Uomo, potenze dell’anima (I, 77-83)

Le potenze dell’anima in generale

Articolo 1

Se l’essenza dell’anima si identifichi con le sue potenze o facoltà

Non è possibile ammettere che l’essenza dell’anima si identifichi con le sue potenze.

Articolo 2

Se le potenze dell’anima siano più di una

È necessario ammettere nell’anima una pluralità di potenze.

Articolo 3

Se le potenze si distinguano in base agli atti e agli oggetti

È necessario che le potenze siano distinte fra loro secondo gli atti e gli oggetti a cui sono essenzialmente ordinate.

Articolo 4

Se vi sia una gerarchia fra le potenze dell’anima

È necessario che vi sia una gerarchia perché ci sia un ordine tra le varie potenze.

Articolo 5

Se l’anima sia il soggetto di tutte le sue potenze

La sola anima è il soggetto delle attività spirituali (intendere e volere), mentre il composto umano è il soggetto delle attività sensitive e vegetative.

Articolo 6

Se le potenze dell’anima emanino dalla sua essenza

Tutte le potenze dell’anima, sia che la loro sede si trovi nella sola anima, sia che si trovi nel composto, emanano dall’essenza dell’anima come dal loro principio.

Articolo 7

Se nell’anima una potenza abbia origine da un’altra

Vi sono delle potenze che derivano dall’essenza dell’anima mediante altre potenze […]. Le potenze dell’anima che hanno una priorità di perfezione e di natura sono principi delle altre sia come cause finali, sia come cause efficienti […]. – Se però consideriamo la ricettività troviamo, al contrario, che le potenze più imperfette hanno una priorità rispetto alle altre.

Articolo 8

Se dopo la separazione dal corpo rimangano nell’anima tutte le sue potenze

L’intelletto e la volontà hanno esclusivamente nell’anima il loro soggetto, e quindi devono necessariamente sussistere nell’anima anche dopo la dissoluzione del corpo. Le potenze della parte sensitiva e vegetativa invece hanno la loro sede nel composto umano […], quindi non rimangono in atto dopo la distruzione del composto, ma restano nell’anima solo virtualmente, come nella loro causa e radice.

 

Le potenze dell’anima in particolare

Articolo 1

Se si debbano distinguere cinque generi di potenze dell’anima

Cinque sono i generi di potenze dell’anima (vegetativa, sensitiva, appetitiva, locomotiva e intellettiva). Si parla invece di tre anime e di quattro forme di vita.

Articolo 2

Se sia giusto assegnare come parti della vegetativa le facoltà di nutrizione, crescita e generazione

Sono tra le potenze della parte vegetativa: la potenza generativa, la potenza accrescitiva e la potenza nutritiva.

Articolo 3

Se sia esatto distinguere cinque sensi esterni

L’oggetto esterno, che è la causa della trasmutazione dei sensi, è propriamente ciò che viene percepito dal senso, e secondo le sue differenze si distinguono tra loro le potenze sensitive.

Articolo 4

Se sia esatta la numerazione dei sensi interni

Non è necessario porre se non quattro facoltà interne nella parte sensitiva, cioè il senso comune, l’immaginativa, l’estimativa e la memoria.

 

Le potenze intellettive

Articolo 1

Se l’intelletto sia una facoltà dell’anima

Solo in Dio l’intelletto si identifica con l’essenza, mentre nelle creature intellettuali l’intelletto è una certa potenza dell’essere intelligente.

Articolo 2

Se l’intelletto sia una potenza passiva

Il nostro intendere è un certo patire, nel senso che passa dalla potenza all’atto. Perciò l’intelletto è una potenza passiva.

Articolo 3

Se sia necessario ammettere un intelletto agente

È necessario ammettere nell’intelletto una potenza capace di rendere intelligibili in atto gli oggetti mediante l’astrazione delle forme dalle loro condizioni materiali. E questa potenza è l’intelletto agente.

Articolo 4

Se l’intelletto agente faccia parte dell’anima

L’intelletto agente di cui parla il Filosofo [cioè Aristotele], fa parte dell’anima.

Articolo 5

Se l’intelletto agente sia uno solo per tutti

Se l’intelletto agente fa parte dell’anima come una sua facoltà, è necessario concludere che gli intelletti agenti sono tanti quante sono le anime.

Articolo 6

Se nella parte intellettiva dell’anima ci sia la memoria

Se per memoria intendiamo la sola capacità di conservare le specie intenzionali, bisogna concludere che essa si trova anche nella parte intellettiva.

Se invece si riconduce il concetto di memoria alla facoltà che ha per oggetto il passato in quanto passato, allora la memoria non esiste nella parte intellettiva, ma solo in quella sensitiva. Infatti il passato in quanto passato partecipa la condizione dei singolari.

Articolo 7

Se la memoria intellettiva sia una potenza distinta dall’intelletto

Nell’intelletto non ci può essere altra distinzione di potenze se non quella tra l’intelletto possibile e l’intelletto agente. È chiaro perciò che la memoria non è una potenza distinta dall’intelletto.

Articolo 8

Se la ragione sia una potenza distinta dall’intelletto

Non è possibile che la ragione e l’intelletto siano nell’uomo due potenze distinte.

Articolo 9

Se la ragione superiore e quella inferiore siano potenze distinte

La ragione superiore e quella inferiore non sono che un’unica e identica potenza. Si distinguono però, secondo sant’Agostino, per le funzioni dei loro atti e in base ai loro diversi abiti.

Articolo 10

Se l’intelligenza sia una potenza distinta dall’intelletto

L’intelligenza non si distingue dall’intelletto come una potenza da una potenza, ma come un atto dalla sua facoltà.

Articolo 11

Se l’intelletto speculativo e quello pratico siano potenze distinte

L’intelletto speculativo e quello pratico non sono due potenze distinte.

Articolo 12

Se la sinderesi sia una potenza speciale, distinta dalle altre

La sinderesi non è una potenza, ma un abito naturale.

Articolo 13

Se la coscienza sia una facoltà

Propriamente parlando, la coscienza non è una facoltà, ma un atto.

 

Le potenze appetitive in generale

Articolo 1

Se l’appetito sia una potenza speciale dell’anima

È necessario ammettere nell’anima una potenza appetitiva.

Articolo 2

Se l’appetito sensitivo e quello intellettivo siano potenze distinte

È necessario affermare che l’appetito intellettivo è una potenza distinta da quella sensitiva.

 

La sensualità

Articolo 1

Se la sensualità sia una facoltà soltanto appetitiva

Il termine sensualità non è altro che il nome dell’appetito sensitivo.

Articolo 2

Se l’appetito sensitivo si divida in irascibile e concupiscibile come in due potenze distinte

L’appetito sensitivo in quanto genere è una facoltà unica chiamata sensualità, ma si divide in due potenze che sono le sue specie, cioè nell’irascibile e nel concupiscibile.

Ad esse corrispondono due inclinazioni distinte, che non si possono ricondurre a un unico principio.

Articolo 3

Se l’irascibile e il concupiscibile obbediscano alla ragione

L’irascibile e il concupiscibile obbediscono in due modi alla parte superiore, nella quale si trovano l’intelletto, o ragione, e la volontà: primo, relativamente alla ragione; secondo, relativamente alla volontà.

 

La volontà

Articolo 1

Se la volontà appetisca per necessità qualcosa

La necessità di coazione ripugna del tutto alla volontà […]. La necessità del fine non ripugna alla volontà quando il fine non è raggiungibile che in un solo modo […]. Similmente anche la necessità naturale non ripugna alla volontà.

Articolo 2

Se la volontà voglia per necessità tutto ciò che vuole

La volontà non vuole necessariamente tutto ciò che vuole.

Articolo 3

Se la volontà sia una potenza superiore all’intelletto

Se l’intelletto e la volontà sono considerati in se stessi, allora risulta superiore l’intelletto.

Se però sono considerati in modo relativo e comparativo, allora accade che talora la volontà sia più alta dell’intelletto.

Articolo 4

Se la volontà muova l’intelletto

A modo di fine è l’intelletto che muove la volontà.

A modo di causa agente la volontà muove l’intelletto e tutte le potenze dell’anima.

Articolo 5

Se nell’appetito superiore si debbano distinguere l’irascibile e il concupiscibile

Essendo la volontà un appetito intellettivo, essa non comporta una pluralità di potenze appetitive diverse, così da ammettere la distinzione tra irascibile e concupiscibile: come anche nell’intelletto non c’è una pluralità di facoltà conoscitive nonostante la molteplicità di quelle sensitive.

 

Il libero arbitrio

Articolo 1

Se l’uomo possieda il libero arbitrio

È necessario che l’uomo possieda il libero arbitrio per il fatto che è razionale.

Articolo 2

Se il libero arbitrio sia una potenza

Non è possibile che sia un abito. – Rimane quindi che sia una potenza.

Articolo 3

Se il libero arbitrio sia una potenza appetitiva

Il libero arbitrio non è una potenza appetitiva.

Articolo 4

Se il libero arbitrio sia una potenza distinta dalla volontà

La volontà e il libero arbitrio non sono due potenze, ma una sola.