essi enumera anche lo Spirito Santo.

(IV, 16) Ragioni che indussero alcuni a ritenere che lo Spirito Santo fosse una creatura

La missione, in colui che è mandato, implica inferiorità. Ora, lo Spirito Santo è mandato dal Padre e dal Figlio. Quindi … – La Sacra Scrittura, mentre al Padre in cose che spettano alla divinità associa il Figlio, non fa menzione dello Spirito Santo. – E così via.

(IV, 17) Lo Spirito Santo è vero Dio

A nessuno si può consacrare un tempio all’infuori che a Dio. Ora, l’Apostolo scrive [1 Cor 6,19]: «Non sapete che le vostre membra sono tempio dello Spirito Santo?». – La vita della grazia è data da Dio. Ora, in Gv 6,64 il Signore afferma: «È lo Spirito che dà la vita». – E vi sono molti altri testi.

(IV, 18) Lo Spirito Santo è una persona sussistente

Che lo Spirito Santo stia a indicare l’essenza del Padre e del Figlio, così da non distinguersi personalmente dall’uno e dall’altro, è incompatibile con gli insegnamenti della Scrittura. Si legge infatti in Gv 15,26 che lo Spirito Santo procede dal Padre, e in 16,14 che riceve dal Figlio, il che non può intendersi dell’essenza divina […]. Si deve quindi dire che lo Spirito Santo è una persona sussistente. Lo Spirito Santo non verrebbe enumerato accanto al Padre e al Figlio, che sono persone sussistenti e di natura divina, se non fosse egli stesso una persona sussistente di natura divina. Invece leggiamo in Mt 28,19: «Fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo». E in 2 Cor 13,13: «La grazia del Signore nostro Gesù Cristo, la carità di Dio e la comunione dello Spirito Santo sia con tutti voi».

(IV, 19) Come si devono intendere le affermazioni relative allo Spirito Santo

L’oggetto amato non è presente soltanto nell’intelletto di chi ama, ma anche nella sua volontà, come il termine del moto è presente nel principio movente. Avendo quindi dimostrato [I, c. 44] che Dio è un soggetto intelligente, in lui ci deve essere anche la volontà. E avendo spiegato [I, c. 45] che l’attività di Dio è la stessa essenza divina, e questa a sua volta è la sua volontà, ne viene che in Dio la volontà non esiste come potenza, o come abito, ma solo come atto. D’altra parte abbiamo anche visto che ogni atto di volontà è radicato nell’amore: dunque è necessario che in Dio ci sia l’amore […]. E poiché l’amato è presente nella volontà come per spingere e inclinare interiormente l’amante verso la cosa amata, e d’altra parte l’impulso interiore dei viventi spetta agli spiriti vitali, è giusto che Dio procedente come amore sia denominato Spirito. Per questo l’Apostolo allo spirito e all’amore attribuisce un certo impulso; scrive infatti [Rm 8,14]: «Tutti quelli che sono mossi dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio». E ancora [2 Cor 5,14]: «L’amore di Cristo ci spinge». Dato poi che ogni moto intellettivo prende nome dal suo termine, e l’amore suddetto è quello con cui Dio ama se stesso, è giusto che Dio procedente come amore venga denominato Spirito Santo: infatti le cose dedicate a Dio è consuetudine chiamarle sante.

(IV, 20) Gli effetti attribuiti dalla Sacra Scrittura allo Spirito Santo riguardo a tutto il creato

Abbiamo visto a suo tempo [I, c. 75] che la bontà di Dio è il motivo per cui egli vuole che esistano altre cose prodotte dalla sua volontà. Quindi l’amore con cui egli ama la propria bontà è la causa della creazione delle cose. Sal 103, 30: «Manda il tuo spirito e saranno creati». Anche il governo delle creature è concepito come un moto, in quanto Dio guida e muove le cose al loro fine. Se quindi l’impulso e la mozione spettano allo Spirito Santo a motivo dell’amore, è giusto che il governo e la propagazione degli esseri vengano attribuiti allo Spirito Santo. Gb 33, 4: «Lo Spirito del Signore mi ha fatto»; Sal 142,10: «Il tuo Spirito buono mi condurrà sulla via retta». E poiché governare i sudditi è l’atto proprio di chi è Signore, o padrone, giustamente allo Spirito Santo è attribuito questo nome. Infatti l’Apostolo scrive [2 Cor 3,17]: «Il Signore è lo Spirito». E nel Simbolo della fede è detto: «Credo nello Spirito Santo, che è Signore». Anche la vita poi si manifesta soprattutto nel moto. Se quindi a motivo dell’amore spettano allo Spirito Santo l’impulso e la mozione, giustamente gli si attribuisce anche la vita. Gv 6,64: «È lo Spirito che vivifica»; Ez 37,6: «Darò a voi lo Spirito, e vivrete». E nel Simbolo della fede professiamo di credere «nello Spirito Santo che è Signore e dà la vita». Ciò concorda anche col nome di Spirito: infatti anche la vita fisica degli animali si attua mediante lo spirito vitale, che dal principio della vita si diffonde nelle altre membra.

(IV, 21) Gli effetti attribuiti dalla Scrittura allo Spirito Santo riguardo alla creatura ragionevole in riferimento ai doni gratuiti di Dio 

Siccome per opera dello Spirito Santo diveniamo amatori di Dio, e d’altra parte poiché ogni amato, in quanto tale, è in colui che lo ama, è necessario che per opera dello Spirito Santo abitino in noi anche il Padre e il Figlio. Il Signore infatti afferma [Gv 14,23]: «Verremo a lui», cioè in chi ama Dio, «e prenderemo dimora presso di lui». E 1 Gv 3,24: «In questo sappiamo che [Dio] rimane in noi: dallo Spirito che ci ha dato». È chiaro poi che Dio ama particolarmente coloro che costituisce suoi amatori per mezzo dello Spirito Santo, poiché non potrebbe conferire un bene così grande se non per amore. Per cui in Pr 8,17 si dice in persona del Signore: «Io amo coloro che mi amano»; «non quasi che noi abbiamo amato Dio per primi», spiega san Giovanni [1 Gv 4,10], «ma perché lui per primo ci ha amati». Ora, ogni amato viene a essere in colui che lo ama. È quindi necessario che per opera dello Spirito Santo non solo Dio sia in noi, ma anche noi in Dio. Per cui si dice in 1 Gv 4,16: «Chi rimane nella carità rimane in Dio, e Dio in lui»; e ancora [v. 13]: «Da questo sappiamo che rimaniamo in lui, e lui in noi: perché ci ha resi partecipi del suo Spirito». Scaturisce inoltre dalla benevolenza che si arrivi ad adottare qualcuno come figlio, mettendolo a parte della propria eredità; è quindi logico attribuire allo Spirito Santo l’adozione dei figli di Dio, secondo quel testo di Rm 8,15: «Avete ricevuto lo Spirito di adozione dei figli, nel quale gridiamo: Abbà, Padre».

(IV, 22) Gli effetti attribuiti allo Spirito Santo in quanto muove le creature verso Dio

È proprio dell’amicizia godere della presenza dell’amico, come pure delle sue parole e delle sue opere, e trovare in lui la consolazione in tutti gli affanni; per questo nei momenti di tristezza ricorriamo soprattutto agli amici per esserne consolati. Perciò, siccome lo Spirito Santo ci rende amici di Dio e fa abitare Dio in noi e noi in Dio [cf. c. prec.], ne segue che per opera dello Spirito Santo otteniamo la grazia e la consolazione di Dio contro tutte le avversità e le lotte nel mondo. Di qui Sal 50,14: «Rendimi la gioia della tua salvezza, e per opera dello Spirito principale dammi conforto», e ancora Rm 14,17: «Il regno di Dio è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo»; At 9,13: «La Chiesa aveva pace e si edificava, camminando nel timore di Dio, ed era ripiena della consolazione dello Spirito Santo». Per questo il Signore chiama lo Spirito Santo Paraclito, cioè Consolatore [Gv 14,26]: «Ma il Paraclito, lo Spirito Santo» ecc. Parimenti è proprio dell’amicizia concordare con l’amico nelle cose che egli vuole. Ora, la volontà di Dio ci viene indicata mediante i suoi precetti. Compete quindi all’amore con cui amiamo Dio osservare i suoi comandamenti, come è detto in Gv 14,15: «Se mi amate, osservate i miei comandamenti». Quindi, siccome noi siamo resi amatori di Dio per opera dello Spirito Santo, è sempre per opera sua che siamo spinti ad adempiere i precetti di Dio, secondo le parole dell’Apostolo [Rm 8,14]: «Quanti sono mossi dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio».

(IV, 23) Soluzione delle argomentazioni riferite sopra contro la divinità dello Spirito Santo [c. 16]

Sopra abbiamo spiegato [c. 8] in che senso si dice che il figlio di Dio è mandato: cioè in quanto apparve agli uomini in una carne visibile, e quindi venne a essere nel mondo in una maniera nuova, cioè visibilmente […]. Ora, il Figlio ebbe dal Padre il compimento di quest’opera, e per questo si dice che fu mandato da lui. Allo stesso modo anche lo Spirito Santo apparve visibilmente «sotto forma di colomba» nel battesimo di Cristo [Mt 3,16], e «in lingue di fuoco» sopra gli Apostoli [At 2,3]. E così venne a essere nel mondo in una maniera nuova, cioè visibilmente. E questo lo ebbe dal Padre e dal Figlio: perciò si dice che è mandato dal Padre e dal Figlio. Ora, ciò dimostra in lui non una menomazione, ma una processione da altri. Così pure non esclude dalla divinità lo Spirito Santo il fatto che talora (dalla Scrittura) siano enumerati il Padre e il Figlio senza ricordare lo Spirito Santo; esattamente come non esclude dalla divinità il Figlio il fatto che talora viene nominato il Padre senza ricordare il Figlio […]. E d’altra parte dello Spirito Santo si dice: «I segreti di Dio nessuno li conosce all’infuori dello Spirito di Dio»; tuttavia è certo che da questa conoscenza non sono esclusi né il Padre né il Figlio.

(IV, 24) Lo Spirito Santo procede (anche) dal Figlio

Sta scritto [Gv 15,26] «Quando verrà il Paraclito, che io vi manderò dal Padre …». Ora, colui che manda deve avere una certa autorità su chi è mandato. Dunque bisogna dire che il Figlio ha una certa autorità sullo Spirito Santo, che non può essere autorità di dominio o di superiorità, ma solo secondo l’origine. Dunque lo Spirito Santo procede dal Figlio. In Gv 16,14 il Figlio afferma dello Spirito Santo: «Egli mi glorificherà, poiché prenderà del mio». Ora, non è possibile affermare che egli prenderà quanto è proprio del Figlio, p. es. l’essenza divina che il Figlio riceve dal Padre, senza riceverla dal Figlio […]. Perciò lo Spirito Santo, come riceve dal Padre ciò che è del Padre, così riceve dal Figlio ciò che è del Figlio. [E così procede anche dal Figlio].

(IV, 25) Le argomentazioni di quanti escludono che lo Spirito Santo proceda dal Figlio e loro soluzione

Essi rilevano che il Signore, parlando della processione dello Spirito Santo, nel dire che procede dal Padre non fa nessuna menzione del Figlio [cf. Gv 15,26]: «Lo Spirito della verità che procede dal Padre». Ma l’argomentazione è del tutto irrilevante. Il Signore infatti è solito riferire ogni cosa al Padre, dal quale deriva tutto ciò che egli stesso possiede, come quando afferma [Gv 7,16]: «La mia dottrina non è mia, ma del Padre che mi ha mandato». E si riscontrano nelle parole del Signore molte affermazioni di questo genere, per fare risaltare nel Padre l’autorità, o dignità del principio. – E tuttavia nella frase in discussione egli non tacque del tutto di essere lui stesso principio dello Spirito Santo, chiamandolo «Spirito della verità», mentre in precedenza [14,6] aveva detto di essere egli stesso «la Verità». Dicono ancora che lo Spirito Santo, essendo semplice, non può derivare da due persone; e che lo Spirito Santo, se procede perfettamente dal Padre, non procede dal Figlio; e altre ragioni del genere, che facilmente possono essere risolte anche da chi è poco esperto in teologia. Infatti il Padre e il Figlio sono un unico principio dello Spirito Santo, per l’unità della virtù divina, e producono lo Spirito Santo con un’unica produzione, allo stesso modo in cui le tre persone sono un unico principio del creato, e lo producono con un unico atto [creativo].