TRASMISSIONE (della natura umana)  (2, 83-89)

(II, 83) L’anima umana ha inizio con il corpo

Dato che le cose che hanno inizio hanno pure una fine della loro esistenza, ad alcuni potrebbe sembrare che, non avendo l’anima un termine della propria esistenza, non abbia avuto nemmeno un inizio. E cercano di provarlo […]. Dobbiamo dunque procedere contro le opinioni di quanti ritengono sì che le anime siano molteplici, e tuttavia affermano che sono esistite prima dei corpi, o da sempre o dall’inizio del mondo. Ogni parte separata dal tutto è imperfetta […]. Ora l’anima, mentre esiste senza il corpo, è imperfetta. D’altra parte nell’ordine degli esseri naturali il perfetto è prima dell’imperfetto. Dunque non era nell’ordine naturale che l’anima fosse creata prima senza il corpo, piuttosto che unita al corpo. L’anima umana o ha bisogno o non ha bisogno dei sensi […]. Se, come è vero, ne ha bisogno, e la natura non fa mancare a nessuno quanto è necessario per esercitare la propria attività […], ne viene che l’anima umana non sarebbe stata creata senza le necessarie attrezzature dei sensi. Il fine ultimo di ogni cosa è ciò a cui essa cerca di giungere con le sue attività. Ora, con le sue attività ordinate e rette, l’uomo cerca di raggiungere la contemplazione della verità, e quindi è per questo che l’anima è unita al corpo, costituendo l’uomo. Ciò che noi acquistiamo mediante i sensi non poteva trovarsi nell’anima prima del corpo. Ora, la stessa conoscenza dei primi principi viene causata in noi dalle realtà sensibili: se infatti con i sensi non avessimo percepito un tutto, non potremmo intendere che «il tutto è maggiore della parte». Dunque nell’anima, prima dell’unione con il corpo, non ci sarebbe stata neppure la conoscenza dei primi principi. Molto meno quindi quella delle altre cose. La virtù di ciò che muove deve essere proporzionata a ciò che è mosso. Infatti non qualsiasi virtù muove qualsiasi mobile. Ora l’anima, anche se non fosse la forma del corpo, tuttavia non si può negare che sia il suo motore. Bisogna quindi che la distinzione delle anime sia secondo la distinzione dei corpi.

(II, 84) Soluzione delle argomentazioni premesse a favore della preesistenza delle anime

Dal fatto che l’anima ha la capacità di esistere sempre non si può concludere che è sempre esistita, ma che esisterà sempre. Dal fatto che la verità conosciuta è eterna quanto alle cose conosciute segue che sono eterni gli oggetti conosciuti, non già il soggetto intelligente. Se invece la verità conosciuta è eterna quanto a ciò di cui ci serviamo per intendere, segue che è eterna l’anima che intende. Ora, la verità da noi intellettualmente conosciuta non è eterna in questo secondo modo, ma nel primo […]. Perciò non si può concludere che l’anima è eterna, ma che le verità così conosciute si fondano su qualcosa di eterno. La perfezione dell’universo va considerata in rapporto alle specie, non agli individui: poiché all’universo si aggiungono di continuo molti individui delle specie già esistenti. Ora, le anime umane si distinguono non secondo la specie, ma secondo il numero [cf. c. 81]. Quindi non si oppone alla perfezione dell’universo il fatto che vengano create nuove anime. Nella Scrittura (Gen 2,2) si afferma simultaneamente che «Dio compì tutte le sue opere» e «si riposò da tutte le opere che aveva fatto». Ora, ciò va inteso come cessazione dal creare nuove specie, non già nuovi individui, di cui in precedenza sono esistiti esemplari della stessa specie. Perciò, essendo le anime umane di un’unica specie, come anche tutti gli uomini, non è incompatibile con il suddetto riposo il fatto che Dio crei ogni giorno nuove anime.

(II, 85) L’anima non è della sostanza di Dio

Sopra [I, c. 15] si è mostrato che la sostanza divina è eterna, senza che in essa si produca qualcosa di nuovo. Le anime umane invece non esistevano prima dei corpi [cf. cc. 83 ss.]. Quindi l’anima non può essere della sostanza di Dio. Ciò di cui viene fatto qualcosa, in qualche modo muta. Ora, Dio è del tutto immutabile [cf. I, c. 10]. Non è dunque possibile che qualcosa sia fatto di lui.

(II, 86) L’anima umana non si trasmette col seme

La trasmissione del seme è ordinata alla generazione del corpo. Quindi l’anima nutritiva e sensitiva comincia a esistere mediante la trasmissione del seme; non così invece l’anima intellettiva. Qualsiasi forma che venga all’essere mediante la trasmutazione della materia è una forma edotta dalla potenza della materia […]. Ora, l’anima intellettiva non può essere edotta dalla potenza della materia [cf. c. 78]. Quindi neppure mediante l’influsso della virtù che risiede nel seme.

(II, 87) L’anima umana è prodotta da Dio per creazione

L’anima umana, non essendo composta di materia, non può essere prodotta da una materia preesistente. È necessario quindi che venga prodotta dal nulla, ossia che venga creata. Perciò, essendo la creazione opera propria di Dio [cf. c. 21], ne viene che essa è creata immediatamente solo da Dio […]. Ciò sembra essere accennato anche dalla Sacra Scrittura [Gen 1]. Parlando infatti della produzione degli altri animali, essa attribuisce ad altre cause le loro anime, dicendo: «Producano le acque rettili animati e viventi». Venendo però all’uomo mostra che la sua anima è creata da Dio dicendo: «Dio formò l’uomo col fango della terra, e gli soffiò sul volto un alito di vita» (Gen 2,7). Viene così escluso l’errore di quanti dicevano che le anime sono create dagli angeli.

(II, 88) Ragioni per provare che l’anima umana è causata dal seme

L’anima sensitiva dell’uomo deriva, come quella degli altri animali, dalla virtù esistente nel seme. Ora, nell’uomo l’anima sensitiva si identifica sostanzialmente con l’anima intellettiva [cf. c. 58]. Sembra quindi che l’anima intellettiva venga prodotta dalla virtù del seme. È necessario che un’unica azione di un’unica causa agente abbia come termine l’essere sia dell’anima che del corpo. Ora, si sa che il corpo viene prodotto mediante l’esercizio della virtù del seme. Quindi da esso, e non da un agente separato, deriva anche l’anima, che ne è la forma.

(II, 89) Soluzione delle argomentazioni precedenti

Sebbene le anime sensitive dell’uomo e dell’animale bruto convergano nel genere, differiscono però nella specie, come gli esseri di cui sono le forme: poiché come quell’animale che è l’uomo differisce specificamente dagli altri animali per il fatto che è ragionevole, così l’anima sensitiva dell’uomo differisce specificamente dall’anima sensitiva dell’animale bruto per il fatto che è intellettiva […]. E così non può derivare dalla virtù del seme. Il corpo umano viene formato simultaneamente dalla virtù di Dio, quale agente primo e principale, e dalla virtù del seme, in qualità di causa seconda; ma l’azione di Dio produce l’anima umana, che la virtù del seme non è in grado di produrre, pur disponendo alla sua ricezione.