Umiltà (II-II, 161)

L’umiltà

Articolo 1

Se l’umiltà sia una virtù

L’umiltà è una virtù.

Articolo 2

Se l’umiltà riguardi la sfera degli appetiti

L’umiltà tende propriamente a moderare i moti della volontà.

Articolo 3

Se l’uomo per umiltà debba mettersi al disotto di tutti

Ciascun uomo, secondo ciò che gli appartiene, deve mettersi al disotto di qualsiasi altra persona rispetto ai doni di Dio che sono in essa.

L’umiltà però non richiede che uno metta i doni che egli stesso ha ricevuto al disotto dei doni di Dio che scorge in [qualsiasi] altro […]. Quindi, senza pregiudizio per l’umiltà, si possono preferire i doni ricevuti da noi a quelli che ci risultano conferiti ad altri.

Parimenti, l’umiltà non esige che uno metta sé stesso, quanto a ciò che è suo, al disotto di ciò che è umano nel prossimo […].

Tuttavia uno può pensare che nel prossimo c’è del bene che egli non ha, oppure che in se stesso c’è del male che non si trova negli altri: e così può sempre mettersi al disotto del prossimo.

Articolo 4

Se l’umiltà sia tra le parti della modestia, e quindi della temperanza

Fra le altre parti della temperanza, l’umiltà rientra esattamente nella modestia.

Articolo 5

Se l’umiltà sia la più grande delle virtù

Dopo le virtù teologali e le virtù intellettuali che riguardano la ragione stessa, e dopo la giustizia, specialmente legale, la virtù più importante è l’umiltà.

Articolo 6

Se i dodici gradi dell’umiltà posti nella Regola di san Benedetto siano giustificati

Essi sono pienamente giustificati, come cercheremo di spiegare.