Superstizione, in specie (II-II, 93)

La superstizione nel culto del vero Dio

Articolo 1

Se nel culto del vero Dio ci possa essere qualcosa di condannabile

È una menzogna esprimere con segni esterni il contrario della verità […]. Ora, ciò può capitare per la discrepanza tra l’atto di culto e la realtà da esso significata. Ed è così che risulta condannabile nel tempo della nuova legge, quando ormai i misteri di Cristo si sono compiuti, l’uso delle cerimonie dell’antica legge.

Secondo, nel culto esterno la falsità può dipendere dalle disposizioni di chi lo esercita […]. Così incorre nel peccato di falsità chi a nome della Chiesa offre a Dio un culto contrastante con le forme stabilite dalla Chiesa stessa con l’autorità di Dio, e in essa consuete.

Articolo 2

Se nel culto divino ci possa essere qualcosa di superfluo

In assoluto non ci può essere del superfluo nel culto divino […].

Se però interviene qualcosa che di per sé esula dalla gloria di Dio, o non serve a condurre l’anima a Dio, o a frenare moderatamente le concupiscenze della carne; oppure che sia estraneo alle leggi di Dio e della Chiesa, o contrario alla consuetudine comune […], tutto ciò è da ritenersi superfluo e superstizioso.